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di Antonella Di Salvo
Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.
Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.
Da Giuseppe Cammarata
Campo profughi di Shatila.
Per quelli della mia generazione, non e’ solo un luogo.
Rappresenta un simbolo, il momento in cui qualcosa di importante e’ cominciato o finito per sempre, il giorno in cui tutto e’ diventato diverso rispetto al giorno prima, qualcosa che tutti devono conoscere che e’ accaduto.
Shatila e’ come Auschwitz, come Saigon per “quelli che hanno fatto il ‘68″, come il sacrario di El-Alamein in Egitto, come Marzabotto o le Fosse Ardeatine.
Un luogo in cui non si puo’ non pensare a tutti coloro che vi sono morti, ma che forse sono morti invano.
Il “Giardino dei Martiri” e’ uno spazio che vorrebbe essere verde, chiuso da un cancello che pero’ puo’ essere aperto su richiesta (basta chiedere al fruttivendolo che ha il suo banchetto proprio li’ davanti) e che commemora la strage del 1982, allorche’ la Falange, sostenuta o non ostacolata (e’ la stessa cosa, ai fini pratici) dall’esercito israeliano guidato da Ariel Sharon che allora controllava quella parte di Beirut, per tre giorni e due notti massacro’ migliaia di palestinesi inermi e disarmati (il numero esatto di donne, anziani e bambini non e’ mai stato possibile appurarlo: certamente oltre duemila, probabilmente circa tremila) andandoli a cercare casa per casa.
E’ una fossa comune.
“I migranti sono vittime di una cospirazione tra le due rive del Mediterraneo. L’Europa vede soltanto un problema di sicurezza, nessuno vuole parlare dei loro diritti”. (Jumaa Atigha avvocato di Tripoli)
La Ong CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud condanna con fermezza l’esplosione di razzismo istituzionale che ormai infuria nel nostro paese ed è solidale con tutti i migranti e richiedenti asilo che hanno subito e subiscono i continui attacchi e le insostenibili prevaricazioni da parte del nostro governo e di una Europa ormai silente.
La deportazione in Libia da parte della marina miliare italiana dei barconi di profughi fermati nemmeno in acque internazionali, ma in acque territoriali, è un fatto senza precedenti. Una vera e propria compravendita di esseri umani con Tripoli senza neanche la valutazione del loro reale status.
da Eleonora Pillitteri
06\117 – 19\127, Cairo
Il Cairo: impressioni e riflessioni
Chi è stato almeno una volta al Cairo, sa che il primo impatto con la città non è poi così forte come ci si potrebbe aspettare, pensando ad un paese in via di sviluppo. A colpire per prima cosa è il vorticoso intersecarsi delle auto per le strade e l’inquinamento impressionante, che è oramai parte integrante dell’ambiente urbano, è percepito come prezzo da pagare ma contemporaneamente sintomo della modernità. Read the rest of this entry »
da Michela Casabona
Cos’è la cooperazione? Questa domanda riecheggia nella mia mente sin da quando ho incominciato il mio percorso universitario, ed è stata la voglia di trovare una risposta (o quantomeno di provare a darla) che mi ha spinto ad intraprendere un’esperienza come quella del tirocinio all’estero.
Vivere al Cairo, lavorare presso il Ciss Egitto, pensavo potesse essere un primo e significativo approccio al mondo della cooperazione (nell’accezione più ampia del termine)…e così è stato!
da Gaia Tamburello
Dopo una giornata come quella di oggi, è impossibile non raccontare a nessuno le sensazioni vissute; stavolta, però, decido di condividerle con tutti coloro che leggeranno questo blog!
Mi presento, sono Gaia, un ventitreenne laureata in cooperazione, che da quasi 5 mesi sta facendo una fantastica esperienza nella sede del CISS in Egitto.
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di Margherita Maniscalsco
26 ottobre 2007
Oggi è un Venerdì speciale nel campo di Burji el- Shamali di Tiro.
Il CinemArena è sbarcato nel meglio del folclore palestinese: cornamuse, tamburi e jambè suonati dai giovani scout, danze e costumi tipici messi in scena con entusiasmo ed allegria da bambini e bambine che si tengono per mano…madri e padri che applaudono e tanti giovani, ormai esperti fotografi, che non perdono uno scatto, ogni momento di gioia e condivisione.
da Salvo Maraventano, Marco Mondino, Giovanna Messina e Marco Ranieri
“HEBRON. Non prendere in giro un colono sul suo arsenale, insomma… almeno non ad alta voce, e soprattutto non qui… Questa città per gli ebrei ha un passato di sangue… durante la rivolta araba del 1929 furono massacrati più di 60 ebrei… nel 1936 la piccola comunità ebrea fu cacciata da Hebron.
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di Margherita Maniscalco – CISS Project Assistant
Data: 08/10/07
Luogo: Beirut
Riflessione
Una settimana in Libano, un paese in cui le tessere del mosaico credono in Dio o in Allah, vestono con il velo fino ai piedi, oppure lo indossano solo sul capo, oppure sono bionde, coi capelli al vento, truccate e vestite alla moda; un paese in cui molti hanno le Ferrari, i Range Rover, le macchine blindate, e molti altri non hanno niente, e soprattutto non potranno mai avere niente…soprattutto la speranza di infilare la chiave nella propria porta di casa, una casa abbandonata nel 1948.
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