You are currently browsing the tag archive for the 'Etiopia' tag.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Soltanto adesso, a fine ottobre 2009, piove qui a Konso dopo quasi nove mesi di siccità.
I campi sono deserti, brulli, neanche l’erba per gli animali. La gente è abituata alla siccità, la distribuzione di cibo funziona bene, ma la vita dei più deboli (vecchi, bambini e donne incinte) è a rischio.
In questo scenario a tinte scure risaltano alcune novità: l’approvazione della nuova legge sulle ONG (gennaio 2009) ha portato cambiamenti nel panorama della agenzie presenti sul territorio. Mentre immutate sono le agenzie internazionali, che dovrebbero aver riconfermato il permesso di lavoro nel paese, le ONG locali sono state colpite in pieno dalla riforma, che, come avevamo già intuito l’anno scorso, erano il vero obiettivo della legge.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Creati appena un anno fa, gli Environmental Clubs (Club Ambientali) a Konso stanno portando avanti un’attività sorprendente per il numero di persone coinvolte e l’entusiasmo dimostrato dai partecipanti.
Dopo un avvio difficoltoso nel 2008, i Clubs sono stati con successo coinvolti in un corso di Permacultura (permanent agricolture) della durata di due settimane, nelle quali una giornata è stata spesa all’interno dei compound di ognuna di tre delle scuole partecipanti, con l’obiettivo di disegnare la mappa della possibile applicazione al proprio ambiente dei principi appresi.
In questi mesi il CISS Etiopia ha monitorato le attività dei Club fornendo loro semi, piantine e supporto tecnico, ma le finalità della azione e l’organizzazione delle attività e rimasta tutta affidata ai Clubs.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Mentre fervono le attività del CISS in Etiopia per edificare il Centro Culturale a Karat, Konso, abbiamo ricevuto con stupore la notizia che a Dokatu, dove esso avrebbe dovuto sorgere, un incendio doloso ha completamente distrutto le quattro capanne ivi costruite dalla Tourist Desk per ospitare i turisti.
Il fatto di straordinaria gravità mostra che la scelta di abbandonare il villaggio di Dokatu, dove il Centro culturale avrebbe dovuto sorgere, è stata una scelta sofferta ma giusta. Lo scontro tra fazioni nel villaggio, l’ingerenza di un’ONG locale, Parka, che occupandosi di cultura ha in effetti polarizzato gli scontenti e acuito le tensioni unita alla debolezza del governo della woreda, avevano di fatto – con minacce e intimidazioni – impedito l’azione del CISS. Read the rest of this entry »
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Di cultura …
La cultura è sempre stata off limits per gli stranieri in Etiopia: potevano interessarsene in quanto folklore, graziosa concessione dell’Imperatore quando naturalmente tale interesse non entrasse in conflitto con lo status quo di un dominio culturale incontrastato da parte dell’intellighenzia Amhara. Le culture locali, simbolo di arretratezza erano non solo disprezzate ma anche represse con violenza; il mercato di curiosi di arte “primitiva” e artigianato se ne avvantaggiò contribuendo non poco, in Addis Abeba, al dominio dei Guraghe nel campo del commercio.
Con il Derg l’atteggiamento imperiale nei confronti delle culture minoritarie continuò, ma travestito questa volta da sviluppo: la lingua locale era sì ancora vietata nelle scuole, ma solo per favorire l’alfabetizzazione …
Un ribaltamento di tale politica è avvenuto solo con il nuovo governo federale, succeduto al Derg all’inizio degli anni ‘90. La costituzione stabilisce che ogni cultura ha diritto di esistere, insegnare la propria lingua, scriverla stamparla e insegnarla a scuola. In questo spazio che si è aperto molti sono gli attori presenti (pochissimi gli antropologi, è vero, ma ormai la disciplina è irrimediabilmente in fase calante) e, come vedremo, la difesa della cultura locale può diventare la scusa per attività di ben altro profilo. Read the rest of this entry »
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Ad Addis Abeba il 6 gennaio 2009 è stata promulgata la legge che regola l’attività delle ONG. Una legge che ha sollevato perplessità, sospetti e netto antagonismo nella comunità dei donatori. Ma vediamo meglio di cosa si tratta.
La legge dovrebbe regolare le attività di tutte le ONG attive in Etiopia, sia internazionali che locali. Le prime sono circa 500, le seconde forse un pò più di 1.200. I donatori si sono espressi in modo essenzialmente negativo rispetto alla legge, in quanto essa sembra predisporre controlli e stabilire sanzioni assai pesanti a tutte le ONG. Ma ad una lettura più attenta, sono essenzialmente le ONG locali a vedere bruscamente ridotta la loro possibilità di azione.
di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia
La provincia di Durashe un tempo controllava tutto il sud-ovest etiopico, una volta superata la capitale amministrativa di Arba Minch. La cittadina, situata sulla montagna di Gardula, controllava l’unica strada percorribile tutto l’anno, quella aperta dall’esercito di Menelik alla conquista, nel tardo Ottocento, del sud etiopico.
