You are currently browsing the tag archive for the 'Africa' tag.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Soltanto adesso, a fine ottobre 2009, piove qui a Konso dopo quasi nove mesi di siccità.
I campi sono deserti, brulli, neanche l’erba per gli animali. La gente è abituata alla siccità, la distribuzione di cibo funziona bene, ma la vita dei più deboli (vecchi, bambini e donne incinte) è a rischio.
In questo scenario a tinte scure risaltano alcune novità: l’approvazione della nuova legge sulle ONG (gennaio 2009) ha portato cambiamenti nel panorama della agenzie presenti sul territorio. Mentre immutate sono le agenzie internazionali, che dovrebbero aver riconfermato il permesso di lavoro nel paese, le ONG locali sono state colpite in pieno dalla riforma, che, come avevamo già intuito l’anno scorso, erano il vero obiettivo della legge.
di Ylenia Marsigliano – Bari
Beh, che dire… è stata un’esperienza unica e indimenticabile che mi fa riflettere ogni volta che ricordo quei giorni.
Penso a quando se ne parlava soltanto e poi invece è passato tutto così in fretta. Prima di arrivare in Tunisia abbiamo trascorso 3 giorni a Palermo dove si è consolidato un gruppo favoloso protagonista di questa avventura.
…Ed ora, ecco la Tunisia, la nostra Tunisia, quella che non si può capire dai racconti ma bisogna viverla!
Per me è stata una scommessa vinta alla grande perchè mi sono resa conto di una realtà molto diversa dalla nostra, ma non per questo peggiore.
UNA BREVE PREMESSA.
L’educazione allo sviluppo, alla cittadinanza attiva, all’intercultura e ai diritti umani è l’educazione civica del futuro. Essa crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela in Italia come nel resto del mondo.
Sensibilizzare, informare, conoscere i temi e i problemi legati allo sviluppo e ai modelli della nostra società sono punti cardine dell’educare allo sviluppo.
Coinvolgere i giovani in un’esperienza simile in maniera attiva è di primaria importanza, quando si pensa, come noi pensiamo, che i giovani non siano semplicemente una “categoria” cui rivolgersi, ma rappresentano in se stessi la chiave dell’attivarsi di un cambiamento, di una cultura diversa che attraverso loro si possa diffondere. Lavorare con i giovani significa lavorare con il futuro della società civile e agire per fornire loro gli strumenti per leggere la realtà in maniera critica, acquisire competenze, conoscenze e capacità affinché diventino essi stessi moltiplicatori di idee, informazioni, progetti, cambiamento, appunto. Tra tutte le attività possibili, diffondere e seminare i valori dell’interrelazione, dell’interculturalità, del volontariato, della solidarietà, favorire gli scambi e le esperienze dirette in diversi contesti sono tra gli obiettivi primi da perseguire, legati a un processo formativo non individuale, ma di gruppo, cosa di assoluto valore.
L’esperienza di viaggio, messa in atto attraverso il progetto di educazione allo sviluppo “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” promosso da 4 Ong Italiane CISS, RC, COSPE, COOPI e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, e il percorso di educazione allo sviluppo in “Volontariato giovanile e cooperazione Internazionale” attivato presso l’Istituto Tecnico Commerciale e linguistico “Marco Polo” di Bari, parte da tutto questo e lo attualizza; risultato: un’esperienza bellissima in cui ragazzi, di età compresa fra i 17 e i 22 anni, provenienti da Bari, Roma e Genova hanno potuto unire la teoria con la pratica dell’educare allo sviluppo, partecipando prima a un convegno internazionale a Palermo sulla desertificazione e visitando, poi, in Tunisia progetti di cooperazione internazionale.
Il viaggio, infatti, ha avuto inizio in Sicilia, con la partecipazione al Convegno Internazionale a Palermo, dal titolo “Desertificazione: Un futuro di sabbia?”, nell’ambito del progetto “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” quale primo momento di condivisione e conoscenza, per poi proseguire con il viaggio in Tunisia dal 20 al 29 giugno 2009, passando da Tabarka a Bulla Regia, a El KEf, Kairouan, Tunisi e infine Sidi Bou Said. Gli input e le emozioni sono state tantissime e di ritorno da Kairouan, da Tabarka dai progetti e dalla popolazione locale, Tunisi ha rappresentato una dimensione completamente diversa per i ragazzi. Nonostante la visita a zone di particolare interesse storico e artistico come il Museo del Bardo nella stessa Tunisi e Sidi Bou Said, piccolo borgo arabo poco distante da Tunisi, i pensieri andavano costantemente al vissuto dei giorni precedenti, alle persone, ai ragazzi incontrati e alla possibilità di fare qualcosa per quei progetti o per fare sì che percorsi e viaggi di studio come questo potessero essere replicati.
Il viaggio è stata un’opportunità, per i ragazzi coinvolti, di confronto, scambio, reciproca conoscenza, ma soprattutto di molto altro, che forse i loro racconti, nella loro semplicità, possono trasmettervi; eccoli, buona lettura!
Pasqua de Candia
CISS- sede territoriale Puglia
di Antonella Di Salvo
Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.
Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.
