di Ernestina Tonani
Sono rientrata ormai da qualche settimana dal Cairo, ma dell’esperienza egiziana i miei “sensi” ne sono ancora pervasi.
Nei miei orecchi è ancora vivido il ricordo del mio nome “Ernestina” pronunciato perfettamente dai bambini di ASSDA (una scuola inclusa nell’ambito del progetto “Children at risk: sostegno al benessere di bambini lavoratori, giovani e donne nell’area di Abu El-Soud” ), quando arrivavo la mattina e quando mi salutavano il pomeriggio.
Oppure, del coro mentre, mano nella mano, girando in cerchio cantavano: “Giro giro tondo casca il mondo…”
Mi sto ancora chiedendo come abbiano fatto ad impararlo e memorizzarlo!
Odo ancora il canto dei muezzin che, dall’alto dei minareti delle moschee invitano i fedeli alla preghiera.
Sento il rumore dei clacson che, ininterrotto accompagna, come una colonna sonora, le passeggiate/camminate cairote.
Pensando al souk il mio naso riesce ancora a percepire il profumo delle essenze e l’aroma delle spezie.
Le mie papille gustative mi fanno venire l’”acquolina in bocca” ripensando alle felafel, polpettine di ceci, squisite ed ottime per una vegetariana, ed ai dolcetti tipici i baklava, trasparenti strati di sfoglia farciti con granella di noci e pistacchi.
Chiudendo gli occhi rivedo come in un film i 26 giorni trascorsi.
Mi vedo alla scuola seduta fra i banchi con le bambine che mi tengono per mano e seguono la lezione di matematica, nell’attesa di uscire all’aperto per l’ora di disegno.
E durante quella ora ho vissuto degli appaganti momenti, ringraziando di aver preso la decisione di dedicare le mie vacanze al volontariato.
I bambini nei lori disegni e nelle loro manifestazioni esprimevano, a mio giudizio, il loro bisogno di affetto. Infatti, nelle loro creazioni la maggior parte disegnava figure umane contornate da cuoricini, qualcuno tentava di ritrarmi, altri disegnavano piccoli animaletti (soprattutto farfalle). Poi venivano, orgogliosi del loro “capolavoro”, a sottoporlo al vaglio del mio giudizio che era sempre: gamila (bello), andandosene col sorriso stampato sul volto.
Le bambine cercavano continuamente di tenermi la mano o di dare /ricevere un bacino.
Sullo schermo della mia mente rivedo anche le insegnanti e le assistenti sociali di ASSDA che fanno yoga!
Infatti, essendo io maestra yoga, mi è stato proposto di preparare un mini corso per lo staff, propedeutico all’organizzazione di momenti di attività fisica e yoga per i bambini della scuola. Rimarrà per sempre vivo in me il ricordo dell’entusiasmo col quale queste donne (velate, e qualcuna con la gonna!) hanno assunto le hasana (posizioni) che proponevo loro.
Non dimenticherò anche le risate, ed il corale “Ernestina look me…” mentre, rotolando sulla schiena mi facevano notare come si stavano impegnando; insomma, tre sedute indimenticabili.
Memorabili sono stati anche i due giorni in cui ho provato il corso con i bambini.
In cerchio nel caldissimo corridoio della scuola, arieggiato dal ventilatore, i bimbi si sono divertiti tantissimo ad assumere le posizioni del serpente, della farfalla, della montagna, etc.,posizioni yoga modificate e riproposte in forma ludica. Ero così emozionata e felice che non avvertivo neppure il caldo afoso, anzi avrei proseguito per ore.
Quando abbiamo finito i bimbi mi hanno abbracciato e stretto forte, forte e hanno detto (in arabo, me l’hanno tradotto!) che si sono divertiti tanto e che mi volevano bene. Che soddisfazione!
Un’altra esperienza, che rivedo è, quando sono andata, con le insegnanti/amici di ASSDA, a trovare una loro collega che aveva partorito da pochi giorni.
Entrando in casa ciascuno di noi ha baciato il bambino, un bellissimo maschietto (la mamma orgogliosissima di questo ci ha fatto vedere che lo era! ), e ha posto nelle mani dello stesso dei soldi, come simbolo di buon augurio. Poi ci siamo seduti tutti in cerchio intorno al bambino, posto in un vassoio d’argento al centro della stanza. La nonna ha acceso delle braci in un piatto dove ha bruciato delle spezie che hanno subito profumato la stanza. Ha poi sparso pizzichi di cenere sul piccolino per allontanare il “male”e lo ha contornato di fave, fagioli, ceci e lenticchie, per fare in modo che nella vita abbia sempre da mangiare e viva nell’abbondanza. Infine, la mamma è passata per 7 volte sopra il vassoio, dove era riposto il neonato, ritmata dai colpi del pestello nel mortaio d’ottone, battuti dalla nonna.
Nel frattempo le signore facevano lo zagharid, il tipico “ululato” di gioia fatto con la lingua dalle donne arabe. Compiuto il rito, la mamma ha preso in braccio il bambino e noi, tutti in fila con in mano una candelina rossa accesa, seguendola, siamo scesi in strada. La prima uscita pubblica del bebè. Quando siamo risaliti il piccolino è stato riposto nel suo lettino e noi donne al suono della musica araba abbiamo cominciato a ballare la danza del ventre. Ho così potuto sfoggiare le mie “doti ” di ballerina, acquisite con un corso di danza del ventre in Italia ( le donne si sono fatte in cerchio e mi hanno lasciata nel mezzo a ballare, battendo ritmicamente le mani per darmi il tempo ed insegnandomi bene come “ondeggiare i fianchi”. Fantastico!).
Mi vedo seduta all’Università del Fayoum durante la conferenza d’apertura tenuta dal Prof. Nabil (consulente del Governatore del Fayoum), nell’ambito del progetto “Ecoturismo per uno sviluppo sostenibile, un programma di turismo sostenibile per il governatorato del Fayoum”, dove hanno partecipato le future guide turistiche locali.
Poi, mi osservo sempre al Fayoum, in piscina con le ragazze, durante il training di nuoto ( qualcuna velata e tutte con la tuta invece del costume da bagno! )
In banca oggi sorrido ripensando alla fatica che ho fatto i primi due giorni a lavorare in ufficio al CISS. Le mie dita hanno fatto fatica ad abituarsi ed a familiarizzare con la tastiera americana e con i doppi caratteri arabi/occidentali stampati sui tasti.
Comunque nel mio cuore rimarranno per sempre tutte le persone che ho conosciuto, soprattutto Milly (responsabile “CISS Egitto”), Nicoletta ( responsabile “progetto ASSDA”) e Gaia ( volontaria) che mi hanno accolto con affetto e stima.
Ringrazio di aver avuto la possibilità di vivere questa esperienza e spero di poter avere ancora l’opportunità di ripeterla con lo stesso entusiasmo … inshalla!!




1 comment
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16 Maggio 2009 a 7:44 am
Alessandra
Come si fa per partecipare u una cosa così stupenda?