All’epoca si andava a piedi o a cavallo, muli e asini per il trasporto e le strade scalavano montagne e guardavano fiumi, tenendosi se possibile in quota: gli Amhara venivano dagli altopiani e fuggivano naturalmente le terre basse, infestate dalla malaria. Li spingeva impellente il bisogno di estendere il dominio imperiale su tutte le aree di antica influenza etiopica, prima che esse venissero fagocitate dalle potenze europee, in corsa per il dominio del continente. Da Durashe giunsero a Konso, dove la popolazione locale non fu affatto facile da soggiogare; la cultura intensiva dei campi terrazzati cozzava con l’aratura importata dagli Amhara; qualche disastroso tentativo fu sufficiente per convincere i dominatori della inutilità di un progetto di trasformazione che si poteva prevedere inutile e costoso.
Read the rest of this entry »
di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia
Karat Konso (Ethiopia)
27 Luglio, 2008
Riceviamo dall’Ufficio della Agricoltura e Sviluppo Rurale una comunicazione datata 27 giugno 2008 nella quale è esposta la situazione di carestia che ha colpito il distretto di Konso. Sono i primi dati ufficiali disponibili e la fonte è autorevole.
In Etiopia l’Agenzia che si occupa della prevenzione dei disastri dipende dal Ministero della Agricoltura, e non c’è maggior disastro qui che la mancanza di piogge, come si è verificato quest’anno. Le grandi piogge sono attese tra aprile e giugno, ma quest’anno non sono giunte affatto e il raccolto è quasi tutto distrutto.
di Enrico Castelli – Cooperante CISS in Etiopia
La situazione a Konso non è delle migliori: la incapacità della passata amministrazione a gestire i conflitti locali ha reso ingovernabile la woreda (unità amministrativa che tradurrei con provincia). In realtà solo domenica scorsa il nuovo governo regionale ha installato i resposabili amministrativi della woreda, malgrado le elezioni si siano tenute quasi tre mesi fa’!
Due conflitti alla perifieria della provincia hanno costretto il governo centrale ad intervenire con i soldati, decine di morti in ambedue le situazioni. Il secondo conflitto, nella limitrofa regione di Oromia ha costretto migliaia di Konso lì residenti da anni a fuggire per trovarsi nella poco felice situazione di rifugiati nei loro villaggi di origine.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
La strada che arriverà alla valle dell’Omo, sul confine con Sudan e Kenya ha raggiunto Konso. Una vera strada asfaltata, larga e liscia che interrompe il paesaggio ma te lo fa riscoprire da angoli inusitati. Chissà quanto durerà, si chiedono tutti, visto il degrado di quella verso Addis Abeba, completata qualche anno fà e mai riparata.
Vicino alla foresta del Kalla, capo spirituale dei Konso di una volta, c’è , lì dalla notte dei tempi, un masso gigantesco, un monolite di basalto colonnare, circondato da una slavina instabile di frammenti di basalto, sassi neri, pesanti, lucidi, sui quali è perfino difficile camminare. Quando il corteo nuziale con la sposa del Kalla si avvicinava alla sua dimora nella foresta (sacra, e pertanto ancora miracolosamente sopravvissuta al taglio indiscriminato degli alberi) era usanza che si fermasse a riprendere fiato accanto alla pietra nera, prima d’affrontare l’ultima salita.
Il tracciato della strada deve per forza sfiorare la foresta, il monolite incombe su di esso: l’impresa chiede il permesso di rimuoverlo. Cominciano le trattative con il Kalla e i villaggi coinvolti dall’esproprio delle terre coltivabili. Ma avviene un fatto inusuale: in esse interviene una ONG locale, Parka, da poco tempo stabilitasi a Konso. Questa si occupa di cultura, ma la loro attività ha, sin dall’inizio comportato una pesante interferenza con istituzioni governative ma anche tradizionali che hanno spaccato la società in due fazioni, quelli pro-parka e gli altri, i contrari.
di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia
Dopo gli scontri al confine occidentale della woreda (provincia), dovuti alla richiesta di autonomia amministrativa della minoranza di lingua Gawadigna che si erano conclusi con l’occupazione militare dei villaggi da parte delle forze militari federali (l’Etiopia che si è dotata di una struttura federale assai avanzata ha trasformato le sue pre-esistenti forze speciali di pronto intervento in reparti federali, dipendenti direttamente dalla presidenza del consiglio), un’altra emergenza segna questo primo anno del terzo millennio (il calendario etiopico festeggia adesso l’anno 2000).





Interazioni