UNA BREVE PREMESSA.

L’educazione allo sviluppo, alla cittadinanza attiva, all’intercultura e ai diritti umani è l’educazione civica del futuro. Essa crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela in Italia come nel resto del mondo.

Sensibilizzare, informare, conoscere i temi e i problemi legati allo sviluppo e ai modelli della nostra società sono punti cardine dell’educare allo sviluppo.

DSC02168Coinvolgere i giovani in un’esperienza simile in maniera attiva è di primaria importanza, quando si pensa, come noi pensiamo, che i giovani non siano semplicemente una “categoria” cui rivolgersi, ma rappresentano in se stessi la chiave dell’attivarsi di un cambiamento, di una cultura diversa che attraverso loro si possa diffondere. Lavorare con i giovani significa lavorare con il futuro della società civile e agire per fornire loro gli strumenti per leggere la realtà in maniera critica, acquisire competenze, conoscenze e capacità affinché diventino essi stessi moltiplicatori di idee, informazioni, progetti, cambiamento, appunto. Tra tutte le attività possibili, diffondere e seminare i valori dell’interrelazione, dell’interculturalità, del volontariato, della solidarietà, favorire gli scambi e le esperienze dirette in diversi contesti sono tra gli obiettivi primi da perseguire, legati a un processo formativo non individuale, ma di gruppo, cosa di assoluto valore.

DSC01445L’esperienza di viaggio, messa in atto attraverso il progetto di educazione allo sviluppo “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” promosso da 4 Ong Italiane CISS, RC, COSPE, COOPI e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, e il percorso di educazione allo sviluppo in “Volontariato giovanile e cooperazione Internazionale” attivato presso l’Istituto Tecnico Commerciale e linguistico “Marco Polo” di Bari, parte da tutto questo e lo attualizza; risultato: un’esperienza bellissima in cui ragazzi, di età compresa fra i 17 e i 22 anni, provenienti da Bari, Roma e Genova hanno potuto unire la teoria con la pratica dell’educare allo sviluppo, partecipando prima a un convegno internazionale a Palermo sulla desertificazione e visitando, poi, in Tunisia progetti di cooperazione internazionale.

P1160010Il viaggio, infatti, ha avuto inizio in Sicilia, con la partecipazione al Convegno Internazionale a Palermo, dal titolo “Desertificazione: Un futuro di sabbia?”, nell’ambito del progetto “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” quale primo momento di condivisione e conoscenza, per poi proseguire con il viaggio in Tunisia dal 20 al 29 giugno 2009, passando da Tabarka a Bulla Regia, a El KEf, Kairouan, Tunisi e infine Sidi Bou Said. Gli input e le emozioni sono state tantissime e di ritorno da Kairouan, da Tabarka dai progetti e dalla popolazione locale, Tunisi ha rappresentato una dimensione completamente diversa per i ragazzi. Nonostante la visita a zone di particolare interesse storico e artistico come il Museo del Bardo nella stessa Tunisi e Sidi Bou Said, piccolo borgo arabo poco distante da Tunisi, i pensieri andavano costantemente al vissuto dei giorni precedenti, alle persone, ai ragazzi incontrati e alla possibilità di fare qualcosa per quei progetti o per fare sì che percorsi e viaggi di studio come questo potessero essere replicati.

Il viaggio è stata un’opportunità, per i ragazzi coinvolti, di confronto, scambio, reciproca conoscenza, ma soprattutto di molto altro, che forse i loro racconti, nella loro semplicità, possono trasmettervi; eccoli, buona lettura!

Pasqua de Candia

CISS- sede territoriale Puglia

Riassumendo in una sola parola il viaggio che abbiamo intrapreso utilizzerei l’aggettivo “COINVOLGENTE”. Oltre ad essere sicura che l’esperienza appena trascorsa sia stata un’occasione per dare un’occhiata a quelle che sono realtà molto diverse dalla nostra, sono convinta che difficilmente un’altra simile avventura saprà unire e coinvolgere così tanto un gruppo di ragazzi come noi.

DSC01496La nostra vacanza/non vacanza, comincia con un corso di educazione allo sviluppo organizzato nella nostra scuola grazie al CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) e conclusasi con un’esperienza sul campo… un viaggio che ci ha condotti per 12 giorni in Tunisia .