…di nuovo in partenza! E mi sa che ce ne saranno molte altre nei prossimi giorni. Questa volta si va a Zouerat, circa 600km da Nouadhibou, il programma prevede che per una decina di giorni lavoreremo qui. Come arrivarci? Naturalmente prendendo l’unico treno che esiste in Mauritania…
da Carolina Martin- Tirand
Fatimetou è una bella ragazza. Le piace vestirsi di colori brillanti e circondare il suo viso di una bella melefa. Fatimetou è una ragazza intelligente. Dato che è una buona studentessa i suoi genitori le hanno permesso di continuare a studiare, contrariamente a sua sorella Aminata, che ha lasciato la scuola a 10 anni perché doveva occuparsi dei suoi fratelli piccoli. Fatimetou sa però che quando compirà 16 non potrà proseguire gli studi, perché nel suo villaggio non c’è la scuola per i grandi e i suoi genitori non possono pagarle la permanenza fuori casa. I suoi genitori stanno risparmiando per far studiare nella capitale della provincia suo fratello piccolo.
Fatimetou studia con altri quaranta bambini e bambine di diverse età. Parla un pò francese, anche se non ha mai conosciuto un vero francese. E’ brava in geografia però il suo punto forte è la matematica. A Fatimetou piacerebbe fare la professoressa.
Fatimetou guarda la donna straniera con ammirazione. Pensa che è molto bella. Invidia la sua pelle bianca che si brucia al sole, i suoi occhi verdi e i suoi capelli ondulati e sciolti, senza trecce né parrucche. Invidia il suo orologio, i suoi orecchini e la sua macchina fotografica. La donna bianca l’ha guardata e sorride. Fatimetou è timida, però mantiene lo sguardo e si fa molto seria quando la donna bianca le fa una foto. In fondo si sente orgogliosa che abbia scelto lei fra tutte le altre ragazze del villaggio. A Fatimetou non piacciono molto i pantaloni della donna bianca: sono cose da uomini, non sono per le donne. Però sa che le nazrani (cristiane) sono diverse. Vanno in lussuose macchine e hanno tante cose. Sono ricche e possono andare dove vogliono. E’ per quello che Fatimetou la invidia mentre commenta con le amiche quanto è bella, anche se la trova un po’ svergognata: la donna bianca viaggia da sola con due uomini che non sono né suo marito né suo padre.
di Nino Rocca – Vicepresidente CISS
Il 23 giugno 1960 Patrice Emery Lumumba divenne il Primo Ministro del Congo indipendente.
Al discorso inaugurale della sua carica alla presenza delle più alte autorità coloniali belghe, Lumumba dichiarava la sua intenzione di nazionalizzare le risorse del paese a vantaggio della popolazione, dando il ben servito agli oppressori belgi.
“Il movimento ha come scopo fondamentale la liberazione del popolo congolese dal regime coloniale e l’accesso all’indipendenza. Vogliamo dire addio al vecchio regime, a questo regime di soggezione che priva i nostri connazionali dei diritti riconosciuti a tutti gli esseri umani e ai liberi cittadini. L’Africa è impegnata in una lotta senza quartiere per la propria liberazione. I nostri compatrioti devono unirsi a noi per servire più efficacemente la causa nazionale e affermare la volontà di un popolo determinato a liberarsi dalle catene del paternalismo e del colonialismo”.
“Noi abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, le sferzate, e dovevamo soffrire da mattina a sera perché eravamo negri. Chi dimenticherà le celle dove furono gettati quanti non volevano sottomettersi a un regime di ingiustizia, di sfruttamento e di oppressione?”.
Questo discorso inaugurale, rimasto famoso per la sua incisività e per la sua irruenza, turbò gli ex colonizzatori che giudicarono troppo pericoloso per i propri interessi, consolidati nel tempo della lunga colonizzazione.
Fu così che decisero di eliminare Lumumba. Read the rest of this entry »
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
La strada che arriverà alla valle dell’Omo, sul confine con Sudan e Kenya ha raggiunto Konso. Una vera strada asfaltata, larga e liscia che interrompe il paesaggio ma te lo fa riscoprire da angoli inusitati. Chissà quanto durerà, si chiedono tutti, visto il degrado di quella verso Addis Abeba, completata qualche anno fà e mai riparata.
Vicino alla foresta del Kalla, capo spirituale dei Konso di una volta, c’è , lì dalla notte dei tempi, un masso gigantesco, un monolite di basalto colonnare, circondato da una slavina instabile di frammenti di basalto, sassi neri, pesanti, lucidi, sui quali è perfino difficile camminare. Quando il corteo nuziale con la sposa del Kalla si avvicinava alla sua dimora nella foresta (sacra, e pertanto ancora miracolosamente sopravvissuta al taglio indiscriminato degli alberi) era usanza che si fermasse a riprendere fiato accanto alla pietra nera, prima d’affrontare l’ultima salita.
Il tracciato della strada deve per forza sfiorare la foresta, il monolite incombe su di esso: l’impresa chiede il permesso di rimuoverlo. Cominciano le trattative con il Kalla e i villaggi coinvolti dall’esproprio delle terre coltivabili. Ma avviene un fatto inusuale: in esse interviene una ONG locale, Parka, da poco tempo stabilitasi a Konso. Questa si occupa di cultura, ma la loro attività ha, sin dall’inizio comportato una pesante interferenza con istituzioni governative ma anche tradizionali che hanno spaccato la società in due fazioni, quelli pro-parka e gli altri, i contrari.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Dopo gli scontri al confine occidentale della woreda (provincia), dovuti alla richiesta di autonomia amministrativa della minoranza di lingua Gawadigna che si erano conclusi con l’occupazione militare dei villaggi da parte delle forze militari federali (l’Etiopia che si è dotata di una struttura federale assai avanzata ha trasformato le sue pre-esistenti forze speciali di pronto intervento in reparti federali, dipendenti direttamente dalla presidenza del consiglio), un’altra emergenza segna questo primo anno del terzo millennio (il calendario etiopico festeggia adesso l’anno 2000).




Interazioni