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da Giovanna Di Benedetto

Eccoci a poco più di 3 mesi dall’inizio del nostro lavoro a Kairouan.

I lavori continuano dentro e fuori il nostro ufficio. Abbiamo incontrato il Comitato di quartiere, costituito da volontari, abitanti del quartiere che si fanno carico delle esigenze di tutti. Abbiamo discusso insieme a loro delle problematiche che affliggono le famiglie della zona. Giorno dopo giorno il Comitato prende vita, diviene propositivo, si incontra periodicamente, cerca soluzioni alle problematiche e le condivide con noi. I membri del comitato si sono incaricati in prima persona di sondare le esigenze porta a porta e di sensibilizzare alle soluzioni trovate.

Pian pianino la città comincia a conoscerci.

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di Carolina Martin Tirand

“Metrocentro, Santa Tecla…” grida al passaggio, seguo la fila, 25 cents, piede sul primo scalino e mano sulla sbarra perchè non mi lasci per strada. Così inizia l’avventura del mio primo viaggio in autobus a San Salvador. “E’ pericoloso” dicono alcuni. Ma la mia impressione, oltre a quello che si potrebbe pensare essendo El Salvador uno dei paesi più violenti al mondo e così come in tutte le grandi città del mondo, il più grande pericolo non sono le maras, nè i gruppi criminali, ma la velocità che raggiungono questi minibus e la loro capacità di infilarsi negli spazi lasciati dall’intenso traffico in città.

Ben afferrata alla sbarra, gioco all’equilibrista per non cadere sopra la signora seduta accanto a me e sua figlia. Le scolaresche con l’uniforme ridono della mia incapacità di mantenere la posizione verticale ogni volta che il minibus riparte. In realtà più che per me io ho paura per l’impiegato che, con la metà del corpo fuori della porta aperta, va gridando le destinazioni e, con un fischio o un colpo sul veicolo, avvisa l’autista che può ripartire. E così, fra accellerate e fermate inaspettate, inizio a scoprire questa città, molto simile, per quanto dicono, a tante città americane a Nord del Canale di Panama.

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di Antonella Di Salvo

Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.

Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.

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di Federica Infantino – Servizio Volontariato Europeo (SVE)

img_0448La mia avventura in Marocco con Bayti inizia il 20 marzo 2009 alla sede amministrativa dell’associazione che si trova ad Ain Sebaa, quartiere periferico di Casablanca.
A ricevermi è Amina Malih, direttrice dell’associazione. Mi presenta l’organigramma, i vari programmi che portano avanti e insieme definiamo le attività in cui mi posso inserire. Decidiamo che il mio punto di partenza sarà il Sas Rue di Ain Chock (altro quartiere di Casablanca). Il Sas Rue è una struttura molto bella, da poco ristrutturata, in cui vengono portate avanti le attività con i ragazzi che vivono in strada.
É lì che vado il 23 marzo per incontrare gli educatori di strada, Jaafar e Rachid e il responsabile del Programme Rue Abdou. Sono loro ad accogliermi e a spiegarmi le attività del Sas e il lavoro degli educatori di strada, che si svolge quasi interamente alla Gare routière (stazione dei pullman) di Ouled Ziane, nel centro di Casablanca. Ed è lì che andrò proprio il giorno dopo. Read the rest of this entry »

da Marco Mondino

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Baqa’a è il più grande campo profughi palestinese della Giordania e si trova a venti chilometri da Amman. Creato nel 1968 per accogliere gli sfollati Palestinesi che lasciarono la West bank e la striscia di Gaza dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, oggi conta 90,953 rifugiati registrati.
Camminiamo per le strade di Baqa’a insieme a Mohannad, un amico di origini palestinesi, che ha trascorso gran parte della sua infanzia qui, a casa del nonno paterno originario di Hebron.

