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di Giovanna Di Benedetto – cooperante CISS in Marocco

Siamo nel sud del Marocco, in una zona predesertica, montagne colorate e qualche dromedario di passaggio vivacizzano i paesaggi assolati. Siamo diretti ad Agadir Ouzrou, un villaggetto della Provincia di Tata, dove ormai da qualche anno il CISS è presente con un progetto di cooperazione allo sviluppo finanziato dall’Unione Europea.

Oggi, mentre la strada scorre veloce sotto le ruote dell’automobile, faccio un consuntivo delle attività, e mi prende un desiderio forte di raccontare la storia della nostra interazione con la comunità di Agadir Ouzrou. Su questo ci sarebbe da sciverci dei libri! Non tanto per la parte storica del villaggio, che è comunque un villaggio antico (databile al XVI secolo). Quanto per quello che siamo riusciti a realizzare con gli abitanti: davvero – mi permetto di dire con un pò di orgoglio, di cui giudicherete voi l’appropriatezza – che qui si incarna la cooperazione allo sviluppo!

Il villaggio di Agadir Ouzrou è uno dei tanti luoghi poveri di questa zona, piagato dall’emigrazione degli uomini in cerca di lavoro e di fortuna nelle periferie urbane del Marocco, o addirittura all’estero. Qui la maggior parte della popolazione è costituita dalle donne, che si sono fatte carico delle attività agricole, cercando di coltivare le parcelle ancora coltivabili e mantenendo il palmeto. Noi ci abbiamo visto un’incredibile ricchezza fatta di architettura antica e di tradizioni, di cui la popolazione locale sembrava non rendersi conto! Si sa com’è…si preferisce sempre il moderno alla tradizione, pensando che lo sviluppo debba passare necessariamente dalla perdita delle abitudini culturali e dalla devastazione del cemento… Abbiamo sudato per sensibilizzare la gente alla bellezza di quello che avevano fra le mani. Avete presente il detto “Nemo profeta in patria”? beh permettetemi di dire che le mura, gi edifici, sono di una bellezza che parla… ma la comunità in generale la ammutoliva stentando a riconoscerla. Cosi abbiamo avviato ad un’analisi del territorio, per dare vita ad un circuito di turismo responsabile.

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di Salvio Di Lorenzo – partecipante alla I° edizione della Summer School del CISS in Tunisia 2010

Mi presento, sono un terrone del nord. Eh sì, sono di Napoli ed ho scoperto che c’è sempre un sud del sud…o meglio…lo sapevo di già ma adesso l’ho vissuto.

Quella che sento per questa parola (Sud!) è un’attrazione invincibile… è calda, è musicale, è senza limiti; non so spiegarmi come ma l’ho sempre amata…da quando ho capito di essere nato con una grave malattia. Nessun dottore ha saputo dirmi da dove provenisse; non ha cause genetiche, non è trasmissibile…è come se un virus, al momento della nascita, ti si installasse nel petto. Ho il Mal d’Africa! Poi capisci che con l’Africa identifichi un grande universo di colori, di suoni, di sapori, di facce diverse ma con gli stessi grandi occhi…il Sud!

Non me ne vorranno gli altri continenti ma in fondo si tratta pur sempre di “Mamma Africa”, dalla quale, sono sicuro, tutti veniamo. Insomma, ho questa malattia…qual è la cura? Andare in Africa? Veramente in questo modo la si aggrava ma sai che prima o poi devi andarci. Io ci ho impiegato ben 24 anni, pochi o un’infinità, a seconda delle esigenze e delle prospettive di ciascuno. Comunque quest’estate sono finalmente passato da casa mia….l’Africa! In realtà, se credessi ai così detti africanisti della mia università, dovrei credere di non esserci stato, perché, come dicevo, c’è sempre un sud del sud e qualcuno crede, in una sorta di razzismo intellettuale, che l’Africa comincia quasi all’Equatore…ma io so di esserci stato, l’ho sentita, percepita fin dai primi bagliori di case bianche, fin dal primo minareto intravisto dalla nave…sono stato in questo grande sud di cui ho eletto capitale l’Africa…tutta (del resto ha una così armoniosa forma…perché pensare di stravolgerla?)!

L’occasione mi è stata data dal CISS, che intanto ha per ben 2 volte la parola sud al suo interno.

