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di Carolina Martin Tirand
“Metrocentro, Santa Tecla…” grida al passaggio, seguo la fila, 25 cents, piede sul primo scalino e mano sulla sbarra perchè non mi lasci per strada. Così inizia l’avventura del mio primo viaggio in autobus a San Salvador. “E’ pericoloso” dicono alcuni. Ma la mia impressione, oltre a quello che si potrebbe pensare essendo El Salvador uno dei paesi più violenti al mondo e così come in tutte le grandi città del mondo, il più grande pericolo non sono le maras, nè i gruppi criminali, ma la velocità che raggiungono questi minibus e la loro capacità di infilarsi negli spazi lasciati dall’intenso traffico in città.
Ben afferrata alla sbarra, gioco all’equilibrista per non cadere sopra la signora seduta accanto a me e sua figlia. Le scolaresche con l’uniforme ridono della mia incapacità di mantenere la posizione verticale ogni volta che il minibus riparte. In realtà più che per me io ho paura per l’impiegato che, con la metà del corpo fuori della porta aperta, va gridando le destinazioni e, con un fischio o un colpo sul veicolo, avvisa l’autista che può ripartire. E così, fra accellerate e fermate inaspettate, inizio a scoprire questa città, molto simile, per quanto dicono, a tante città americane a Nord del Canale di Panama.
da Carolina Martin- Tirand
Fatimetou è una bella ragazza. Le piace vestirsi di colori brillanti e circondare il suo viso di una bella melefa. Fatimetou è una ragazza intelligente. Dato che è una buona studentessa i suoi genitori le hanno permesso di continuare a studiare, contrariamente a sua sorella Aminata, che ha lasciato la scuola a 10 anni perché doveva occuparsi dei suoi fratelli piccoli. Fatimetou sa però che quando compirà 16 non potrà proseguire gli studi, perché nel suo villaggio non c’è la scuola per i grandi e i suoi genitori non possono pagarle la permanenza fuori casa. I suoi genitori stanno risparmiando per far studiare nella capitale della provincia suo fratello piccolo.
Fatimetou studia con altri quaranta bambini e bambine di diverse età. Parla un pò francese, anche se non ha mai conosciuto un vero francese. E’ brava in geografia però il suo punto forte è la matematica. A Fatimetou piacerebbe fare la professoressa.
Fatimetou guarda la donna straniera con ammirazione. Pensa che è molto bella. Invidia la sua pelle bianca che si brucia al sole, i suoi occhi verdi e i suoi capelli ondulati e sciolti, senza trecce né parrucche. Invidia il suo orologio, i suoi orecchini e la sua macchina fotografica. La donna bianca l’ha guardata e sorride. Fatimetou è timida, però mantiene lo sguardo e si fa molto seria quando la donna bianca le fa una foto. In fondo si sente orgogliosa che abbia scelto lei fra tutte le altre ragazze del villaggio. A Fatimetou non piacciono molto i pantaloni della donna bianca: sono cose da uomini, non sono per le donne. Però sa che le nazrani (cristiane) sono diverse. Vanno in lussuose macchine e hanno tante cose. Sono ricche e possono andare dove vogliono. E’ per quello che Fatimetou la invidia mentre commenta con le amiche quanto è bella, anche se la trova un po’ svergognata: la donna bianca viaggia da sola con due uomini che non sono né suo marito né suo padre.
di Marco Mondino
Nadia è sempre impegnata, si sposta da un posto all’altro, tiene conferenze in giro per il mondo, ma trova anche il tempo per invitarci a cena a casa sua. È Palestinese, e da anni rappresenta la Jordanian Women’s Union una delle realtà più importanti che da oltre mezzo secolo si occupa di diritti delle donne.
Si perché la storia della Jordanian Women’s Union non risale a vent’anni fa, ma inizia nel 1945 anno della sua fondazione. L’organizzazione che prima si chiamava Women’s Union in Jordan è stata inizialmente sciolta nel 1957 per poi riprendere le sue attività nel 1974.
Il perseguimento degli obiettivi e quella spinta al miglioramento della condizione femminile non è mai stato semplice in un paese come la Giordania, nel 1981 infatti il ministro dell’interno aveva dato l’ordine di sciogliere l’unione, ma fortunatamente non ci riuscì.
Anno dopo anno l’organizzazione è cresciuta e si è imposta in tutto il mondo arabo per la sua capacità di svolgere azioni concrete e per la sua perseveranza. La battaglia in difesa delle donne in un paese come le Giordania continua ogni giorno e nonostante sia stata ratifica la Convenzione per l’abolizione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), tanti sono i punti che ancora devono essere messi in pratica.
Nella piazza centrale di Fuheis c’è un grosso albero di Natale, le feste sono ormai finite da più di due mesi, ma l’albero sta ancora lì pieno di palline e decorazioni.
Percorriamo la città in macchina, si susseguono diverse rotatorie, in ognuna c’è una scultura o una statua, la strada centrale è piena di negozietti di alimentari, centri di bellezza e varie boutique d’abbigliamento.







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