da Gabriella Iannuzzi (Genova)

Arrivo a Tunisi.

Mi accoglie una una ventata di aria calda e afosa. Da Tunisi partiamo subito per Tabarka, il nostro viaggio dura circa quattro ore.

La gioia è più forte della stanchezza e i miei occhi sono sgranati alla vista di quelle terre sconosciute.  Attraversiamo coltivazioni di girasole, di vite, terre aride e adibite al pascolo, numerosi sono i venditori di angurie lungo la strada. L’aria qui ha un sapore di vissuto, di passato, sarà forse una mia impressione dettata dalla vista di uomini in groppa ad asini e in sella a motorini vecchi, di donne che portano gli animali al pascolo e di pastori e contadini che riposano all’ombra degli alberi.

Il centro in cui siamo ospiti (CIFDER) è situato nella periferia di Tabarka ed è immerso in una silenziosa campagna… che pace che si respira! è un silenzio a cui non sono abituata…
Che emozione forte la vista di un immenso cielo stellato dal terrazzo del CIFDER, il respiro per un attimo si è sospeso alla vista di quello spettacolo, di quell’immensità che si spalancava di fronte ai miei occhi, un cielo che appare nella sua maestosità e nella sua  bellezza.
Le persone che ci accolgono nel centro sono veramente affabili e subito ci mettono a nostro agio.

Monji ci parla dell’ APEL una ONG di cui fa parte da circa 25 anni e che è nata con l’obiettivo di sostenere l’economia locale in zone estremamente povere del nord della Tunisia e aiutare la popolazione ad essere parte attiva dei progetti intrapresi evitando un inutile assistenzialismo.

I beneficiari sono dunque attori diretti del processo di sviluppo!!!

Questa organizzazione lavora in collaborazione con altre ONG del nord del mondo, le quali sostengono i progetti promossi dall’APEL.

Negli occhi di Monji leggo una grande forza d’animo, l’amore per la sua gente, il desiderio di spendersi per un mondo più giusto nel quale come lui dice “tutti siamo responsabili della povertà” sebbene sembri non riguardarci direttamente.

Nei giorni seguenti siamo andati a visitare alcuni dei progetti attivi in questa regione quali ad esempio: un centro di formazione femminile; un progetto sull’agricoltura e l’allevamento e un progetto di sostegno dell’economia di una comunità montana. Oltre alla possibilità di comprendere meglio l’articolazione di tali progetti, siamo entrati in contatto con la gente del posto, e siamo stati anche ospiti presso alcune famiglie. Non potrò mai dimenticare l’abbraccio stretto di una donna araba e il suo caloroso benvenuto a casa sua, e sebbene io non comprendessi la lingua, la sua affabilità è giunta a me al dì là delle parole. Quanti sorrisi a quanta gioia si leggeva sul volto di questa gente e dei loro bimbi!
Ripensando alle parole che Monji ci aveva detto il primo giorno: “lavoreremo insieme con spirito di apertura e di scambio e conoscerete in questi giorni un altro modo di vivere”, mi rendo sempre più conto di quanto quest’esperienza mi stia aprendo cuore e mente e mi stia dando la possibilità di avvicinarmi ad un mondo a me sconosciuto abbattendo preconcetti e luoghi comuni.