Fino a quest’anno ho collaborato con il CISS a Napoli, lavorando con i sud di casa mia; poi ho avuto la fortuna di poter essere una delle cavie della I° edizione della Summer School che quest’anno si è tenuta in Tunisia. Da dove comincio? In realtà potrei scrivere un vero e proprio diario giornaliero ma chissà che non vi abbia già annoiato, quindi cercherò di condensare, per quanto potrò, impressioni e sensazioni e convincervi che quest’esperienza “s’ha da fare”.

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di Maria Gaston Betran – consulente idraulico nell’ambito del progetto CISS “Rafforzamento delle capacità di intervento delle organizzazioni di base per la preservazione degli ecosistemi delle oasi in Marocco”

La prima settimana a Tata ho accompagnato l’équipe locale, il responsabile CISS in loco, Calogero Messina, e il coordinatore CISS Marocco, Massimiliano di Tota, durante la visita di 3 giorni fatta dalla Commissione Europea, durante la quale si sono tenute riunioni con vari rappresentanti di associazioni locali, delle istituzioni e dei servizi decentrati del Regno del Marocco, e sono stati visitati vari luoghi di intervento del progetto, come l’oasi di Oum Laaleg e la kasbah di Agadir Ouzrou.

Ho visitato e incontrato i rappresentanti di vari istituzioni della Provincia di Tata: Direction Provinciale des Eaux et Fôret, Direction Provinciale de l’Agriculture (DPA) e Service Hydrologique, per avere un primo contatto con la realtà idrica della regione. Questo permetterà anche di avere diagnostici e documenti per contribuire all’analisi iniziale del territorio e, sopratutto, delle problematiche riguardanti le risorse idriche.

Ho partecipato alla Giornata della Terra organizzata dall’équipe CISS e realizzata, in collaborazione con l’associazione “Soutien Ecole Ennajah S/S Tigzmirte-Tata”, il giorno 22 aprile presso la scuola “Taldnounte-Tigzmirte”.

Ho accompagnato il responsabile CISS in loco, Calogero Messina, e partecipato della visita realizzata sul progetto dal team formato da 4 volontari appartenenti all’Associazione italiana Bambini del Deserto durante la giornata del 4 maggio.

Ho partecipato alla riunione dell’équipe CISS a Tata con la Commune d’Adis per presentare le diverse attività già sviluppate nell’ambito del progetto “Rafforzamento delle capacità di intervento delle organizzazioni di base per la preservazione degli ecosistemi delle oasi in Marocco”, allo scopo di stabilire delle azioni di collaborazione, in particolare, la definizione del luogo per l’iminente costruzione di un pozzo e di un bacino di accumulo nell’area appartenente alla regione di Adis.

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di Claudia Cassina – settore Comunicazione CISS Palermo

Cari soci e amici vi scrivo per darvi una bella notizia:

il Blog CISS, candidato nella categoria web della I edizione del Premio Comunicazione per il Sociale, è risultato il I° classificato. Il premio ha un valore monetario di 5.000 euro, oltre ad essere un importante riconoscimento per noi del lavoro svolto con grande impegno in Italia e all’estero.

Il Premio Comunicazione per il Sociale è stato istituito dall’Agenzia per le Onlus, dalla Regione Umbria e dal Festival Internazionale del Giornalismo con l’intento di premiare i media, le campagne pubblicitarie e i giornalisti che hanno saputo raccontare in modo più rappresentativo la realtà del terzo settore e del Non profit. La cerimonia di premiazione avrà luogo mercoledì 21 aprile 2010 a Perugia nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Approfitto per ringraziare tutti coloro, in particolar modo i cooperanti e i volontari all’estero, che scrivono per il blog e colgo l’occasione per invitare a partecipare a questo “giornale di bordo”, sempre più numerosi, con i propri pensieri, parole e riflessioni.

Il blog CISS (http://ciss.wordpress.com/) è uno spazio che regala l’opportunità di interagire a chi costruisce il CISS ogni giorno in Italia e all’estero (operatori, cooperanti, volontari, soci) e a chi vuole saperne di più; è un diario su rete che si può condividere fra tanti e in cui si trovano in tempo reale notizie e aggiornamenti dai luoghi dei progetti: parole, immagini e suoni che rendono concreto ciò che altrimenti rischierebbe di restare astratto. Nelle pagine del diario ognuno può raccontare le emozioni, le difficoltà, i successi, i momenti di gioia o di sconforto, vissuti al ritorno da una missione o in diretta dal Sud del mondo.

