Si chiamava Chantal, aveva 22 anni, la sua colpa era di essere Tusti. Si era rifugiata dentro il recinto della chiesa di Musha per fuggire alla morte. La conoscevo da due anni: la mattina dell’11 aprile 1994 mi ha affidato una lettera, scritta in Kinyarwanda, per un suo amico che non conosco. Due giorni dopo, tutti quelli che stavano là dentro sono stati uccisi: sono stati contati 1.180 cadaveri.
Sono certo che Philippe e Chantal mi perdoneranno di aver osato chiedere a un amico rwandese di tradurmi la lettera e di farla conoscere ai miei amici.
Nino Rocca
Amatissimo Philippe,
come stai?
L’ultima volta che ti ho parlato, ti avevo fatto le mie condoglianze per la morte dei tuoi genitori, ma non sapevo ancora che cosa significava veramente essere orfani.
La mattina dopo la morte del presidente hanno iniziato l’eliminazione di chiunque apparteneva alla “brutta razza” in tutto il Rwanda: Butare, Gitarama, Kibungo ..
Papà e mamma, insieme a cinque fratelli, sono stati bruciati vivi in casa; e non so che fine ha fatto un mio fratello maggiore che si trovava in Bugesera.
Amavo mia madre moltissimo, più ancora di mio padre; e la cosa più angosciante é che i loro corpi sono diventati cibo per i cani randagi.
Qui ci sono soltanto cadaveri, le case sono state tutte bruciate, di Kigali non é il caso di parlare; io penso che é là che Liduine ha trovato la morte.
Hanno ammazzato mio zio e sua moglie, lasciando in vita il loro bambino neonato.
C. ha potuto scappare, ma lo stanno cercando accanitamente.
La famiglia di mia madre abitava sulle rive del lago Muhanzi; dopo averli tutti uccisi, li hanno gettati nel lago.
La mia sorella minore, forte vivace e bella, é stata violentata, poi le hanno tagliato le braccia e le hanno detto: “Adesso vai a raccontare quello che ti hanno fatto”. Si stava trascinando verso la parrocchia, quando ha incontrato un gruppo di miliziani che l’hanno finita a sassate.
E così rimango sola su questa terra, sola con un fratellino che ho ritrovato.
Ormai, sono diventata pazza; questo é uno dei miei sporadici momenti di lucidità.
Già in passato ti avevo supplicato di salvarmi (…) e tu mi avevi dato speranza. Ma é soprattutto adesso, carissimo Philippe, che dovresti venirmi in aiuto; sono tra la vita e la morte. Vogliono dare fuoco anche alla parrocchia dove siamo rifugiati!
Vorrei almeno sentire il tuo respiro prima di morire, perché mi rimani solo tu.
Carissimo Philippe, dove potrei trovarti, tu che sei la mia unica speranza, l’unico che potrebbe asciugare le mie lacrime? Io sogno che tu potresti venire in un paese africano vicino, e che io potrei in qualche modo trovare un passaporto e raggiungerti. Amico mio, visto che siamo due orfanelli, perché non dovremmo appoggiarci l’un l’altro?
Se mi ami davvero, inventa qualcosa che io non posso neanche immaginare …
Se mai la pace dovesse tornare, vorrei conoscere qualcuno della tua famiglia per potere almeno stare con loro.
Qui certamente non avrò più un lavoro e la fame ci ucciderà; i commercianti hanno ricevuto l’ordine di non venderci nulla. Questa é la nostra vita.
Eppure io credo che “la vie est belle malgré la guerre”
Mio caro Philippe, non voglio morire senza rivederti; aspetto un tuo scritto almeno …
Abbi vita, lunga vita. Prega Dio che non allontani la sua mano protettrice da noi sopravvissuti.
Ho tanta paura.
Ti saluto con tutte le mie forze.
Chantal
era colei che ti amava.




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25 Giugno 2008 a 4:57 pm
saverio
ho letto la lettera ed ho le lacrime agli occhi. Poverini