Il 12 luglio 2006, il rapimento di due soldati delle Israel Defence Forces da parte del gruppo radical sciita Hezbollah ha scatenato un’offensiva militare Israeliana contro il Libano, diretta a neutralizzare gli Hezbollah.
I bombardamenti israeliani hanno colpito infrastrutture civili, l’aeroporto di Beirut, i porti, le vie di collegamento terrestre, i quartieri della periferia meridionale di Beirut e diversi villaggi, provocando centinaia di vittime civili.
Hezbollah ha risposto all’offensiva con lanci di ordigni contro obiettivi militari e civili nel nord di Israele.
L’11 agosto 2006 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità la Risoluzione 1701, chiedendo l’immediata cessazione delle ostilità tra Israele e Hezbollah, il ritiro delle truppe israeliane dal Libano meridionale, in concomitanza con lo schierarsi nella zona delle truppe regolari libanesi e dell’United Nation Interim Force in Lebanon (Unifil), la creazione di una zona cuscinetto “libera da ogni personale armato che non sia quello delle Nazioni Unite e delle forze armate regolari libanesi” per dodici miglia tra la frontiera israelo-libanese e il fiume Litani.
Il 14 agosto 2006 il governo libanese ha avviato il dispiegamento delle proprie forze armate lungo il confine meridionale. Il 25 agosto 2006 il vertice europeo di Bruxelles ha stabilito l’invio di circa 7.000 militari europei, del quale fa parte anche un contingente di militari italiani, tuttora presenti nel territorio libanese.
La tregua, sancita con una risoluzione dell’Onu, pone fine alle ostilità senza che Israele abbia raggiunto gli obiettivo di indebolire gli Hezbollah libanesi e di riportare a casa i soldati rapiti.
Questa è la cronaca sintetica di una violenza esplosa nell’estate 2006, che ha avuto conseguenze tremende… il conflitto durato 34 giorni è costato la vita a 41 civili e 117 militari israeliani, 1200 libanesi, mentre 4000 missili e razzi Hezbollah sono piovuti sulle popolazioni del nord di Israele rinchiuse nei rifugi sotterranei.
Quando nasce il gruppo radical sciita Hezbollah?
Israele invase il Libano nel 1982. L’operazione chiamata “Pace in Galilea”, guidata dal generale Ariel Sharon, aveva lo scopo di cancellare definitivamente la resistenza palestinese in Libano.
I miliziani palestinesi si erano riorganizzati dopo la cacciata dei vertici dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina dalla Giordania e avevano creato il loro quartiere generale nella zona meridionale del Libano, dove 300.000 palestinesi sfuggiti alla guerra del 1967 vivevano in campi profughi.
L’operazione israeliana prevedeva ufficialmente la creazione di una fascia di sicurezza di 40 km per poter tenere al sicuro il nord del paese da attacchi. Ma a fine giugno gli israeliani invasero il Libano.
Un gruppo di sciiti guidato dal leader politico e spirituale Hassan Nasrallah organizzò una milizia armata con lo scopo di resistere all’invasione e di cacciare indietro le truppe d’Israele. Si tratta degli Hezbollah (il partito di Dio), movimento islamico appoggiato e finanziato da Iran e Siria. Il gruppo, consolidandosi sempre più, finisce per controllare in pochi mesi il Libano meridionale.
Nel 1985 Israele si ritira dal Libano restando solo in una “fascia di sicurezza” che libererà nell’anno 2000. Circa 15.000 persone morirono nell’invasione israeliana del Libano. Nonostante il ritiro di Israele dal Libano nel maggio 2000, resta contesa la zona delle fattorie di Sheba’a (nel sud del Libano, a ridosso della frontiera israeliana) e continuano gli scontri tra Hezbollah e l’esercito israeliano, che spesso compiva azioni di rappresaglia in territorio libanese.
La crisi è di nuovo esplosa nell’estate 2006, come narrato precedentemente, ed è ritornato lo stato di guerriglia tra i miliziani e l’esercito israeliano.