L’avventura però comincia a Palermo, città dinamica e colorata, ricca di fascino e di gente sempre in movimento che purtroppo deve fare i conti con quelle che sono problematiche ormai evidenti come ad esempio il degrado del suolo siciliano che sta colpendo strade un tempo coperte da alberi e piante. Per affrontare questa tematica, la desertificazione, abbiamo partecipato ad un convegno in cui si è cercato di risalire alle cause di questo grave problema e l’uomo, con i suoi modi di fare, e il suo disinteresse, sembra essere uno dei motivi per cui la perdita di fertilità della terra, si sta manifestando in maniera sempre più rapida. È impossibile credere di riuscire a risolvere in breve tempo un problema come questo ma magari, cercando di tenersi aggiornati su quanto accade in altri paesi e soprattutto non considerando poi così troppo lontane certe situazioni apparentemente distanti dalla nostra, ci si responsabilizzerebbe un pò di più e perché no, si preverrebbero numerosi disagi che potrebbero avvicinarsi anche a noi.

DSC01665É proprio con questo spirito che il giorno 20 Giugno siamo giunti a Tabarka ansiosi di entrare in contatto con una cultura ed uno stile di vita molto diversi dalla nostra routine quotidiana e diversi da quello che ci saremmo aspettati. Anche le città e i villaggi che abbiamo visitato, proprio come Palermo, sono cariche di storia, tradizioni, possiedono una forte identità ed hanno tutte le carte in regola per mirare al progresso.

Un’atmosfera così effervescente ed una grande carica di energia positiva si riflettono negli sguardi delle donne impegnate nei progetti di formazione a cui si sono iscritte, il loro lavoro e la loro esperienza in comunità, le hanno rese un gruppo solido, compatto, che aspira ad andare avanti e a migliorare costantemente. L’associazione APEL, adotta da sempre questo genere di strategia, il suo obbiettivo è quello di raggiungere il benessere collettivo e per ottenere risultati ottimali, cerca di coinvolgere attivamente gli stessi beneficiari dei suoi progetti, che possono così donare un grande aiuto all’associazione stessa, formulando richieste e mettendo in luce i veri e propri problemi che desidererebbero risolvere. È utile ragionare insieme, cogliere dei punti di contatto ed impegnarsi in gruppo per ottenere un risultato che sia utile per tutti. Questa filosofia, ci ha entusiasmati fortemente, è stata in un certo senso la spinta del nostro intero viaggio… lo stare insieme, la voglia di discutere, di confrontarsi e di ragionare, sono le basi per una sana e pacifica convivenza. Aver avuto la possibilità di toccare con mano quelle che sono le tradizioni e le consuetudini della gente, l’essere stati accolti con tanto calore ed allegria, sono stati momenti brevi ma assolutamente irripetibili, ci siamo sentiti partecipi di un evento di condivisione e di festa.P1150981 La nostra esperienza è stata semplicemente indimenticabile e, con mia gran sorpresa, ho colto degli aspetti davvero interessanti soprattutto per quanto riguarda i ragazzi come noi… nonostante non abbiamo avuto molto tempo per poter stare insieme, mi sono resa conto di come i giovani si siano interessati davvero al nostro arrivo, abbiano cercato di instaurare un rapporto riempiendoci di domande e ci abbiano trattati proprio come farebbero dei buoni amici… è bello sentirsi bene anche quando ci si trova lontani da casa.. è bello vedere che c’è gente contenta di incontrarci. Le persone che abbiamo incontrato durante il nostro cammino rappresentano una spinta dinamica per un paese che ha voglia di andare avanti e mettersi in gioco, il tempo sta cambiando lentamente il modo di pensare… i ragazzi condividono i nostri stessi interessi, hanno una gran voglia di conoscere e di sperimentare nuove esperienze ..vogliono crescere in completa spensieratezza e libertà.

