da Gaia Tamburello

Dopo una giornata come quella di oggi, è impossibile non raccontare a nessuno le sensazioni vissute; stavolta, però, decido di condividerle con tutti coloro che leggeranno questo blog!
Mi presento, sono Gaia, un ventitreenne laureata in cooperazione, che da quasi 5 mesi sta facendo una fantastica esperienza nella sede del CISS in Egitto.

Sono arrivata pensando di sapere cosa fosse la cooperazione, mi sbagliavo: solamente ora sto cominciando a capire! Dopo mesi, dall’inizio della mia esperienza, sto cominciando a conoscere gli egiziani! Come qualsiasi altro posto al Mondo bisogna viverci a lungo, frequentare la gente locale e dialogare con loro su qualsiasi argomento. Credo che non dimenticherò mai certe discussioni avute qui, sono davvero tante, ma alcune di esse mi hanno colpito particolarmente, iniziando con la apparentemente tranquilla discussione tra me e il proprietario di un caffè in un quartiere popolare de Il Cairo.
Seduti ad un tavolino del suo caffè cercava di spiegarmi le sue ragioni del perché mi dovessi alzare e andarmene da quel luogo, diceva: “Questa è la mia politica da ben 28 anni, non ho accettato mai nessuna donna in questo locale…attenzione non ce l’ho con te, ma questa è la mia politica!”, “Cavolo… se usi queste parole”, pensavo, “almeno guardami negli occhi, abbine il coraggio, non guardare il mio amico…Considerami!”. All’inizio non avevo ben capito, avevo chiesto un semplice caffè e lui aveva fatto un semplice gesto con le mani e passò ad un altro tavolo. Chiesi a Daniele (il quale parla un perfetto arabo) di farlo sedere e chiacchierare, non potevo andarmene così senza capire e senza provare a fargli capire che era assurdo che mi stesse cacciando. Mentre parlava con Daniele realizzai, quel gesto significava davvero “Vai via!”, arrossii, guardavo i volti di tutti quegli uomini seduti ai tavolini che si sentivano disturbati: stavo togliendo loro del tempo, il padrone del caffè doveva servirgli il tè e la shisha e invece perdeva tempo con me!
Perché stavo arrossendo? Credo che il mio corpo reagisca così ad una tale umiliazione provata!
Fortunatamente, poco dopo, conobbi una ragazza musulmana, Rasha, le raccontai il “fatto del caffè”, anche lei si sentiva indignata; allora pensai che esistono delle donne che si sentono ancora umiliate da certi comportamenti e quindi per non ritrovarsi a vivere certe situazioni spiacevoli provano, dove possibile, a ribellarsi.
Spero che sia davvero così, che non ci si abitui mai ad essere umiliate!
Non dimenticherò neppure le tante discussioni avute con il mio “best friend” egiziano (come si definisce lui). Effettivamente, mi rendo conto che suona davvero molto strano pensare ad un amico musulmano di una ragazza occidentale! …Io sto provando, ma ho la sensazione che non capirò mai se sia riuscita o meno ad instaurare una tale amicizia!
Un ragazzo egiziano è orgogliosissimo di camminare nella strada principale della sua città con una straniera… Che fa? Ti acchiappa la mano con la scusa di aiutarti ad attraversare i pericolosissimi incroci. Ti chiede subito se sei sposata, se rispondi no rimangono colpiti: “Come mai?”, poi si rivelano subito: “Voglio sposare una ragazza europea!”. Quando successe a me con Hussein, anziché ignorarlo, cominciammo una discussione infinita. Dopo cinque mesi e dopo aver conosciuto me e le mie colleghe, anch’esse italiane, un giorno disse: “Siete molto complicate!”. “L’ha capito!” pensai “vuole qualcosa che non conosce e forse si sta rendendo conto della diversità che intercorre tra le nostre culture!”.
Purtroppo una delle ultime conversazioni avute con il mio “best friend” egiziano contengono questa frase chiarissima: “I WANT TRAVEL, TRAVEL EQUAL MARRIAGE WIZ (with) ITALIAN GIRL, ITALY DOOR OF EUROPE!”
Le discussioni con argomento “guerra” e “religione” sono state tantissime, ma c’è una frase che mi ha colpita, una frase detta da un signore colto, che evidentemente ha studiato molto, conosce benissimo la storia internazionale e si tiene aggiornato. Disse: “Se un paese arabo sostiene di avere delle armi micidiali e minaccia una guerra, per non fare scoppiare la guerra è allora necessario che anche un altro Paese si munisca di tali armi!”