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da Carolina Martin- Tirand

tewvigh-078bFatimetou è una bella ragazza. Le piace vestirsi di colori brillanti e circondare il suo viso di una bella melefa. Fatimetou è una ragazza intelligente. Dato che è una buona studentessa i suoi genitori le hanno permesso di continuare a studiare, contrariamente a sua sorella Aminata, che ha lasciato la scuola a 10 anni perché doveva occuparsi dei suoi fratelli piccoli. Fatimetou sa però che quando compirà 16 non potrà proseguire gli studi, perché nel suo villaggio non c’è la scuola per i grandi e i suoi genitori non possono pagarle la permanenza fuori casa. I suoi genitori stanno risparmiando per far studiare nella capitale della provincia suo fratello piccolo.

Fatimetou studia con altri quaranta bambini e bambine di diverse età. Parla un pò francese, anche se non ha mai conosciuto un vero francese. E’ brava in geografia però il suo punto forte è la matematica. A Fatimetou piacerebbe fare la professoressa.

Fatimetou guarda la donna straniera con ammirazione. Pensa che è molto bella. Invidia la sua pelle bianca che si brucia al sole, i suoi occhi verdi e i suoi capelli ondulati e sciolti, senza trecce né parrucche. Invidia il suo orologio, i suoi orecchini e la sua macchina fotografica. La donna bianca l’ha guardata e sorride. Fatimetou è timida, però mantiene lo sguardo e si fa molto seria quando la donna bianca le fa una foto. In fondo si sente orgogliosa che abbia scelto lei fra tutte le altre ragazze del villaggio. A Fatimetou non piacciono molto i pantaloni della donna bianca: sono cose da uomini, non sono per le donne. Però sa che le nazrani (cristiane) sono diverse. Vanno in lussuose macchine e hanno tante cose. Sono ricche e possono andare dove vogliono. E’ per quello che Fatimetou la invidia mentre commenta con le amiche quanto è bella, anche se la trova un po’ svergognata: la donna bianca viaggia da sola con due uomini che non sono né suo marito né suo padre.

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da Gaia Tamburello

Dopo una giornata come quella di oggi, è impossibile non raccontare a nessuno le sensazioni vissute; stavolta, però, decido di condividerle con tutti coloro che leggeranno questo blog!
Mi presento, sono Gaia, un ventitreenne laureata in cooperazione, che da quasi 5 mesi sta facendo una fantastica esperienza nella sede del CISS in Egitto.
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di Ernestina Tonani

Sono rientrata ormai da qualche settimana dal Cairo, ma dell’esperienza egiziana i miei “sensi” ne sono ancora pervasi.
Nei miei orecchi è ancora vivido il ricordo del mio nome “Ernestina” pronunciato perfettamente dai bambini di ASSDA (una scuola inclusa nell’ambito del progetto “Children at risk: sostegno al benessere di bambini lavoratori, giovani e donne nell’area di Abu El-Soud” ), quando arrivavo la mattina e quando mi salutavano il pomeriggio.
Oppure, del coro mentre, mano nella mano, girando in cerchio cantavano: “Giro giro tondo casca il mondo…”
Mi sto ancora chiedendo come abbiano fatto ad impararlo e memorizzarlo!

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Il CISS sta attualmente realizzando il progetto “Cooperative per il supporto e la gestione di programmi ecoturistici nello stato del Parà: sostegno alla municipalità di Belém nelle politiche di lotta all’esclusione sociale di giovani in situazioni a rischio” insieme ai partner locali Paratur e Fundação Curro Velho.
Quali sono le reali condizioni socio economiche dello Stato del Parà?
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Cooperazione Internazionale Sud-Sud con il Progetto Xundaraua aiuta 120 giovani nel Pará
 
Intervista di Paolo Carlucci

Lei é il rappresentante dell’ONG italiana CISS in Brasile e capo progetto a Belèm di un progetto cofinanziato dal MAE (Ministero degli Affari Esteri), ci può raccontare brevemente in cosa consiste il suo lavoro?
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