– Maria Sciannimanico (Bari) -

DSC01804Si è tanto parlato di questo viaggio in Tunisia e alla fine è arrivato il momento di partire, dopo tanti preparativi, tante ansie, ma soprattutto tanta curiosità il 20 giugno 2009 eravamo lì. Una data per me da ricordare, perché dopo questo viaggio sono cambiate tante cose. È stata un’esperienza che ha lasciato qualcosa in ciascuno di noi, personalmente mi ha fatto riflettere e capire tante cose. Posso dire di aver conosciuto persone fantastiche a partire da monsieur Mongi e gli altri componenti dell’Apel, ma la cosa più bella in assoluto è stata l’accoglienza della gente del posto che ci ha ospitati con molta felicità, per loro sembrava quasi una festa e ciò mi ha fatto molto piacere, infatti la scena che penso mi resterà impressa, penso per sempre, è l’abbraccio di una signora, è stato talmente caloroso che mi ha fatto venire gli occhi lucidi perché mi dispiaceva troppo dovermene andare e sapere che magari queste persone non potrò più rivederle. P1150443L’essere perennemente circondata da bambini stupendi con gli occhi grandi e pieni di allegria ti lascia un qualcosa di particolare nel cuore che solo chi vive quest’esperienza è in grado di percepire. Vedere il viso delle donne soddisfatte di aver intrapreso una sorta di carriera grazie ai centri appositamente adibiti per permettere loro di seguire corsi di formazione tenuti da loro compagne ti fa capire quanto tutto ciò che pensavi fino ad un momento fa, il momento dopo viene subito smontato e soprattutto sapere che ci sono uomini, purtroppo ancora pochi, che appoggiano il lavoro delle loro mogli ti fa capire che la voglia di andare avanti c’è. Dopo aver visto il loro mondo, la loro vita quotidiana le loro città torni a casa tua cambiata inizi a capire di avere troppo e a voler ripartire da zero, vorresti cancellare tutti i capricci inutili ma non si può, allora cerchi ti rimediare in tutti i modi possibili. Alla fine di tutto, vorrei ringraziare tutti i miei compagni di viaggio perché se questo viaggio è stato indimenticabile è anche grazie a loro…

– Luisa Pepe (Bari) –

Premetto che sono sempre un pò in crisi quando si tratta di raccontarmi o di raccontare le mie emozioni in generale…ma farò del mio meglio.

P1160069L’arrivo in Tunisia è segnato da un caldo afoso fuori dall’aeroporto, la mia sigaretta non finisce mai e penso che il viaggio in quel pulmino sarà una tortura…dopo sei ore passate tra cori, rigorosamente del Bari, e canzoni da giostre, come le chiama Flaviano, arriviamo a Tabarka, più precisamente al CIFDER, sembra essere un po’ sperduto sulle colline e non sembra neanche di essere in Tunisia: “Chi l’avrebbe mai detto di venire a patire il freddo in Tunisia!!” dice qualcuno. Dopo il primo di una lunga serie di piatti di cous cous ognuno si ritira nella sua stanza senza particolarmente curarsi degli altri compagni di viaggio, sarà dal giorno dopo che inizieremo a comunicare e a scambiarci, oltre che il posacenere in latta, anche opinioni sulle cose nuove che vedevamo.

Il primo incontro significativo è stato quello con Mongi. Ci illustra chiaramente i fini, gli obiettivi e i mezzi dell’Apel, è chiaro, e finalmente capisco di che progetti stiamo parlando. Il contatto con i beneficiari dei progetti, anche se è durato forse troppo poco, mi lascia un pò turbata, abbiamo visto una realtà cruda, quella realtà che sai che esiste ma che non hai mai vissuto così da vicino, mi spiazza ecco, non perché non fossi pronta ma perché le persone che abbiamo incontrato avevano una luce particolare negli occhi in cui ho riconosciuto una forza mai vista.

P1150873Poi c’è stata Kairouan, e lì ho patito un pò…non tanto i 38 gradi all’ombra o il divieto di fumo per la strada, quanto per il poco interesse che si respirava nei confronti dei giovani, della cultura e della città stessa.

E infine Tunisi, città caotica, piena di cose, di colori e di profumi, sopratutto in giro per il suk, mercato dove noi donzelle non vedevamo l’ora di andare per spendere tutti i nostri dinari in manine di Fatima, ceramiche e monili vari, per non parlare delle sofferte borse in pelle.

Evidentemente le mani di Fatima non funzionano sul serio…ne avevamo almeno 5 per ogni valigia…ma neanche una valigia è arrivata a destinazione in tempo. Insomma, un viaggio davvero indimenticabile, che mi ha illuminata, d’immenso, sul mio futuro universitario e non…(infatti l’esame che dovevo dare non l’ho dato, non avevo e non ho la testa per studiare, oltre che la voglia!!!)

Vi ringrazio tutti per aver condiviso tutto ciò con me e soprattutto per avermi dato la possibilità di vivere quest’esperienza, sperando che sia la prima di una lunga serie.

