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di Piero Alfano, Palma Audino, Gloria Cipolla, Salvo Ciulla, Nino Rocca, Maria Patrizia Salatiello

Negli ultimi quindici anni si assiste a Kinshasa, in Congo, ad un drammatico fenomeno definito come “i bambini stregone”, fenomeno che si sta espandendo a macchia d’olio in altri paesi d’Africa. Stiamo parlando di bambini accusati di essere degli stregoni malvagi e di essere di conseguenza la causa di ogni male che accade in seno alla famiglia, casi di follia, cancri, attacchi cardiaci dei loro parenti o dei loro genitori, la perdita del lavoro, la morte di uno o più membri della famiglia, le infezioni di AIDS, vissuta come una malattia misteriosa di cui non si comprende la genesi.

Spesso tutti questi sospetti e queste accusano portano a violenti conflitti in seno alla famiglia del bambino sospettato, che viene picchiato severamente e in casi estremi ucciso dai membri della famiglia o dai vicini.

Sebbene tali forme di estrema violenza non siano la regola, molti di questi bambini sono comunque disconosciuti e ripudiati. Rimossi, privati di tutto, ma temuti dai più, i presunti bambini stregone (chiamati sheta, tsor o tshor dal francese sorcier, stregone) finiscono nella strada. Il loro numero sarebbe fra 30.000 e 50.000 a Kinshasa. Il CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) è già da tempo impegnato in un progetto di recupero dei bambini di strada e s’è trovato di fronte anche questi piccoli.

Per una migliore prassi operativa, partendo dal presupposto che il recupero dell’infanzia richieda innanzitutto una piena comprensione dei fenomeni che sottendono le situazioni, il CISS ha costituito, ormai quasi due anni fa, un gruppo di ricerca che studi a fondo il fenomeno dei bambini stregone.

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di Fulvia Antonelli, ricercatrice CISS per la componente studio antropologico nelll’ambito del progetto ‘Prevention de la migration illegale des mineurs non accompagnees – UE’

Safi, o meglio in arabo Esfi, è una città della costa del Marocco situata tra Casablanca e Marrakesh, vicino ad Essaouira, famosa meta turistica degli appassionati del surf e della musica Gnaoua. Il cuore di Safi è la marsa, il porto della città, centro di attività economiche importanti (esportazione di fosfati e pesca di sardine) a livello nazionale. Safi è una bella città: strade larghe, ariose, un lungomare panoramico sull’Oceano nel suo centro storico, una Medina circondata dalle fortificazioni che i portoghesi che conquistarono la città hanno edificato insieme all’antico quartiere ai suoi piedi che si affaccia sul mare.

Sembra tutto bene all’apparenza, ma Safi non è così felice come potrebbe apparire.

Capitolo primo - Marsa

Basta salire sulle colline interne della città e allontanarsi dalla costa e si apre il mondo dei quartieri popolari di Safi, quelli dove vivono gli uomini che ogni giorno scendono al marsa per lavorare nella pesca delle sardine o nei mille lavori informali che il porto genera: c’è chi lavora alla manutenzione dei pescherecci, chi “esce al mare” per la pesca delle sardine, chi le scarica e le vende nel mercato del porto, chi porta e vende il ghiaccio, chi pulisce il pesce, chi raccoglie il pesce che cade durante le operazioni di scarico e lo vende per sopravvivere almeno quella giornata, chi sta intorno a tutte queste operazioni e aspetta l’occasione per guadagnarsi qualche sigaretta con un piccolo favore.

La marsa è un mondo completamente maschile, dove bisogna lottare per farsi posto, perché è un mercato del lavoro precario dove ogni giorno bisogna riaffermare il proprio ruolo e ritagliarsi uno spazio per faticare. C’è chi guadagna come pescatore, lavorando dalle 7 del mattino alle 6 della sera, 100 dirham alla settimana (circa 10 euro), ma c’è anche chi ne guadagna molti di meno, e poi c’è anche chi lavora per portare a casa una busta di pesce per poter mangiare. Nel marsa conta il rispetto, gli uomini che ci lavorano hanno storie alle spalle che vedi stampate sui loro corpi: lunghe cicatrici di tagli di coltello rimediate nelle risse al porto, tatuaggi che raccontano un passato fatto di galera, la povertà di chi non ha speranza di un lavoro più qualificato, ragazzi con i visi bruciati e invecchiati dalla fatica quotidiana e da tutto ciò – come l’alcol- che aiuta a sopportare la fatica quotidiana.