Il blog CISS vuole essere una FINESTRA NEL SUD DEL MONDO…è questo che ci piace del blog: è uno spazio democratico per natura.

di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia

A tre mesi dall’inizio dell’anno è tempo di fare un primo bilancio. Si sono conclusi felicemente alcuni iter amministrativi che avevano bloccato in parte, o limitato, la nostra attività.

La variante al progetto presentata dal CISS a giugno 2009 al MAE è stata approvata dalla Cooperazione solo a febbraio 2010. Era essenziale che il progetto originario fosse adeguato alle rapide imprevedibili mutazioni del quadro economico-sociale che, in un paese in via di sviluppo assai rapido, cambiano sostanzialmente lo scenario entro il quale ci si trova ad operare.

La nuova legge sulle organizzazioni non governative, entrata in vigore da appena un anno ha imposto al CISS, come a tutte le altre ONG, la ri-registrazione della organizzazione, condizione necessaria per poter operare nel paese d’ora in avanti. Una lunga serie di documenti è stata richiesta e siamo riusciti ad effetuare in tempo tutti i passi richiesti, pertanto per i prossimi tre anni non dovremmo aver problemi burocratici. Ed il quadro entro il quale si lavora oggi è migliorato notevolmente: più della metà delle ONG operanti in Etiopia è stata costretta a chiudere l’attività; si tratta per la massima parte di quelle locali, vero obiettivo della legislazione voluta dal governo federale, che le aveva identificate come un attore politicamente incontrollabile. Per le ONG internazionali, già operanti in Etiopia, la nuova legislazione consente una maggiore fiducia nei rapporti con gli uffici governativi, e col tempo, speriamo, lo stabilirsi di un clima di cooperazione che, negli ultimi anni, si era incrinato in modo avvertibile.

Un team composto da rappresentanti di tutti gli uffici governativi, con i quali lavoriamo sotto la direzione del Bureau delle Finanze della Regione del Sud Etiopico, verranno a Konso per la Mid-Term Evaluation. Si tratta di un’importante scadenza, che ha visto lo staff del CISS impegnato a preparare con attenzione tutti i documenti, siano essi finanziari che verbali e visuali, per questo appuntamento decisivo nei rapporti con l’amministrazione pubblica regionale.

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di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

La prima visita di studenti al Sistema Agroforestale (SAF) nasce da un curioso gioco dell’oca, perso tra date e la voglia di mediare tra esse..

Come molti di voi sanno, il 21 marzo è la giornata mondiale dell’albero. In Brasile, invece, la commemorazione di questo evento avviene il 21 settembre: da ormai 30 anni, questa data è riconosciuta ufficialmente come “giorno dell’albero”, mediante un decreto federale. Guardando il calendario, volendo assumere come riferimento la prima coordinata temporale menzionata, noto che si trattava di una domenica…quindi, ecco l’anticipo “dovuto” al 19 marzo, data che ci riporta alla “Festa del papà”, ma che stando qua viene privata di questo senso, in quanto questa festa viene legata a un altro mese.

Dopo aver dialogato diverse volte con la direttrice della scuola Doutor Agostinho, il programma completo dell’azione di sensibilizzazione viene delineato: visita al Sistema Agroforestale, impiantato dal progetto CISS “Renascimento da fontes” e al ritorno a scuola, avremmo piantato tutti insieme 4 piantine ornamentali.

Con 20 adolescenti, la professoressa Vanda, il nostro nuovo tecnico João e la coordinatrice del progetto Valeria Bigliazzi, ci rechiamo sul luogo, con un pulmino del trasporto scolastico.

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di Valeria Bigliazzi – cooperante CISS in Brasile

Vi si arriva dopo quasi due ore di viaggio da Minas Novas, la maggior parte tra piantagioni di eucaliptus estese migliaia di ettari, alcune giá alla fine del loro ciclo, coi tronchi pronti per essere trasportati via, vigilati da torri di guardia alte, come le prigioni. Serviranno per fare carbone, lasciando la terra improduttiva e inaridita.

La cittadina di Itamarandiba (in lingua indigena: pietra piccola che rotola con tutte le alte) ci appare bella, con casette antiche ben tenute e dipinte con colori vivaci, le piazze sono pulite e con alberi rigogliosi, sono le cuaresmere, che fioriscono durante la quaresima, si vede che c’é piú acqua in questo settore.