– Annalisa Scudieri (Genova) –

P1150183Grazie alla nostra scuola “ITC Marco Polo” che ci ha permesso di partecipare ad un corso con l’associazione CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud), che promuove e organizza progetti di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, abbiamo approfondito argomenti come la desertificazione, il problema dell’acqua ecc., argomenti sui quali c’è pochissima informazione e dunque il disinteresse di molti giovani che non sanno ancora che questi sono problemi reali molto più vicini a noi di quanto si pensi.

Al termine del corso abbiamo partecipato ad un viaggio studio in Tunisia in collaborazione con altre organizzazioni italiane come RC (Ricerca e Cooperazione) con ragazzi di Roma e il COSPE (Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti) con ragazzi provenienti da Genova; il fine del viaggio era la conoscenza dei progetti di cooperazione internazionale del CISS. Prima di arrivare sul suolo tunisino abbiamo passato i primi giorni dal 17 al 19 giugno a Palermo dove abbiamo preso parte ad un convegno sulla desertificazione in cui le varie associazioni hanno presentato i loro progetti nei Paesi in cui il fenomeno è presente. Subito dopo siamo partiti da Palermo per Tunisi dove ci attendeva il rappresentante dell’associazione locale APEL (Association pour la Promotion de l’Emploi et du Logement) Monsieur Mongi che ci ha accompagnato per tutto il nostro soggiorno a Tabarka.P1150119 APEL è un ong (organismo non governativo) che realizza progetti per la popolazione locale e la sua ricchezza promuovendo l’artigianato e lo sviluppo locale.

(…) Nel nostro viaggio abbiamo potuto conoscere anche i beneficiari dei progetti tra cui la falegnameria. Queste donne, prima di poter lavorare hanno partecipato a dei corsi di sensibilizzazione e di preparazione al lavoro messi a disposizione delle organizzazioni presenti sul territorio. Durante tutto il viaggio abbiamo incontrato anche rappresentanti di altre associazioni, soprattutto di Kairouan, che si occupano della salvaguardia della Medina (ASMK).

DSC01943Gli ultimi giorni del viaggio li abbiamo passati nella capitale tunisina e questa è stata la parte “turisti per caso” in cui ci siamo rilassati passando un pomeriggio in compagnia di donne meravigliose dell’Hammam di quartiere che ti trasmettevano tanta felicità e sicurezza con i loro gesti e i loro sguardi, mi ha stupito l’accoglienza di tutte le persone che abbiamo incontrato, la premura che avevano nei nostri confronti e della complicità che c’era tra noi e loro, anche il solo gesto di sparecchiare la tavola insieme mi ha fatto stare bene e mi sono resa conto di come la gente possa essere felice pur vivendo in un mondo in cui si fa fatica ad andare avanti.

– Federica Notarstefano (Bari) –

P1150192Il rientro è stato carico di energia da parte dei miei familiari ma non posso dire lo stesso da parte mia; più mi allontanavo dall’aeroporto e più stavo male. Sono stato male a tal punto da farmi venire un tremendo mal di stomaco e per finire la febbre fino a 40 giuro! Non scherzo, la nostalgia mi ha preso completamente… Non dimenticherò mai tutti i giorni passati insieme, le cose fatte, i colori, il cibo, i giochi, i gelsomini, la nostra reggia a Tabarka (il CIFDER), il bagno turco, poi tutte le persone che abbiamo conosciuto a partire da (non mi vogliate male ma non ho idea di come si scrivano esattamente): Monsieur Mongi, Pasqua, Lita, Brando, Giulia, Denise, Edana, Slamine, Rouisse, le persone incontrate a Tabarka, a Kairouan, e gli stessi ragazzi con cui ho condiviso questo bellissimo, grandioso, stupendo periodo che non so come descrivere…