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di Pasqua De Candia – CISS

27 gennaio 2010

Lisanga Boboto, due parole che in Lingala significano libertà e pace, è il nome della ONG che gestisce un centro di accoglienza in un quartiere di Kinshasa, il quartiere N’SELE, uno dei quartieri periferici della megalopoli, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, in cui sono ormai stanziali un gran numero di rifugiati, inutile dire che il livello di povertà è altissimo.

Incontriamo Padre Blaise, che gestisce il centro e le sue attività e le donne, le mamme che nel centro lavorano e beneficiano delle attività del progetto..Parliamo, ci spiegano quello che fanno e come lo fanno.. facciamo un giro per il campo, ci dirigiamo al fiume..

Qui le donne vengono a lavare la roba, i bambini fanno il bagno e la mattina presto, prima che il fiume si popoli, sempre le donne vanno a prendersi l’acqua per bere, cucinare lavarsi, lavare i loro bambini..

Per scendere al fiume c’è una discesa di terra ripida e scivolosa.

Mentre scendevamo, cercando di mantenere con posizioni improbabili l’equilibrio, qualcuna delle donne che ci accompagnava è anche scivolata..

Guardavo questa scena, i ragazzi che ridevano e giocavano, facendosi scherzi con l’acqua, e guardavano i “mundele”.. questi strani ospiti bianchi; le donne lavavano roba e pentole.. il mio sguardo si è fermato su due donne che stavano arrivando dall’altro lato del fiume, madre e figlia, dietro di loro un bambino, portavano tutti fasci enormi di legna sulla testa..

Hanno attraversato il fiume, sono venute vicino a dove eravamo, si son tolte i fasci dalla testa, si son rinfrescate e si son fermate a parlare con le donne che ci accompagnavano…

Son rimasta lì a guardare soprattutto la donna giovane, che portava il fascio di legna più voluminoso e pesante… tre delle donne che ci accompagnavano l’hanno aiutata a rimettere il fascio sulla testa..

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di Margherita Maniscalco – CISS

Risate frivole, minigonne simil-inesistenti, una multisala cinematografica in una city mall al lato di boulevard attraversati da land rovers….sono di ritorno, facendo tappa in una Florida sbrilluccicante che ostenta lo sviluppo e il progresso…e mi chiedo se due Americhe così diverse potranno mai capirsi….

Ripenso a queste giornate boliviane. Una Bolivia che forse più degli altri paesi del continente latinoamericano riesce ancora a proporre uno stile di vita diverso, autonomo. Per le strade di La Paz, le donne che vestono le pesanti pollera colorate con l’immancabile bombetta nera sul capo, rendono viva ogni giorno la tradizione dei popoli Aymarà o Quechua. Qui non c’è bisogno del cellulare, l’Entel, la compagna di telefonia e comunicazioni del paese (ri-nazionalizzata dal Governo Morales dopo che la Telecom Italia nel 1995 aveva acquisito il 50% della società)– ti da la possibilità di chiamare ovunque con pochi pesos boliviani mentre non c’è motivo di possedere un automobile, i micro e i bus ti portano in qualsiasi momento in qualsiasi angolo della città tu desideri andare. Poche sono le case nella città satellite di El Alto che possiedono i servizi igienici….ma i bagni pubblici almeno in parte sopperiscono a tale mancanza.

