di Federica Infantino – Servizio Volontariato Europeo 

IMG_0990Venerdì 8 maggio 2009, sono andata come d’abitudine al Sas Rue a Casablanca per fare il laboratorio di teatro. Arrivo piena di entusiasmo e piena di voglia di incominciare a lavorare sulla creazione della messa in scena che ci siamo proposti di realizzare per gli inizi di giugno, sempre se riusciamo a mantenere lo stesso gruppo di ragazzi. Tutto il mio entusiasmo viene smorzato nel momento in cui saluto Jaafar che mi dice che i ragazzi non ci sono e che ha dimenticato di chiamarmi per avvisarmi. 

IMG_0991All’inizio pensavo scherzasse e invece incomincia a spiegarmi il motivo di questa assenza; giovedì sera la polizia ha fatto una retata alla Gare Routière (stazione dei pullman) dove la stragrande maggioranza dei ragazzi squatta. Fortunatamente nessuno è stato preso e portato nei centri di detenzione, ma hanno passato una notte abbastanza agitata quindi sono rimasti tutta la giornata alla Gare (stazione) e non sono stati portati al Sas Rue per fare le attività. Quando ho chiesto a Jaafar se, in questi casi, gli educatori di Bayti parlano con la polizia, lui mi ha risposto: “Noi facciamo il nostro lavoro e loro il loro”. 

IMG_1002Non posso negare che questa risposta mi lascia un pò perplessa, anche se mi rendo conto che la realtà marocchina è molto difficile sotto questo punto di vista. I bambini di strada sono considerati dall’opinione pubblica la feccia dell’umanità. Un grande merito di un’associazione come Bayti è stato proprio quello di essere stata la prima a occuparsi dei bambini di strada e quindi ad aver fatto emergere la problematica al di là della visione criminalizzante e sprezzante che il senso comune ha sempre espresso.

IMG_0992I bambini di strada sono infatti generalmente chiamati “chemkara”, che significa sniffatore. Qualche tempo fa, ricordo che un responsabile di Bayti aveva detto che in quei giorni avevano perso i contatti con i ragazzi perché c’erano state diverse retate della polizia dovute ad una visita ufficiale del Re a Casablanca. C’è un film marocchino estremamente poetico che descrive molto bene la realtà di questi ragazzi, si chiama ‘Ali Zaoua’, lo consiglio a tutti se riuscite a trovarlo in rete. 

1_2_3_stellaDunque, di fronte a tutto ciò, come porci rispetto all’atelier di teatro e ad una possibile messa in scena? Come ho accennato prima, il problema principale per qualsiasi attività messa in campo da Bayti è assicurare una presenza più o meno costante dei ragazzi, così da poter portare avanti un percorso educativo che vada al di là del semplice occupare il tempo con delle attività. Almeno, per quel che mi riguarda, è così che concepisco il senso di un’atelier di teatro in un tale contesto. 

IMG_1009Da quando abbiamo iniziato l’atelier, ci sono stati ragazzi che sono venuti una volta sola, ragazzi che sono venuti una volta e che sono ritornati dopo tre settimane e c’è sempre qualcuno di nuovo. Da una settimana, abbiamo individuato un possibile gruppo “fisso” di otto ragazzi con i quali proveremo a lavorare per la messa in scena. 

IMG_0981Partendo dagli spunti offertici da alcuni giochi/esercizi del Teatro dell’Oppresso, costruiremo la drammaturgia sul filo conduttore delle loro paure, delle loro oppressioni e soprattutto dei loro sogni. Il lavoro è molto molto molto duro. I ragazzi sono provati fisicamente, non dormono e infatti ce n’è sempre qualcuno che si mette in un angolo e si addormenta, al di là di quando vengono da Bayti mangiano quel che trovano, fanno uso costante di colla, subiscono abusi. Gli mancano completamente i riferimenti spazio temporali e l’attenzione e la concentrazione è difficile da ottenere. IMG_1003Ma quando si realizzano quei momenti magici in cui qualcosa accade, l’atmosfera cambia dentro la sala e le risatine si smorzano, sentiamo di fare dei piccoli passi. Si tratta adesso di rimboccarsi le maniche (molto corte dato il caldo che fa già in Marocco) e di dar loro tanta energia. 

Voglia ce n’è tanta, vedremo dove ci porterà.