I recentissimi scontri nei campi profughi palestinesi a Tripoli
dal 20 maggio 2007 ad oggi
20 maggio
Scoppiano scontri a fuoco tra forze dell’esercito libanese e miliziani sunniti di Fatah Al Islam, un gruppo islamico ritenuto vicino ad Al Qaeda nato lo scorso anno da una scissione con Fatah al-Intifada, uno dei gruppi armati della galassia dei profughi palestinesi in Libano. La violenze sono iniziate mentre le forze di sicurezza conducevano rastrellamenti a Tripoli. Tra le case perquisite quella dove erano raccolti alcuni miliziani che hanno aperto il fuoco contro l’esercito. Lo scontro si è poi spostato verso il campo profughi di Nahr al Bared, dove Fatah al-Islam ha la sua base, che ospita 40.000 palestinesi. Le vittime sono state ventidue: 13 soldati dell’esercito libanese, gli altri miliziani palestinesi di Fatah al Islam e civili.
21 maggio
Continuano gli scontri nel campo profughi palestinese di Nahr el-Bared. I combattimenti tra l’esercito e il gruppo militante Fatah al-Islam hanno provocato finora 57 morti. L’esercito bombarda le posizioni dei militanti all’interno del campo profughi, senza però entrarvi, come stabilito da un accordo del 1969 che vieta alle Forze Armate di entrare nei quindici campi profughi del Paese.
22 maggio
L’esercito libanese bombarda, per il terzo giorno consecutivo, il campo profughi di Nahr al Bared. Fonti interne al campo hanno lanciato un appello per una tregua, necessaria per soccorrere i feriti e rimuovere i corpi dalle strade. Le vittime dei combattimenti sono più di 100.
29 maggio
Il gruppo militante islamista Fatah al Islam ha dichiarato che si rifiuta di consegnare i suoi esponenti alle autorità libanesi, in risposta le forze libanesi hanno chiuso il campo di rifugiati palestinesi di Nahr al-Bared, per isolare i combattenti. Intanto è in corso un cessate il fuoco che durerà 24 ore, per consentire agli aiuti umanitari di arrivare al campo profughi.
31 maggio
Riprendono gli scontri presso il campo profughi palestinese di Nahr al Bared, 3 soldati libanesi sono rimasti feriti e 8 membri del gruppo Fatah al-Islam sono rimasti uccisi.
1 giugno
Nuovi combattimenti tra l’esercito libanese e militanti islamici di Fatah al-Islam, nei campi profughi palestinesi. Sono 18 le vittime: 16 civili e 2 militari libanesi, più numerosi feriti. Il comando dell’esercito libanese ha chiesto ai miliziani di Fatah al Islam di arrendersi. Ha invitato anche tutti i civili a non fornire loro alcun tipo di assistenza.
2 giugno
L’esercito libanese ha bombardato il campo profughi di Nahr El Bared. Abu Salim Taha, capo del gruppo Fatah Al Islam, infiltrato nel campo palestinese, ha dichiarato di non avere intenzione di arrendersi.
3 giugno
L’esercito libanese ha nuovamente bombardato il campo profughi di Nahr El Bared, costringendo i militanti di Fatah al-Islam a ritirarsi nella zona sud del campo.
7 giugno
Una bomba è esplosa nel quartiere cristiano di Zouk al Mosbeh, nella zona nord di Beirut. L’esplosione ha provocato la morte di un civile e il ferimento di quattro persone.
9 giugno
Tre soldati libanesi sono rimasti uccisi e una decina sono rimasti feriti nei violenti scontri con i miliziani di Fatah al-Islam all’interno e attorno al campo di profughi palestinesi di Nahr al Bared, nel nord del Libano. Aumenta il bilancio, fino ad oggi si contano 115 morti. I 400.000 profughi che vivevano nel campo sono ormai fuggiti.
10 giugno
Sono 11 i soldati libanesi morti nelle ultime 24 ore a causa degli scontri col gruppo integralista Fatah al-Islam nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared.