Forse l’unico paese dove Mc Donald ha dovuto chiudere 8 ristoranti e uscire dal paese nel 2002, principalmente per scarsi profitti….nessun boliviano sarebbe stato disposto ad abbandonare l’uso di sedersi per strada tra i mercati su una cassetta della frutta in un comedores improvvisato per mangiare con pochi centesimi di Euro pollo fritto, saltenas o empanadas condite con la salsa piccante llajhua. Qui l’importanza delle tradizioni è riconosciuta, valorizzata; si parla del trionfo dell’indigenismo. Cerco di capire cosa ci sia dietro questo termine…rivendicazione di un’autonomia, di un’indipendenza dai sistemi neoliberali e capitalisti mondiali, conservazione delle tradizioni, autonomia territoriale, autodeterminazione delle comunità…..l’espulsione dell’ambasciatore statunitense nel 2008, la nazionalizzazione del settore degli idrocarburi, la lotta contro il latifondismo, il limite alla proprietà privata…Dopo decenni di governi di origine che hanno messo al margine dell’economia e della politica le comunità locali con il secondo mandato presidenziale di un aymara, campesino e cocalero ora riacquistano la propria dignità.

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di Federica Infantino – Servizio Volontariato EuropeoEAC_Youth_4c_IT

Asilah, 20 Luglio-9 Agosto 2009

Dopo il mese di Giugno e Luglio trascorso con un gruppo di ragazze tra i 13 e 15 anni al Foyer di Bayti a Casablanca a fare degli incontri teatrali, siamo partiti con un gruppo di 52 ragazzi dai 5 ai 25 anni in colonie de vacance sull’oceano tra Asilah e Tangeri.

IMG_1173Il posto che ci ospita è uno di quei numerosissimi luoghi che facilmente si incontrano sulle autostrade e strade statali marocchine che sono stati costruiti per accogliere durante i loro viaggi di ritorno in Marocco gli emigranti o meglio come li definisce il governo, i Marocains Résidents à l’Etranger. Quello che ci ospita è stato costruito su una strada statale, ma da quando esiste l’uscita dell’autostrada di Asilah e i MRE prendono l’autostrada, non è più utilizzato e quindi dal 2001, per ordine del Re, è stato dato a Bayti.

IMG_0227Siamo a 600 m dall’oceano e da una spiaggia bellissima, lì però le correnti sono forti e pericolose quindi non si va al mare tutti i giorni. Io dormo in stanza con le tre cuoche e le loro figlie e nipoti che danno un pò una mano in cucina. Le tre super cuoche che si sono occupate per 24 giorni della colazione, del pranzo, della merenda e della cena per 70 persone (tra ragazzi e personale) mi hanno praticamente adottata e oltre a viziarmi da un punto di vista culinario, mi hanno fatto da insegnanti di arabo, di danze orientali, di canto e addirittura un giorno in cui hanno deciso di non fare entrare nessuno in cucina, l’unica a cui hanno dato l’autorizzazione sono stata io!!!! Le relazioni che ho instaurato sono state molto buone con tutti, dalle cuoche all’autista, dal guardiano all’economo passando per i ragazzi di tutte le età e per tutti gli educatori.

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di Antonella Di Salvo

Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.

Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.

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di Giovanna Messina – Servizio Volontariato Europeo (CONGO)

Presentazione attività Centro Don GuanellaLo scambio di buone pratiche a livello internazionale sta diventando per il CISS una norma.

La tematica che unisce paesi diversi è quella dell’infanzia e della sua protezione, le costanti sono gli strumenti e le metodologie, che nonostante i necessari adattamenti ai diversi contesti, possono essere trasformati in buone pratiche e replicati a livello internazionale. Dopo l’esperienza di scambio tra Marocco e Repubblica Democratica del Congo in Marocco e quella in Italia, a Napoli e a Palermo a cui hanno partecipato anche altri partner che si occupano di infanzia, provenienti da Brasile, Algeria e Egitto è stato il momento di ricambiare l’ospitalità marocchina e di effettuare lo scambio a Kinshasa dal 5 al 10 giugno 2009.

La delegazione marocchina era composta da un rappresentante del CISS Marocco e da due rappresentanti di Tanmia, ONG partner del CISS, che offre sostegno alle ONG locali nell’ambito della sensibilizzazione attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie e di una piattaforma telematica che ha come obiettivo la messa in rete del materiale prodotto sulla tematica della protezione dell’infanzia. A Kinshasa sono stati coinvolti il responsabile di REEJER (Réseau des Educateurs des Enfants et Jeunes de la Rue), la rete di ONG che si occupano di protezione dell’infanzia e partner del CISS a Kinshasa, il suo responsabile della formazione e quello della sensibilizzazione e per il CISS RDC il responsabile del progetto protezione infanzia finanziato MAE e io, che mi trovo qui grazie al programma dell’Unione Europea SVE e svolgo il mio volontariato all’interno di REEJER.