– Giuseppe Massaria (Roma) –

P1150102Credo che le parole non bastino per descrivere un sentimento, per descrivere un qualcosa che ti porti dentro e che sicuramente non andrà mai via; beh dal mio cuore e dalla mia mente non andranno mai via, ma davvero mai tutti e sottolineo tutti i momenti passati nei 12 giorni più belli della mia vita. Sono parole forti lo so, ma è la realtà, conoscere nuove persone e condividere con loro ogni aspetto di un posto lontano e diverso dal nostro è realmente straordinario. Non nego che oltre alla forte voglia di visitare, osservare, analizzare ogni singolo elemento della Tunisia, inizialmente partivo con un piccolo grande pregiudizio nei confronti di gente designata dalla massa come sporca e ladra; ammisi per la prima volta questo mio sentimento, sensazione, a Palermo, nella sede del CISS, precisamente ai miei compagni e soprattutto a Lita, che con la sua estrema sapienza, non cercò di convincermi del contrario, ma mi chiese di visitare quel paese con occhi non influenzati dai quei piccoli pregiudizi che coltivavo in me da tempo. Arrivato in Tunisia ho avuto un impatto forte, estremamente forte, avevo la sensazione, o ancor meglio la conferma di essere finito in un paese con delle origini e delle tradizioni tanto lontane e diverse dalle nostre, ma allo stesso tempo cresceva in me la voglia di conoscere, conoscere bene questo nuovo paese, questa nuova gente. Era strano per me, ma credo anche per il resto della fantastica “squadra”, guardare gente che camminava su un’autostrada, come se camminasse in un normale paesino, guardare dei paesaggi per certi versi lontani dai nostri… insomma tutto risultava differente dalle mie consuetudinarie dimensioni. È stata proprio questa differenza a creare in me un forte stimolo di curiosità, voglia di conoscere cose che non avrei mai immaginato di vedere. In questi dodici giorni ho conosciuto gente straordinaria, pronta ad offrirti il meglio, ad accoglierti in una maniera stupenda, famiglie allegre nonostante grossi problemi; P1150290e poi quei fantastici bambini, per me straordinari… avevano degli occhi che esprimevano tutto, nonostante i problemi, non ti negavano mai un sorriso, elemento che a molti nel “tanto amato Occidente” manca. Sarebbe però troppo facile descrivere il tutto in maniera perfetta, qualche elemento differente dal mio modo di pensare in realtà è emerso, e proprio quando abbiamo visitato la città che tende e vuole somigliare fortemente all’occidente, che “strana” coincidenza.

Essere definito mafioso ad un italiano certamente non piace e io naturalmente la prendevo come un’offesa, ma giuro quando sentivo chiamarmi così nella mia mente balzava all’improvviso l’immagine di Lita, Pasqua, che al CISS non facevano altro che insegnarmi come sia stupido giudicare un popolo a grandi linee e per sentito dire.

P1160239…Spesso, mi soffermo a pensare e in ogni mio pensiero, da quando siamo tornati, c’è la Tunisia. Per Tunisia io intendo tutto, la nazione in sé e per sé, la gente con cui ho condiviso tutto, Pasqua, Brando, Denise, Annalisa, “u’ passaport” che l’altro giorno mi è capitato di vedere e quasi quasi mi emozionavo anche, e tutti gli altri. In questi 12 giorni, che spero di rivivere prima o poi, ho imparato tanto, è l’ennesima volta che lo dico, ma è così, ho toccato con mano tutto: ho toccato con mano la “Tunisia”, vicoli caratteristici, semplici persone che nella mia nazione non avrei mai visto, insomma… non ho parole per descrivere ciò che ho provato. Tutto questo è stato bello, stupendo, non mancava mai il sorriso tra noi, ma davvero era tutto straordinariamente unico, come potrei dimenticare le mie scarpe appese a un filo, come potrei dimenticare la mia nuova esperienza con un bidè mai visto in vita mia, come potrei dimenticare Pasqua che come una sorella maggiore cercava di rubarmi il telecomando del condizionatore per via della bassa temperatura che io stabilivo, come potrei dimenticarmi la mia paura nel viaggio più lungo che io abbia mai potuto fare, e attenzione non parlo di Bari-Palermo in bus, ma di Tunisi-Sidi Bou Said in tram; quel passaporto che ho provato a nascondere in tutti i punti e ahimè anche nelle mutande, come potrei dimenticarmi dell’Hammam, di quei massaggi così “delicati” e di quel “dolce” uomo che ci raccontava la sua grandiosa vita in Italia e per finire ci chiese dove fosse il nostro albergo e noi i 4 machi del gruppo che in quell’istante sudavamo più di quanto avessimo sudato in sauna… come potrei dimenticarmi di VOI, capaci di avermi fatto vivere un’esperienza che non andrà mai via dal mio cuore e dalla mia mente.

– Flaviano Speranza (Bari) –

P1150563Ho nel cuore ancora viva la gioia dei momenti passati insieme, il volto delle splendide persone conosciute e il sapore di una Tunisia sicuramente più vera di quella che una semplice vacanza avrebbe potuto darmi. Mi accompagna la certezza che esistono persone capaci di lottare e credere in un mondo migliore, di non arrendersi di fronte a un mondo ingiusto. Per quanto mi riguarda questo viaggio è stata la risposta che cercavo e ha reso più forte e chiara in me anche la strada da percorrere per quanto riguarda il mio futuro post universitario.

