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di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

Atto I: “O Mestre dos Magos”

“O Mestre dos Magos” custodiva gelosamente un segreto prezioso dentro di sé . Ogni giorno per 3 anni compiva lo stesso identico rituale: si guardava intorno per identificare i frammenti dispersi che avrebbero dato vita al cavallo alato meccanico, che la notte aleggiava libero nei suoi sogni.

Quella sarebbe stata la grande magia, che lo avrebbe reso per sempre, in tutti i libri di magia, l’immortale e autentico “Mestre dos Magos”.

Ad un certo punto, i pezzi erano tutti lì, nelle sue mani e bastò solo pronunziare la frase “você sumiu e agora reapareceu”(eri scomparso e ora sei riapparso), per poter veder nascere l’unione di ogni pezzo, che spontaneamente s’incastrava generando armonia.

“O Mestre dos Magos”, dopo avere lanciato in aria le monetine, decise che il cavallo alato doveva essere di colore rosso, perché così volevano gli oracoli: la sua creatura era finalmente pronta. Si distaccò da terra con un balzo e regalò un sogno reale a quel mago.

Arrivarono fino alla fine di “Brasil – Puffolandia” e fecero una sosta al rifornimento di benzina: era pur sempre un cavallo alato meccanico!!!

Tornati a casa, con addosso vibranti emozioni e risoluti nel proposito di volare solo la Domenica e per poco tempo, non fecero in tempo a socchiudere la porta, che giunsero con passi decisi i “guardiani del bene”. Poche parole spese, ma un monito che non lasciava intravedere speranze: il cavallo alato meccanico suscita nel pubblico anche sogni di potere, sentimenti meschini che sfuggono ai più potenti incantesimi.

“O Mestre dos Magos” ebbe l’impressione che il vento stesse cambiando.

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di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia

La situazione a Konso ed in tutto il sud è dal punto di vista alimentare sempre piu tetra. Le piogge, dopo una ritardata apparizione, sono svanite lasciando i campi brulli, solo qualche chiazza di vegetazione resiste. La gente non ha più nulla nei granai, sarebbe un disastro se la rete di distribuzione degli aiuti alimentari non funzionasse a dovere. Ciò nonostante è assai pesante la vita nei villaggi Konso, con una scarsezza d’acqua che genera malattie e rende assai più a rischio la vita di vecchi e bambini.

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Diario di bordo da Minas Novas di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

Quasi quattro mesi passati, vestendo il nuovo ruolo di volontaria “EVS”, osservando e vivendo una nuova realtà, ma le parole si bloccavano dietro una paresi generata da ricerca delle parole.

Gli imput all’improvviso giunti, s’intrecciavano con notizie provenienti dal luogo lasciato.

Una nuova ferita aperta nella mia città, l’associazione clown della quale sono “parte” che fa servizi anche con gli sfollati con notevoli sforzi, l’associazione in cui avrei dovuto fare il programma EVS a Lisbona, la mia seconda casa, sede di un atto incendiario: tutte trame di fili da ricostruire, che s’intrecciano, componendo un nuovo scenario, a cui io assisto da un luogo nuovo, chiamato Minas Novas, per i più sconosciuto, in cui decisamente manca il bar immaginato da tutti, in cui ballare la samba.

Minas Novas, mi piace immaginarla e descriverla, come una sorta di luogo magico, in cui ciò che si ritiene fuori scena, all’improvviso appare come un jolly, lasciando i volti stupiti. Decisamente il senso comune viene ribaltato, generando una strana commistione tra privato e pubblico.

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da Giovanna Di Benedetto

Eccoci a poco più di 3 mesi dall’inizio del nostro lavoro a Kairouan.

I lavori continuano dentro e fuori il nostro ufficio. Abbiamo incontrato il Comitato di quartiere, costituito da volontari, abitanti del quartiere che si fanno carico delle esigenze di tutti. Abbiamo discusso insieme a loro delle problematiche che affliggono le famiglie della zona. Giorno dopo giorno il Comitato prende vita, diviene propositivo, si incontra periodicamente, cerca soluzioni alle problematiche e le condivide con noi. I membri del comitato si sono incaricati in prima persona di sondare le esigenze porta a porta e di sensibilizzare alle soluzioni trovate.

Pian pianino la città comincia a conoscerci.

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di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia

Soltanto adesso, a fine ottobre 2009, piove qui a Konso dopo quasi nove mesi di siccità.

I campi sono deserti, brulli, neanche l’erba per gli animali. La gente è abituata alla siccità, la distribuzione di cibo funziona bene, ma la vita dei più deboli (vecchi, bambini e donne incinte) è a rischio.

In questo scenario a tinte scure risaltano alcune novità: l’approvazione della nuova legge sulle ONG (gennaio 2009) ha portato cambiamenti nel panorama della agenzie presenti sul territorio. Mentre immutate sono le agenzie internazionali, che dovrebbero aver riconfermato il permesso di lavoro nel paese, le ONG locali sono state colpite in pieno dalla riforma, che, come avevamo già intuito l’anno scorso, erano il vero obiettivo della legge.

