Da Nino Rocca
Dopo un lungo e faticoso viaggio arriviamo con Alberto a Kigali, capitale del Rwanda. Paese tristemente famoso per il genocidio del ’94, il Rwanda è un paese della grandezza della Sicilia 27.000 kmq.
Compito della missione era quello di prendere contatto con qualche partner per preparare un progetto sui bambini di strada.
Il nostro primo contatto è avvenuto con la “Commissione Nazionale di riconciliazione”. Tale commissione governativa è preposta ad attivare progetti per favorire la conciliazione nel paese. Dopo tale visita, la Commissione Nazionale di Conciliazione ha consigliato l’incontro con un’altra Commissione che si occupa del recupero dei bambini di strada. Poiché erano già fissati dei successivi appuntamenti in Burundi, non è stato possibile incontrare tale Commissione, quindi questo sarà l’obiettivo principale della prossima missione in Ruanda.
Il Rwanda, dopo l’orribile genocidio del 6 aprile 1994, ha cominciato un cammino di ricostruzione del paese soprattutto per risanare la dolorosissima ferita del genocidio in cui furono selvaggiamente uccisi uomini, donne, bambini sia Tutsi che Hutu moderati, etnie in effetti inesistenti ma frutto della divisione operata dai belgi su base economica (chi aveva più di 5 vacche era ritenuto Tutsi, chi ne aveva meno di 5 era ritenuto Hutu).
Il primo provvedimento che fu preso dal governo di Kagame, attuale Presidente della Repubblica del Rwanda, fu di eliminare sulla carta di identità questa falsa e orribile distinzione etnica.
Dal 1994 ad oggi il paese ha fatto passi da gigante sul piano economico, sociale, politico e delle infrastrutture. Kigali si presenta ai visitatori una città ben ordinata, pulita, organizzata, una città che non ha nulla da invidiare ad una città svizzera.
Obiettivo prioritario del governo è la conciliazione, attraverso un’oculata politica sociale che consente di recuperare le fasce sociali più deboli e più povere attraverso i lavori socialmente utili affidati a cooperative sociali di uomini e di donne, attraverso il recupero dei bambini di strada e degli orfani con dei progetti di recupero, favorendo l’ingresso di ONG internazionali che operano in questo settore.
Kigali è un cantiere aperto con molti edifici in costruzioni e molte opere pubbliche finanziate dall’Unione Europea o da altri paesi occidentali e orientali, in primo luogo Cina e Giappone. Ma i rwandesi non hanno dimenticato il genocidio ed è per questo che hanno curato i memoriali del genocidio nei luoghi in cui la morte è stata più feroce e bestiale.
La riconciliazione passa dalla giustizia e dalla pace.
É interessante il tribunale popolare della Macaca (tribunali popolari ruandesi) che, riesumando la giustizia tradizionale, affida ad un giudice popolare nominato dal governo, il processo agli imputati di reati minori legati al genocidio, il giudice presiede un tribunale popolare composto da membri del villaggio di appartenenza dell’imputato.
(Il tribunale della Macaca è un organo giurisdizionale che si rifa alle tradizionali assemblee di villaggio e può giudicare solo gli esecutori materiali dei massacri ma non i “pianificatori” del genocidio, né gli stupratori, che sono giudicati dalle corti “classiche” sotto giurisdizione del tribunale dell’Onu).
Dopo tre giorni di visita alla città di Kigali, lasciamo il Rwanda e facciamo tappa a Bujumbura capitale del Burundi, confinante con il Rwanda.
Il Burundi ha quasi la stessa estensione del Rwanda ma versa in condizioni più precarie sia economicamente sia per quanto riguarda la sicurezza. Le tensioni in Burundi, tra Tutsi e Hutu non sono terminate, nonostante le recenti elezioni compiute alla presenza degli osservatori internazionali dell’ONU e delle ONG nazionali e internazionali.
Il Burundi rispetto al Rwanda ha fatto una scelta diversa rispetta alle presunte etnie. Esso ha lasciato alterate le presunte etnie che si sono trasformate in partiti politici. Anche a Bujumbura abbiamo cercato di metterci in contatto con una ONG locale che opera a favore dei bambini di strada. Tramite dei boy scout, incontrati occasionalmente, siamo riusciti ad avere l’indirizzo di una ONG locale che opera da tempo con i bambini di strada e che ha messo su una struttura di accoglienza e di formazione di buon livello. Durante l’incontro l’ONG ha proposto al CISS di collaborare ad una parte del progetto di recupero dei bambini di strada, su cui loro stanno già lavorando.
Lasciamo dopo tre giorni Bujumbura e ci dirigiamo verso il confinante stato della Repubblica Democratica del Congo (80 volte più grande del Burundi), alla volta di Bukavu.
Varcato il confine burundese sembra tornare indietro nel tempo di parecchi secoli. Non ci sono più strade asfaltate, le condizioni economiche sono disastrose e le infrastrutture inesistenti.
Percorriamo 60 km di strada a 20 km orari, passando da un villaggio all’altro in un paesaggio meraviglioso degno del Trentino Alto Adige. Montagne, colline, cascate, fiumi ci si presentano alla vista in un panorama superbo. Dopo un viaggio bello, ma faticoso per le condizioni della strada, arriviamo a Bukavu, capoluogo della provincia del sud Kivu.
A Bukavu le poche strade esistenti sono malmesse, mentre i 4 comuni della città con i suoi quartieri sono in condizioni disastrose. Ciononostante la situazione politica, dopo le elezioni di settembre 2006, alla presenza degli osservatori internazionali dell’ONU, dell’Unione Europea e delle ONG internazionali, ha restituito al paese una maggiore sicurezza e una, sia pure debole pace.
Ci sono ancora dei conflitti soprattutto alla periferia della città, ma la situazione è decisamente migliorata.
Incontriamo a Bukavu l’associazione dei pigmei Programme d’intègration et de dèveloppement du peuple pygmée au sud-Kivu, nostro partner, con la quale esaminiamo il corso del progetto in via di realizzazione.




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