– Gabriella Iannuzzi (Genova) –

DSC02043Già dall’atterraggio la Tunisia mi è parsa come uno strano mondo che corre con i suoi tempi dolci e tranquilli. Percorrendo i corridoi dell’aeroporto, arrivando al controllo passaporti sentivo già che stavo per vivere un’esperienza che avrebbe lasciato un marchio indelebile nella mia vita.

Con curiosità e un pò di timore varcai la soglia che separava l’aria fresca quasi gelida dell’aeroporto da quella calda quasi afosa della Tunisia. Dove mi trovo? Mi chiesi; Appena metto piede fuori due uomini vestiti in stile facchini da grand hotel, mi scambiano per un qualsiasi turista arrivato per sperperare denaro e riempire le tasche dei proprietari incoscienti dei villaggi turistici, e cercano in tutti i modi di aiutarmi a sistemare le valigie sul pulmino per ricevere in cambio qualche spicciolo. Come ogni turista che si possa definire tale non vedevo l’ora di immergermi nella vita di questo così a me ignoto modo di vivere.

DSC01578La prima notte l’ho passata a pormi mille domande ero curioso di vedere e di sapere. Finalmente dopo un’interessante conferenza sui progetti che da lì a poco avrei visitato, incominciai la mia avventura. La Città di Tabarka è la mia preferita, mi sono sentito a casa mia, gli abitanti erano un pò “baresi”, non so perché ma avevano qualcosa di quello che io chiamo “baresità”, un’accoglienza che in molti casi sembrava anche troppo confidenziale, che però mi faceva sentire proprio a due passi da casa mia.

P1150926I tunisini hanno dell’Italia una buonissima idea, ciò mi ha inorgoglito tantissimo e ho cercato in tutti i modi di rendere quell’immagine ancor più bella. Anche la Tunisia mi ha dato un’ottima impressione, un paese che ha voglia di crescere, di diventare grande; questo rispecchia esattamente le mie ambizioni. Purtroppo dopo quattro giorni abbiamo dovuto salutare Tabarka, il suo folklore degno di Napoli e purtroppo anche monsieur Mongi, un signore tanto simpatico e gentile che in pochi giorni è entrato nel cuore dei più teneri e non solo.

P1150964Pensavo di aver visto quasi tutto della Tunisia, che sembrava piatta e uniforme in tutti i suoi paesaggi antropici e non, ma ignoravo l’esistenza di una spettacolare città di Kairouan: ho avuto la fortuna di vedere uno dei luoghi più importanti della religione islamica. Lì si che era davvero caotico: turisti stranieri, turisti che provenivano da tutti i paesi del mondo islamico e noi, un gruppo di ragazzetti che avevano fame di sapere. Ero spaesato, mi sembrava che ogni mio passo sui pavimenti perfettamente decorati della grande moschea deturpasse qualcosa di davvero importante e camminavo quasi in punta di piedi, come ho già detto i tunisini sono davvero ospitali e non appena ne ho conosciuto uno mi sono tranquillizzato e ho cominciato ad ammirare.

Tunisi, invece, per me non è stata come le altre città, l’ho vista di sfuggita, grandi palazzi accostati a rovine di case abbandonate, grande ricchezza e grande povertà una accanto all’altra. Ho avuto la sensazione di poter fare qualcosa ma non sapevo cosa. Bruttissimo!

Quello che mi è rimasto della Tunisia?

P1150455Le donne stanno cambiando, ora conoscono i loro diritti, parlare con loro è stato davvero emozionante, i loro occhi dicevano tutto. Vogliono essere anche loro le protagoniste della crescita tunisina e questo non può fare che del bene alla loro ascesa.

Oltretutto ritornerei sul terrazzo del CIFDER, perché ho visto qualcosa che mi hanno rubato, che l’uomo occidentale non ha più tenuto presente.

Nessun bambino o adulto italiano che sia ha mai visto un cielo pieno di stelle come quello che si vedeva da lì, senza che nessuna luce o nessun aereo rovinasse quello spettacolo che ci è stato donato e che purtroppo non abbiamo saputo apprezzare.

– Michele Biccarino (Bari) –


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