La piccola pensione dove accogliamo la nostra volontaria, Maria Giovanna, é in realtá una foresteria messa a disposizione del municipio per i contadini delle comunitá ma anche per chi, senza risorse, puó farsi curare all’ospedale locale contando con vitto e alloggio gratis. L’ostello é stato aperto da pochi mesi ma há giá vari ospiti, tutti trattati molto gentilmente.

Le stanze sono piccole e umili ma pulite, il cibo semplice ma buono e le ragazze impiegate sono veramente molto disponibili: ci servono un piatto caldo tenuto pronto per noi (che comunque siamo arrivati per ultimi dopo 40 persone a cui hanno giá servito il pranzo) accompagnato da succo di maracujá buonissimo e freddissimo e dall’immancabile cafesinho brasiliano. Salutiamo gli ospiti: il bizzaro ex clawn del circo fallito, chiamato Bahiano, la signora che parla da sola con la sua amica immaginaria Paulina, mentre cammina rapidamente in sù e giú tutto il tempo, e suo fratello, attento a farla amorevolmente finire tutta la sua porzione, e ce ne andiamo, contenti di non essere sul set di un film di Fellini ma in un angolo di mondo dove la pazzia fa parte integrante della vita quotidiana e come tale é accettata di buon grado.

Il responsabile della Cultura del municipio, Adao, ci aspetta cordiale in un ufficio piccolo ma curato, con foto di cascate e pitture rupestri della riserva di Serra Negra alle pareti. E’ il suo orgoglio, ci racconta che spera (e lavora) perché un giorno qui possa sorgere un centro di investigazione delle ricchezze naturali e culturali della regione, visto che, anche secondo lui, la ricerca é la chiave per lo sviluppo della regione.

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di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia

Mercoledì 13 e giovedì 14 gennaio 2010 una delegazione di tre persone dell’Ufficio delle Finanze e sviluppo (BoFED) sono venute in ufficio per un monitoraggio del progetto. In realtà la valutazione di mid-term avverrà solo il mese prossimo, con una delegazione assai più numerosa proveniente dal governo regionale; quella che abbiamo ospitato questa settimana ha lo scopo di cominciare la valutazione e preparare un documento che poi servirà da base per il lavoro della commissione regionale.

I lavori si sono aperti con una serie di domande assai pertinenti sul progetto; il messaggio era chiaro: abbiamo letto con attenzione i vostri documenti, spiegateci alcuni punti non proprio evidenti. Non abbiamo avuto difficoltà a rispondere, fornendo i documenti in questione alla delegazione, tanto più che ci eravamo affrettati a completare, prima del loro arrivo, i report di fine secondo anno e di chiusura del trimestre.

Terminata questa prima fase, hanno voluto visitare tutti i luoghi dove il progetto si è sviluppato per constatare i risultati ottenuti o lo stato di avanzamento dei lavori.

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di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia

La situazione a Konso ed in tutto il sud è dal punto di vista alimentare sempre piu tetra. Le piogge, dopo una ritardata apparizione, sono svanite lasciando i campi brulli, solo qualche chiazza di vegetazione resiste. La gente non ha più nulla nei granai, sarebbe un disastro se la rete di distribuzione degli aiuti alimentari non funzionasse a dovere. Ciò nonostante è assai pesante la vita nei villaggi Konso, con una scarsezza d’acqua che genera malattie e rende assai più a rischio la vita di vecchi e bambini.

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Diario di bordo da Minas Novas di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

Quasi quattro mesi passati, vestendo il nuovo ruolo di volontaria “EVS”, osservando e vivendo una nuova realtà, ma le parole si bloccavano dietro una paresi generata da ricerca delle parole.

Gli imput all’improvviso giunti, s’intrecciavano con notizie provenienti dal luogo lasciato.

Una nuova ferita aperta nella mia città, l’associazione clown della quale sono “parte” che fa servizi anche con gli sfollati con notevoli sforzi, l’associazione in cui avrei dovuto fare il programma EVS a Lisbona, la mia seconda casa, sede di un atto incendiario: tutte trame di fili da ricostruire, che s’intrecciano, componendo un nuovo scenario, a cui io assisto da un luogo nuovo, chiamato Minas Novas, per i più sconosciuto, in cui decisamente manca il bar immaginato da tutti, in cui ballare la samba.

Minas Novas, mi piace immaginarla e descriverla, come una sorta di luogo magico, in cui ciò che si ritiene fuori scena, all’improvviso appare come un jolly, lasciando i volti stupiti. Decisamente il senso comune viene ribaltato, generando una strana commistione tra privato e pubblico.

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