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Dopo il grande successo a Napoli e a Bari
CISS vi invita
da martedì 8 a domenica 13 maggio 2012
a vivere la mostra
“ROTTE MIGRANTI. Un viaggio diverso dagli altri”
presso il Centro Salesiano Santa Chiara
P.zza Santa Chiara 11 – Palermo
Martedì 8 maggio alle ore 11.00 si terrà la conferenza stampa di apertura presso il Centro Salesiano Santa Chiara.
“ROTTE MIGRANTI” è una mostra interattiva.
Una ricostruzione che permetterà ai visitatori di vivere in prima persona il viaggio di tre cittadini migranti: un cittadino etiope richiedente asilo, una minorenne non accompagnata proveniente dall’Albania e un cittadino pakistano immigrato per ragioni economiche. Si viaggerà, pertanto, tra Albania, Etiopia, Pakistan e Italia affrontando il viaggio e situazioni ignote al momento della partenza, sperimentando i tanti modi in cui i diritti umani vengono calpestati, ma scoprendo anche l’esistenza di soluzioni possibili. Leggi il seguito di questo post »
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di Epifania Lo Presti – 7 maggio 2011
Oggi voglio raccontarvi una storia, quella di Exaucee: non è proprio una favoletta, ma voglio parlarvene ugualmente.
Exaucee è un bambino di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo. Non l’ho conosciuto personalmente, la sua storia mi è stata raccontata ma voglio provare ad immaginarlo. Piccolo, potrebbe avere al massimo dieci anni, gira spaesato per le strade di questa megalopoli. Un grazioso neretto, naso a patata, occhi grandi e messi in risalto dal contrasto con il colore della pelle, come se ne potrebbero vedere tanti in giro per quella città o come se ne vedono tanti, anzi troppi … Espressione sperduta, preoccupata: strano, i bambini sono lo specchio della serenità e della spensieratezza.
Continuo ad immaginare di seguirlo, si sposta a piccoli passi un po’ trascinandosi, sembra stanco. Incontra un altro gruppo di bambini, un po’ più disinvolti di lui, ma con un non so che in comune … Sarà lo stesso sguardo? Si aggrega al gruppo, ha fame, racconta di aver dormito tutta la notte fuori e di essere stato alcuni giorni a vagare senza meta. Uno dei bambini del gruppo gli indica un posto dove trovare qualcosa da mangiare e dove riposarsi, ce ne sono parecchi posti del genere, piccoli centri che accolgono e sostengono bambini come Exaucee. Leggi il seguito di questo post »
di Salvio Di Lorenzo – partecipante alla I° edizione della Summer School del CISS in Tunisia 2010
Mi presento, sono un terrone del nord. Eh sì, sono di Napoli ed ho scoperto che c’è sempre un sud del sud…o meglio…lo sapevo di già ma adesso l’ho vissuto.
Quella che sento per questa parola (Sud!) è un’attrazione invincibile… è calda, è musicale, è senza limiti; non so spiegarmi come ma l’ho sempre amata…da quando ho capito di essere nato con una grave malattia. Nessun dottore ha saputo dirmi da dove provenisse; non ha cause genetiche, non è trasmissibile…è come se un virus, al momento della nascita, ti si installasse nel petto. Ho il Mal d’Africa! Poi capisci che con l’Africa identifichi un grande universo di colori, di suoni, di sapori, di facce diverse ma con gli stessi grandi occhi…il Sud!
Non me ne vorranno gli altri continenti ma in fondo si tratta pur sempre di “Mamma Africa”, dalla quale, sono sicuro, tutti veniamo. Insomma, ho questa malattia…qual è la cura? Andare in Africa? Veramente in questo modo la si aggrava ma sai che prima o poi devi andarci. Io ci ho impiegato ben 24 anni, pochi o un’infinità, a seconda delle esigenze e delle prospettive di ciascuno. Comunque quest’estate sono finalmente passato da casa mia….l’Africa! In realtà, se credessi ai così detti africanisti della mia università, dovrei credere di non esserci stato, perché, come dicevo, c’è sempre un sud del sud e qualcuno crede, in una sorta di razzismo intellettuale, che l’Africa comincia quasi all’Equatore…ma io so di esserci stato, l’ho sentita, percepita fin dai primi bagliori di case bianche, fin dal primo minareto intravisto dalla nave…sono stato in questo grande sud di cui ho eletto capitale l’Africa…tutta (del resto ha una così armoniosa forma…perché pensare di stravolgerla?)!
L’occasione mi è stata data dal CISS, che intanto ha per ben 2 volte la parola sud al suo interno.
Fino a quest’anno ho collaborato con il CISS a Napoli, lavorando con i sud di casa mia; poi ho avuto la fortuna di poter essere una delle cavie della I° edizione della Summer School che quest’anno si è tenuta in Tunisia. Da dove comincio? In realtà potrei scrivere un vero e proprio diario giornaliero ma chissà che non vi abbia già annoiato, quindi cercherò di condensare, per quanto potrò, impressioni e sensazioni e convincervi che quest’esperienza “s’ha da fare”.
di Fulvia Antonelli, ricercatrice CISS per la componente studio antropologico nelll’ambito del progetto ‘Prevention de la migration illegale des mineurs non accompagnees – UE’
Safi, o meglio in arabo Esfi, è una città della costa del Marocco situata tra Casablanca e Marrakesh, vicino ad Essaouira, famosa meta turistica degli appassionati del surf e della musica Gnaoua. Il cuore di Safi è la marsa, il porto della città, centro di attività economiche importanti (esportazione di fosfati e pesca di sardine) a livello nazionale. Safi è una bella città: strade larghe, ariose, un lungomare panoramico sull’Oceano nel suo centro storico, una Medina circondata dalle fortificazioni che i portoghesi che conquistarono la città hanno edificato insieme all’antico quartiere ai suoi piedi che si affaccia sul mare.