11 giugno
Due uomini della Croce Rossa libanese sono stati uccisi ed un terzo ferito mentre cercavano di evacuare dei civili intrappolati nei combattimenti tra l’esercito libanese ed i miliziani di Fatah al-Islam nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared. Ad oggi le vittime accertate sono almeno 130. I combattimenti impediscono ai soccorsi di raggiungere la popolazione civile.
13 giugno
L’organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch (Hrw) ha accusato il governo libanese di aver maltrattato civili palestinesi, oltre 300, in fuga dai combattimenti tra l’esercito e il gruppo integralista Fatah al Islam nel campo profughi palestinese di Nahr el Barid. Palestinesi hanno raccontato di essere stati picchiati con i calci dei fucili e di aver subito abusi. Oggi un’esplosione sul lungomare di Beirut ha provocato 10 morti, tra cui il parlamentare libanese sunnita, Walid Eido e il figlio. Il parlamentare faceva parte del partito antisiriano Mustaqbal.
14 giugno
Si sono svolti i funerali del deputato sunnita libanese Walid Eido e del figlio, uccisi ieri nell’attentato sul lungomare di Beirut.
15 giugno
Quattro soldati libanesi sono stati uccisi nel campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, dove una trappola esplosiva è scattata al loro passaggio. L’esercito libanese ha bombardato alcuni settori del campo profughi per distruggere le gallerie sotterranee utilizzate dai miliziani di Fatah al Islam come deposito di armi e munizioni.
18 giugno
Un’esplosione è avvenuta nel campo profughi palestinese di Ain el Helwe, a Sidone, uccidendo 2 persone e ferendone altri 2. Nel campo sono attivi miliziani di gruppi jihadisti vicini ad Al Qaeda. Mentre continuano gli scontri tra esercito e miliziani nel campo profughi palestinese di Nahr el-Bared.
19 giugno
In nuovi scontri al campo profughi di Nahr-el-Bared sono morti 2 soldati libanesi. Dal 20 maggio, nei combattimenti tra esercito e militanti di Fatah Al Islam sono morti 73 soldati.
20 giugno
Palestinesi fuggiti dal campo profughi di Nahr al-Bared denunciano violenze. L’esercito libanese viene accusato di abusi, maltrattamenti, pestaggi, ma l’Esercito respinge le accuse.
21 giugno
Il ministro della difesa libanese, Elias Murr, ha dichiarato che qualsiasi trattativa per porre fine agli scontri dipenderà dalla resa dei miliziani superstiti di Fatah al Islam. L’esercito libanese ha bombardato anche questa mattina il campo profughi di Nahr al Bared.
24 giugno
Un’auto con 50 Kg di esplosivo, nella zona di Dardara, nella valle meridionale di Khiam, è esplosa al passaggio di un veicolo con a bordo alcuni caschi blu spagnoli della missione Unifil, il contingente Onu in Libano. 6 soldati sono morti e 5 feriti. Le truppe libanesi hanno ucciso 11 militanti islamici dopo un assedio durato 10 ore a Tripoli, dove sono rimasti uccisi anche 7 soldati libanesi e 14 feriti.
25 giugno
Il comandante delle forze di pace dell’Onu in Libano (Unifil) ha dichiarato che i suoi uomini continueranno la missione nel sud del Libano nonostante l’attacco al contingente spagnolo.
28 giugno
Stamattina l’esercito libanese ha condotto operazioni di rastrellamento in alcuni edifici nella località di Qalamun, pochi km a ovest di Tripoli; sono scoppiati scontri a fuoco che hanno causato la morte di 6 miliziani integralisti di Fatah al-Islam.
29 giugno
Durante la notte, nel campo profughi palestinese di Ain al-Hilweh alla periferia della città portuale di Sidone a sud di Beirut, le truppe governative si sono scontrate con i miliziani integralisti di Jund al-Sham (Soldati del Levante). Gli scontri sono scoppiati ieri notte in seguito al lancio di due bombe a mano contro una postazione dell’esercito nel quartiere di Taamir, alla periferia del campo profughi palestinese che, con 70.000 rifugiati, è il più grande dei 12 sparsi per il Libano.