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di Federica Infantino – Servizio Volontariato Europeo 

IMG_0990Venerdì 8 maggio 2009, sono andata come d’abitudine al Sas Rue a Casablanca per fare il laboratorio di teatro. Arrivo piena di entusiasmo e piena di voglia di incominciare a lavorare sulla creazione della messa in scena che ci siamo proposti di realizzare per gli inizi di giugno, sempre se riusciamo a mantenere lo stesso gruppo di ragazzi. Tutto il mio entusiasmo viene smorzato nel momento in cui saluto Jaafar che mi dice che i ragazzi non ci sono e che ha dimenticato di chiamarmi per avvisarmi. 

IMG_0991All’inizio pensavo scherzasse e invece incomincia a spiegarmi il motivo di questa assenza; giovedì sera la polizia ha fatto una retata alla Gare Routière (stazione dei pullman) dove la stragrande maggioranza dei ragazzi squatta. Fortunatamente nessuno è stato preso e portato nei centri di detenzione, ma hanno passato una notte abbastanza agitata quindi sono rimasti tutta la giornata alla Gare (stazione) e non sono stati portati al Sas Rue per fare le attività. Quando ho chiesto a Jaafar se, in questi casi, gli educatori di Bayti parlano con la polizia, lui mi ha risposto: “Noi facciamo il nostro lavoro e loro il loro”. 

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di Federica Infantino – Servizio Volontariato Europeo (SVE)

img_0448La mia avventura in Marocco con Bayti inizia il 20 marzo 2009 alla sede amministrativa dell’associazione che si trova ad Ain Sebaa, quartiere periferico di Casablanca.
A ricevermi è Amina Malih, direttrice dell’associazione. Mi presenta l’organigramma, i vari programmi che portano avanti e insieme definiamo le attività in cui mi posso inserire. Decidiamo che il mio punto di partenza sarà il Sas Rue di Ain Chock (altro quartiere di Casablanca). Il Sas Rue è una struttura molto bella, da poco ristrutturata, in cui vengono portate avanti le attività con i ragazzi che vivono in strada.
É lì che vado il 23 marzo per incontrare gli educatori di strada, Jaafar e Rachid e il responsabile del Programme Rue Abdou. Sono loro ad accogliermi e a spiegarmi le attività del Sas e il lavoro degli educatori di strada, che si svolge quasi interamente alla Gare routière (stazione dei pullman) di Ouled Ziane, nel centro di Casablanca. Ed è lì che andrò proprio il giorno dopo. Leggi il seguito di questo post »

Invito

Invito

Festa di Natale e Concerto di raccolta fondi per i progetti del Ciss in Marocco e Congo.

Lunedì 22 dicembre alle 22.00
Candelai (via Candelai 65 – Palermo)

Appuntamento lunedì 22 dicembre dalle 22.00 ai Candelai (via Candelai 65 – Palermo) con “NEL CONTINENTE VERO” una serata di festa e solidarietà organizzata dal CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud, a favore dei minori a rischio di Kinshasa (Congo) e Casablanca (Marocco).
La serata si inserisce nell’ambito della Campagna di sensibilizzazione “Studiare Giocare Crescere” a favore dell’infanzia e l’adolescenza di strada e a rischio in diversi Paesi del Sud del Mondo. L’ingresso è gratuito, con possibilità di versare un contribuito libero. Il ricavato sarà interamente devoluto ai progetti che il Ciss ha in corso a sostegno dell’infanzia di strada a Kinshasa (Rafforzamento degli interventi pubblici e della società civile in favore dei bambini di strada di Kinshasa) e Casablanca (Sostegno alle iniziative di sviluppo umano locale nella città di Casablanca nel settore dell’infanzia in difficoltà – unione europea).
Aprono la serata i suoni garage e surf dei New Blatters (www.myspace.com/newblatters), ai quali si succedono sul palco i Sottocosto (www.myspace.com/sottocosto) , uno dei gruppi ska più famosi in Sicilia.

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