di Luigi Menchini – cooperante CISS in Libano

Altre immagini che si commentano con poche parole.
Uso foto ufficiali quando posso perchè per molti di quelli che conoscono il Libano e sopratutto Tripoli, tutto questo che sta succedendo, così come lo racconto almeno, sembra incredibile.
“Il Libano è sempre turbolento”, “il Libano, si sa…”, e molti pure aggiungono “…ma non starai esagerando un pò?”

Credo che non si valuti abbastanza a fondo cosa vuol dire quel che sta succedendo nella regione, sopratutto per il dramma che si sta consumando in Siria, per il ruolo reciproco di Israele da un lato ed Iran dall’altro; e quanto di questo si focalizzi proprio qui, a Tripoli e nel nord del paese.
Tradizionalmente i problemi in Libano sono al sud, dove infatti è attestata la missione ONU UNIFIL; ora invece che la situazione si sta complicando, è proprio qua al nord dove arrivano i profughi in fuga e le cose si fanno più pesanti e minacciose, anche per i focolai mai spenti delle divisioni, eredità della guerra civile, come dimostrano gli scontri armati per strada, la condizione di una cittadinanza armata che si fronteggia quotidianamente.

Un altro esempio facile facile: navi da guerra iraniane hanno attraversato Suez entrando nel Mediterraneo (evento storico, è la seconda volta in 33 anni); mandate in appoggio al regime siriano, sono ora ormeggiate nel porto siriano di Tartus… a 45 chilometri da Tripoli, cioe – appena oltre la frontiera.

Sono informazioni che difficilmente si troverebbero sui media normalmente; per questo cerco di diffonderle, anche in questa maniera: sono tasselli che completano un poco un puzzle sempre lasciato in sospeso.

Due foto da “leggere”,  sono queste che seguono:

nella prima, scattata il sabato 11 febbraio in una piazza nel centro di Tripoli, 3 ragazzini in “tutina da festa” brandiscono entusiasti un gran fucile AK47 Kalashnikov (vero, non giocattolo), davanti ad un operatore della CR Libanese (in tenuta “da guerra”).
Colpisce l’allegria dei ragazzini e l’indifferenza dei diversi adulti intorno (prima di tutti quelli della CR). In più, c’è una cosa che sembra curiosa: sul vetro dell’ambulanza, fa spicco un simbolino di divieto, come quelli che vietano fumare o l’uso dei cellulari in certi posti… ebbene, sembra proprio che l’unico posto dove le armi non siano ammesse, in Tripoli, siano le ambulanze della CR. Chissà perchè, poi.

 

Children play with a rifle amid clashes in Tripoli on February 11. Some are calling for an “arms-free” city,but will it work? (AFP photo)

February 13, 2012 A gunman stands on a street in Tripoli, which experienced a fierce conflict over the weekend, something authorities have not responded adequately to. (AFP photo)

La strada è l’ormai famosa “Siria ave.”, normalmente la strada più trafficata di Tripoli; il lato sinistro del viale è il quartiere di Bab El-Tabbaneh, quello a destra è Jabal Mohsen. Le chiome delle palme dello spartitraffico sono state tagliate o bruciate per non ostacolare la mira di chi spara attraverso. L’uomo, abitante di Bab El Tabbaneh, è uno “sniper”, “cacciapersone”; “cecchino” in italiano, come dimostra il suo fucile M19S con telemetro. Aspetta che qualcuno s’affacci sull’altro lato della strada.