9 luglio
Nel campo di Nahr al-Bared sono scoppiati nuovi scontri. Le truppe libanesi hanno combattuto contro i militanti islamici attorno al campo profughi. Buona parte di Nahr al-Bared è stata distrutta durante gli scontri e quasi tutti i residenti del campo hanno abbandonato le loro case.
12 luglio
Pesanti bombardamenti si sono verificati oggi contro i miliziani di Fatah al Islam, che resistono all’interno del campo profughi palestinese, da parte dell’esercito libanese. Sono 4 i soldati libanesi uccisi, mentre altri 9 soldati sono rimasti feriti.
13 luglio
L’esercito libanesi continua i bombardamenti contro i miliziani di Fatah al-Islam asserragliati nel campo profughi di Nahr el-Bared ed oggi hanno sparato contro i villaggi libanesi circostanti il campo profughi.
14 luglio
Anche oggi il campo profughi palestinese di Nahr al-Bared è stato bombardato dall’esercito libanese. Dal 20 maggio, quando sono iniziati i combattimenti, ad oggi sono morti 93 soldati libanesi e un centinaio di integralisti appartenenti ad Fatah al Islam. Sconosciuto il numero dei civili uccisi, e dei circa 40.000 rifugiati palestinesi residenti nel campo oggi ne sono rimasti poco meno di 100.
15 luglio
Questa mattina l’esercito libanese è entrato per la prima volta all’interno del campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, conquistandone una parte dopo violenti scontri. In altre parti del campo si continuano i combattimenti.
16 luglio
L’esercito libanese ha lanciato una nuova offensiva nel campo profughi di Nahr el-Bared contro i miliziani di Fatah al-Islam: tre soldati sono morti. In mattinata una bomba ha colpito un veicolo di pattuglia dell’Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon) presso il villaggio di Qassimiyeh, nel sud del Libano. Fortunatamente l’esplosione non ha causato vittime.
17 luglio
Le truppe dell’esercito libanese hanno conquistato altro territorio all’interno del campo profughi libanese di Nahr el-Bared, dopo vari combattimenti con i miliziani di Fatah al-Islam. Due soldati libanesi sono rimasti uccisi e 14 sono stati feriti. Secondo la televisione Al-Jazeera, Abu Hureira capo militare di Fatah al Islam sarebbe stato ucciso durante gli scontri.
18 luglio
Dietro Fatah al-Islam ci sono i servizi segreti militari siriani, questo è quanto avrebbe rivelato ieri un ex membro del gruppo islamico attivo nel campo libanese di Nahr al-Bared nel corso di un interrogatorio presso il tribunale di Beirut. Ahmad Marai, il combattente islamico pentito, avrebbe fatto importanti rivelazioni, specificando che i servizi siriani erano “a conoscenza in modo esatto dei piani di Fatah al-Islam. Ci hanno aiutato ad entrare dalla Siria in Libano clandestinamente attraverso un valico non controllato e in un posto lontano dalle guardie di frontiera”.
19 luglio
L’esercito libanese, dopo aver costretto i miliziani di Fatah al-Islam in un angolo del campo profughi di Nahr el-Bared, ha bombardato incessamente le loro ultime postazioni.
22 luglio
Quattro militari sono morti in uno scontro tra l’esercito libanese e i miliziani di Fatah al-Islam, nel campo profughi di Naher al Bared mentre circa una quindicina soldati sono rimasti feriti. Dall’inzio degli scontri, il 20 maggio 2007, sono almeno 115 i soldati libanesi rimasti uccisi, mentre i miliziani morti sarebbero una settantina e una quarantina i civili; quest’ultimi sono dati su cui non ci sono conferme attendibili, poichè le organizzazioni umanitarie non hanno fino ad ora avuto libero accesso al campo.




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