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di Giorgia Baldi – cooperante CISS in Libano

PICT8365Il 5 e 6 ottobre 2009 si è svolto, all’UNESCO Palace di Beirut, il Film Festival organizzato dal CISS in collaborazione con il partner locale Beit Atfal Assomud. Il film festival ha rappresentato l’evento finale del progetto: “Mustaqbal: nuove prospettive per i giovani palestinesi di Tiro e Tripoli”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano.

Il progetto, durato 4 anni, ha visto l’attivazione di due scuole professionali, una presso il campo profughi di Beddawi ed un’altra a Burj el Shemali e, nell’ultimo anno di progetto, anche la realizzazione di una serie di attività culturali volte a favorire il dialogo interculturale fra libanesi e palestinesi in Libano.

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di Emilia Orlando – architetto in missione sul progetto di risanamento ambientale e sviluppo sostenibile del campo profughi palestinesi di Beddawi.

Arrivare a Beirut non mi stravolge. L’impianto urbano risente della mediterranea ambiguità della città contemporanea e con difficoltà riconosco il suo centro. Ma non importa, perché la mia attenzione è interamente rapita dalla verticale presenza di edifici vertiginosi di fragile consistenza. Immateriali ricostruzioni di vetro giacciono stretti ai segni del conflitto. Come macigni ciechi piangono da occhi-finestre, al buio dei loro spazi domestici svuotati.

Dagli stessi occhi mi sento osservata e rimangono aperti lungo il mio percorso, indicandomi la strada verso la città autentica. Tutto è dinamico e fluido ed invano la mia mente ricostruisce lo spazio comune, le strade con il suo lungomare prima della ricostruzione. Il faro è l’unico elemento misuratore temporale della città, avvolte sostituito da qualche vecchia abitazione che con fatica tenta di resistere alla sua totale cancellazione dalla storia morfologica urbana.

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Da Giovanna Di Benedetto

Kairouan1 (WinCE)

Il 29 luglio ha preso avvio il Progetto “Sviluppo integrato del quartiere di Sidi Amor Abada, Kairouan, Tunisia”.

Il Progetto si svolge nella città di Kairouan, che si trova in una zona predesertica nella regione centro occidentale della Tunisia.

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di Federica Infantino – Servizio Volontariato EuropeoEAC_Youth_4c_IT

Asilah, 20 Luglio-9 Agosto 2009

Dopo il mese di Giugno e Luglio trascorso con un gruppo di ragazze tra i 13 e 15 anni al Foyer di Bayti a Casablanca a fare degli incontri teatrali, siamo partiti con un gruppo di 52 ragazzi dai 5 ai 25 anni in colonie de vacance sull’oceano tra Asilah e Tangeri.

IMG_1173Il posto che ci ospita è uno di quei numerosissimi luoghi che facilmente si incontrano sulle autostrade e strade statali marocchine che sono stati costruiti per accogliere durante i loro viaggi di ritorno in Marocco gli emigranti o meglio come li definisce il governo, i Marocains Résidents à l’Etranger. Quello che ci ospita è stato costruito su una strada statale, ma da quando esiste l’uscita dell’autostrada di Asilah e i MRE prendono l’autostrada, non è più utilizzato e quindi dal 2001, per ordine del Re, è stato dato a Bayti.

IMG_0227Siamo a 600 m dall’oceano e da una spiaggia bellissima, lì però le correnti sono forti e pericolose quindi non si va al mare tutti i giorni. Io dormo in stanza con le tre cuoche e le loro figlie e nipoti che danno un pò una mano in cucina. Le tre super cuoche che si sono occupate per 24 giorni della colazione, del pranzo, della merenda e della cena per 70 persone (tra ragazzi e personale) mi hanno praticamente adottata e oltre a viziarmi da un punto di vista culinario, mi hanno fatto da insegnanti di arabo, di danze orientali, di canto e addirittura un giorno in cui hanno deciso di non fare entrare nessuno in cucina, l’unica a cui hanno dato l’autorizzazione sono stata io!!!! Le relazioni che ho instaurato sono state molto buone con tutti, dalle cuoche all’autista, dal guardiano all’economo passando per i ragazzi di tutte le età e per tutti gli educatori.

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di Ylenia Marsigliano – Bari

Beh, che dire… è stata un’esperienza unica e indimenticabile che mi fa riflettere ogni volta che ricordo quei giorni.

Penso a quando se ne parlava soltanto e poi invece è passato tutto così in fretta. Prima di arrivare in Tunisia abbiamo trascorso 3 giorni a Palermo dove si è consolidato un gruppo favoloso protagonista di questa avventura.

…Ed ora, ecco la Tunisia, la nostra Tunisia, quella che non si può capire dai racconti ma bisogna viverla!

Per me è stata una scommessa vinta alla grande perchè mi sono resa conto di una realtà molto diversa dalla nostra, ma non per questo peggiore.

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