da Giuseppe Cammarata – responsabile Libano CISS

scaviOggi una parte del campo profughi di Beddawi festeggia ed é felice: é stata inaugurata una piccola rete idrica che finalmente consente a piú di mille persone di avere acqua potabile di buona qualità ed in abbondanza.

Tale piccola rete, costruita dal CISS in partenariato con Bait Atfal Assomoud (ONG palestinese presente in tutti e 12 i campi profughi del Libano, partner del CISS ormai in diversi progetti) ed UNRWA e finanziato dall’Ufficio di Cooperazione Italiana di Beirut nell’ambito del progetto dal titolo “Programma integrato per il risanamento ambientale e lo sviluppo sostenibile del campo profughi palestinesi di Beddawi”, ha sua importanza per almeno un paio di motivi. Anzitutto per il fatto in sé, dal momento che finalmente tale intervento ha sostituito una vecchia rete idrica che forniva acqua senza i requisti minimi di potabilità, che però veniva comunque utilizzata dai residenti anche per usi alimentari.

dolci e pistoleE poi perché la zona dove il progetto é intervenuto ospita i piú sciagurati fra gli sciagurati. Gli abitanti della Shari’a al-Muhagereen (ovvero, “via dei migranti”; questo é nome dell’area del campo di Beddawi ove é stata realizzata la nuova rete), infatti, hanno alle spalle una storia che merita di essere raccontata. La via, lunga circa 260 metri, ospita 132 famiglie palestinesi (per un numero complessivo di 1052 persone) sfuggite nel 1976 (in piena guerra civile libanese, dunque) al massacro operato dalla famigerata “falange” libanese (capeggiata all’epoca da Michel Aoun, oggi leader di un partito politico di opposizione al premier Hariri ed alleato, alle ultime lezioni, con gli Hezbollah di Nasrallah) nel campo di Tell al-Zaatar, attivo a Beirut.

al-mohajereen street (prima)Dopo un assedio di diversi mesi ed una battaglia lunga 35 giorni, il 12 agosto 1976 le forze falangiste riuscirono ad entrare nel campo (ove viveno oltre 50.000 persone), uccidendo un numero mai ben definito di palestinesi (comunque superiore a 2.000) e radendo totalmente al suolo il campo, che infatti non fu mai piu’ ricostruito. Tell al-Zaatar (“La collina del timo”, in arabo) rappresenta dunque il primo massacro perpetrato in Libano a scapito dei palestinesi dei campi profughi.

bambiniUna parte dei disgraziati scampati alla violenza falangista arrivò a Beddawi e prese possesso di un’area all’epoca coltivata ad ulivi. Siccome l’area era esterna al campo ufficiale di Beddawi, l’UNRWA non ha mai avuto piena giursidizione su tale zona: i “rifugiati due volte” (se così li possiamo chiamare), quindi, si costruirono le abitazioni letteralmente da soli e con le loro mani; lo stesso dicasi per i servizi “accessori”, compresi quelli idrici.

ferro vecchioDurante i lavori di scavo della nuova rete idrica sono venuti fuori tubi in metallo che probabilmente erano vecchi già al momento della loro posa in opera: l’acqua che sgorgava dai rubinetti delle casupole era giallastra di ruggine e maleodorante: eppure i residenti l’hanno bevuta per oltre 30 anni ed hanno continuato ad utilizzarla per ogni necessità, dal momento che molti di loro non possono permettersi l’acquisto di acqua potabile in bottiglia (che pure costa 1.500 lire libanesi, ovvero 1 dollaro, per un bottiglione da 6 litri), dal momento che molti di loro non hanno mai avuto un lavoro e sono impossibilitati ad accedere ai sussidi erogati dall’UNRWA.

targaOggi, quindi, grazie ad una variante del progetto originario tempestivamente autorizzata dall’Ufficio di Cooperazione Italiana di Beirut, é stata inaugurata una rete di distribuzione idrica principale di circa 260 metri nella Almohajereen Street e nelle aree adiacenti che porta acqua potabile dal serbatoio UNRWA edificato a monte della via; una rete di distribuzione secondaria di circa 225 metri; una rete di adduzione da 1’’ di circa 250 metri; i relativi collegamenti alle case (interrati ed a cielo aperto) per circa 2050 metri; 55 deviatori per le abitazioni.

lavori in corsoLa gara d’appalto é stata esitata il 10 giugno 2009 (con un addendum successivo a causa di ulteriori lavori originariamente non previsti ma definiti di estrema urgenza dai tecnici UNRWA al momento dello scavo) e l’impresa appaltatrice ha cominciato i lavori il 22 giugno per concluderli il 4 luglio 2009.

Particolare non indifferente, la manodopera non qualificata é stata selezionata fra gli abitanti dell’area.

PICT7947Fra costoro, ho avuto modo di chiacchierare a lungo (in tedesco!) con un uomo che ha vissuto oltre 20 anni a Stoccarda, per poi tornare a vivere a Beddawi non molti anni fa per dei motivi che non ha saputo o voluto spiegarmi; costui mi ha raccontato di come abbia studiato in Germania e di come avesse successivamente trovato un lavoro che gli consentiva di vivere dignitosamente, tanto che buona parte della sua famiglia continua a vivere a Stoccarda.

PICT7954Alla mia logica domanda sul perché sia allora tornato a vivere in un posto tanto poco accogliente ed in un paese in cui non ha alcun diritto, improvvisamente il suo tedesco diventava balbettante e poco chiaro, non consentendomi di capire le sue risposte e lasciandomi con una grande curiosità inevasa.

grazie, italiani!Oggi dunque, alla presenza di tutti i rappresentanti istituzionali (ivi compresi alcuni membri del Comitato del Campo, i rappresentanti di quartiere ed il direttore del Centro Servizi UNRWA), ma soprattutto alla presenza dei tanti bambini che abitano la “via dei migranti”, i pasticcini ed i succhi di frutta approntati per l’occasione sono stati fatti sparire in un baleno. Mentre le madri non smettevano di ringraziare “gli italiani” perché “finalmente l’acqua del rubinetto sa di acqua!”.

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