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di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia
È la prima volta che scrivo per la newsletter, dopo quattro mesi: solo oggi, finalmente, sono seduto nel mio ufficio a Karat, Konso.
Quattro mesi per avere tutte le autorizzazioni necessarie per il CISS ad operare in Etiopia e per me come suo rappresentante. A detta di tutti è un tempo ottimo, molti hanno rinunciato per le difficoltà di un’intricata, ma efficiente burocrazia.
Ogni passo seppur semplice all’apparenza – carta di identità, conto corrente, privilegio di tax free – richiede la presentazione di tutti i documenti che si sono nel frattempo ottenuti, una o più covering letter, insomma un controllo rigoroso sulle ONG. Ce ne sono, solo nel sud etiopico, 150 funzionanti, e sono parte integrante dello sviluppo rapido che ha la regione; un controllo rigoroso ma le cui regole non sono scritte, le devi apprendere giorno per giorno.
Basta: la burocrazia è ovunque!
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di Alfredo Lo Cicero – Cooperante CISS in Libano
Ci si accorge già lungo la strada che il campo profughi di Nahr el Bared, a circa 80 km a nord di Beirut, lungo la strada che costeggia il mare, non sarà come gli altri undici campi, che dal 1948 sono stati costruiti in Libano a favore dei rifugiati palestinesi, fuggiti dalla loro terra. La strada gradualmente si intristisce, aggiunge grigio al verde dei campi che fino a qualche chilometro prima l’hanno accompagnata. Al culmine di un dosso, lo vedi com’è, in tutta la sua violenza. Un cumulo maestoso di macerie, le une sulle altre, tra pilastri che mi confermano che una volta, prima dell’attacco dell’esercito libanese alla caccia di un centinaio di uomini delle milizie Fatah el Islam, la vita regnava sovrana.




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