Queste sono alcune delle frasi sentite che mi hanno colpito e che non dimenticherò, ma esistono anche dei momenti silenziosi che mi hanno regalato tante emozioni, che ho raccontato ai miei amici e che voglio raccontare pubblicamente.
Fare lo shampoo a delle bimbe in un triste bagno di un metro per un metro con un caldo africano, che emozioni ti può dare?! Ma se una di esse, mentre cerchi di farle capire in una lingua che non è la sua, china un altro pò la testa e ancora tutta insaponata si rimette in piedi e ti da un bacio sulla guancia… Wowwww… con i suoi teneri occhi mi ha detto: “Grazie, per la sensazione, a me sconosciuta, che mi stai regalando!”….. Questo ti riempie il cuore!
Visitare un villaggio nel quale sono “ghettizzati” tutti i lebbrosi dell’Egitto, prepararsi psicologicamente a visitare l’ospedale femminile all’interno del villaggio, arrivare e rendersi conto che lì quella più triste sei tu! Proprio così! L’aria di serenità e tutti i sorrisi stampati nei visi di quelle donne malate e per nulla infastidite dalla presenza di sconosciuti, anzi contente di vedere facce nuove e che pretendevano anche delle foto…. Riempie il cuore!
E, infine, racconto la felicissima e semplice giornata appena trascorsa al parco giochi con i bambini (i bambini lavoratori di una zona povera de Il Cairo, nella quale il CISS porta avanti un progetto a loro favore).
Non sono neppure scesa dal taxi e vengo assalita da un gruppo di bambine, “Gaia Gaia…” (le adoro!). La sede di ASSDA è ancora chiusa, ma i bambini sono quasi tutti pronti per andare in gita, le bambine con le borsette sotto il braccio e i ragazzetti più grandi con bonghi e tamburi cantano, suonano e ballano. Mi infilo nel pullman con “nonno Ibrahim” e andiamo a prendere il resto della ciurma, fa sempre uno strano effetto vedere dove abitano! Chissà, già da quanto tempo aspettano, sono tutti presenti, anche i bambini che già sono andati in gita la scorsa settimana, sperano di poter partecipare anche questa volta. Saliti sul pullman pretendono che io passi dietro, e lì… baci e abbracci!
Sul pullman che porta al parco giochi è tutta una festa: bongo, canti e…balli.
Non immaginatevi le nostre gite scolastiche…
Arrivati i ragazzi più grandi scelgono un posto all’ombra dove disporsi, c’è chi fa le capriole, chi imperterrito suona la stessa melodia col bongo (giuro, non si è fermato un momento!), chi mostra orgoglioso le sue 50 piastre e va a comprarsi una mela caramellata.
Vengo trascinata da una bimba, mi fa sedere e tira fuori dalla borsa un mazzo di carte da gioco, vuole insegnarmi un gioco (io non parlo arabo, ma ormai riusciamo a capirci a meraviglia!); la guardo che dispone le carte, ne scarta una coppia e poi ne passa alcune a me… anche io scarto una coppia e lei mi abbraccia, credo che sia orgogliosa di se stessa: mi ha fatto capire subito lo scopo del gioco; e io scopro che il primo gioco con le carte che ho imparato quando ero bambina (”lo sciccarello” per i siculi) probabilmente esiste in tutto il mondo, con nomi e carte diverse!
Dopo giochi e balli, nei quali mi trascinano al centro del cerchio nel quale si sono disposti bimbi e maestri per farmi ballare (o meglio cercando di insegnarmi a ballare alla loro maniera), giunge l’ora: il parco giochi con le giostre e giochi acquatici apre… il delirio!
Entrare nella casa stregata abbracciando una tra le più piccole, salire su una macchina degli “autoscontri” nel posto passeggeri con alla guida uno dei ragazzetti più grandi che mira sempre un maestro, vedere “nonno Ibrahim” diventare “bimbo Ibrahim” sui sedili rotanti di una giostra (credo che anche per lui sia stata la prima volta sulle giostre), scendere da uno scivolo ripidissimo con sotto un gommone bucato e arrivare fradice alla fine del percorso, salire sul tappeto volante mentre Karim imperterrito suonava il bongo,… infine disporci tutti a terra sul prato, mangiare in silenzio affamati, guardarci l’un l’altro e sorridere… è stata una bellissima giornata, i bambini si sono divertiti ed io ho vissuto tante belle sensazioni che non dimenticherò!