Sembra tutto bene all’apparenza, ma Safi non è così felice come potrebbe apparire.
Capitolo primo - Marsa
Basta salire sulle colline interne della città e allontanarsi dalla costa e si apre il mondo dei quartieri popolari di Safi, quelli dove vivono gli uomini che ogni giorno scendono al marsa per lavorare nella pesca delle sardine o nei mille lavori informali che il porto genera: c’è chi lavora alla manutenzione dei pescherecci, chi “esce al mare” per la pesca delle sardine, chi le scarica e le vende nel mercato del porto, chi porta e vende il ghiaccio, chi pulisce il pesce, chi raccoglie il pesce che cade durante le operazioni di scarico e lo vende per sopravvivere almeno quella giornata, chi sta intorno a tutte queste operazioni e aspetta l’occasione per guadagnarsi qualche sigaretta con un piccolo favore.
La marsa è un mondo completamente maschile, dove bisogna lottare per farsi posto, perché è un mercato del lavoro precario dove ogni giorno bisogna riaffermare il proprio ruolo e ritagliarsi uno spazio per faticare. C’è chi guadagna come pescatore, lavorando dalle 7 del mattino alle 6 della sera, 100 dirham alla settimana (circa 10 euro), ma c’è anche chi ne guadagna molti di meno, e poi c’è anche chi lavora per portare a casa una busta di pesce per poter mangiare. Nel marsa conta il rispetto, gli uomini che ci lavorano hanno storie alle spalle che vedi stampate sui loro corpi: lunghe cicatrici di tagli di coltello rimediate nelle risse al porto, tatuaggi che raccontano un passato fatto di galera, la povertà di chi non ha speranza di un lavoro più qualificato, ragazzi con i visi bruciati e invecchiati dalla fatica quotidiana e da tutto ciò – come l’alcol- che aiuta a sopportare la fatica quotidiana.
di Antonella Di Salvo
Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.
Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.
Da Giuseppe Cammarata
Campo profughi di Shatila.
Per quelli della mia generazione, non e’ solo un luogo.
Rappresenta un simbolo, il momento in cui qualcosa di importante e’ cominciato o finito per sempre, il giorno in cui tutto e’ diventato diverso rispetto al giorno prima, qualcosa che tutti devono conoscere che e’ accaduto.
Shatila e’ come Auschwitz, come Saigon per “quelli che hanno fatto il ’68″, come il sacrario di El-Alamein in Egitto, come Marzabotto o le Fosse Ardeatine.
Un luogo in cui non si puo’ non pensare a tutti coloro che vi sono morti, ma che forse sono morti invano.
Il “Giardino dei Martiri” e’ uno spazio che vorrebbe essere verde, chiuso da un cancello che pero’ puo’ essere aperto su richiesta (basta chiedere al fruttivendolo che ha il suo banchetto proprio li’ davanti) e che commemora la strage del 1982, allorche’ la Falange, sostenuta o non ostacolata (e’ la stessa cosa, ai fini pratici) dall’esercito israeliano guidato da Ariel Sharon che allora controllava quella parte di Beirut, per tre giorni e due notti massacro’ migliaia di palestinesi inermi e disarmati (il numero esatto di donne, anziani e bambini non e’ mai stato possibile appurarlo: certamente oltre duemila, probabilmente circa tremila) andandoli a cercare casa per casa.
E’ una fossa comune.
“I migranti sono vittime di una cospirazione tra le due rive del Mediterraneo. L’Europa vede soltanto un problema di sicurezza, nessuno vuole parlare dei loro diritti”. (Jumaa Atigha avvocato di Tripoli)
La Ong CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud condanna con fermezza l’esplosione di razzismo istituzionale che ormai infuria nel nostro paese ed è solidale con tutti i migranti e richiedenti asilo che hanno subito e subiscono i continui attacchi e le insostenibili prevaricazioni da parte del nostro governo e di una Europa ormai silente.
La deportazione in Libia da parte della marina miliare italiana dei barconi di profughi fermati nemmeno in acque internazionali, ma in acque territoriali, è un fatto senza precedenti. Una vera e propria compravendita di esseri umani con Tripoli senza neanche la valutazione del loro reale status.
da Eleonora Pillitteri
06\117 – 19\127, Cairo
Il Cairo: impressioni e riflessioni
Chi è stato almeno una volta al Cairo, sa che il primo impatto con la città non è poi così forte come ci si potrebbe aspettare, pensando ad un paese in via di sviluppo. A colpire per prima cosa è il vorticoso intersecarsi delle auto per le strade e l’inquinamento impressionante, che è oramai parte integrante dell’ambiente urbano, è percepito come prezzo da pagare ma contemporaneamente sintomo della modernità. Leggi il seguito di questo post »






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