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di Giorgia Baldi – cooperante CISS in Libano

PICT8365Il 5 e 6 ottobre 2009 si è svolto, all’UNESCO Palace di Beirut, il Film Festival organizzato dal CISS in collaborazione con il partner locale Beit Atfal Assomud. Il film festival ha rappresentato l’evento finale del progetto: “Mustaqbal: nuove prospettive per i giovani palestinesi di Tiro e Tripoli”, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri Italiano.

Il progetto, durato 4 anni, ha visto l’attivazione di due scuole professionali, una presso il campo profughi di Beddawi ed un’altra a Burj el Shemali e, nell’ultimo anno di progetto, anche la realizzazione di una serie di attività culturali volte a favorire il dialogo interculturale fra libanesi e palestinesi in Libano.

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di Elmar Loreti – cooperante CISS in Mauritania

Per non fare confusione fra i soldi del progetto e i miei soldi, ho dovuto cercare un nuovo portafoglio. Il portafoglio l’ho trovato ma la confusione resta.

Però non è di questo che voglio parlare; voglio parlare del portafoglio.

Il portafoglio che ho trovato, ovviamente.

Tutti, credo, nella nostra gioventù ne abbiamo avuto almeno uno: si trovavano spesso in regalo nei giornaletti tipo Topolino o Cioè, oppure nel detersivo; io ce l’avevo del Milan (sbandamenti giovanili per il grande Milan di Sacchi, quando Berlusconi aveva ancora i capelli veri), trovato in, appunto, “Milan squadra mia”.

Di quelli di fibra sintetica, la stampa che si scrosta; con una cerniera – invero prona al malfunzionamento – a salvaguardare le mille lire custodite lì dentro. Quei portafogli che si chiudevano con lo strap.

Ecco, dopo la contrattazione di rito all’ombra incerta degli alberi di viale Kennedy, mi sono portato a casa, per la modica cifra di 80 centesimi, un portafoglio di questo genere.

Non è comodo, devo ammetterlo: la cerniera si è rotta quasi subito, lasciando le monete libere di cadere ogni volta che tiro fuori il portafoglio; la chiusura ormai penzola tristemente, con gli ultimi fili della cucitura che resistono strenuamente nel loro sforzo inutile.

Al momento di comprarlo sapevo che questo portafoglio non era comodo, però l’ho comprato lo stesso: non avrei potuto fare altrimenti, la stampa sul dorso mi ha attirato irresistibilmente. Sul dorso, bordato da una striscia nera che si sta, manco a dirlo, scucendo, c’è una stampa divisa in due parti: sul lato sinistro c’è una bandiera americana, sul lato destro c’è la foto di Osama Bin Laden, con tanto di nome.

America da un lato, Al Qaeda dall’altro.

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di Antonella Di Salvo

Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.

Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.

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da Giuseppe Cammarata 

Ahmad è un giovane bancario di Beirut. Per meglio dire, è il funzionario a cui il CISS si rivolge per le questioni relative ai propri conti correnti attivi in Libano. Parla perfettamente inglese e francese e, a parte lo stile nel vestire abbastanza difficile da condividere, è una persona cortese, disponibile e gradevole.

Da molto tempo Ahmad ha una certa dimestichezza con il personale CISS, me compreso. Questo lo porta ad avere una maggiore confidenza a chiacchierare di temi anche delicati, quale ad esempio la politica, che non condivide con molti.

Prendendo spunto dalla sua cravatta di un colore arancione così acceso (il colore del partito di Aoun) da riflettere la luce come uno specchio, oggi mi sono permesso di chiedergli per quale partito o coalizione avrebbe votato alle prossime elezioni del 7 giugno 2009. Mi risponde dicendo che negli ultimi tempi si trova in difficoltà, dal momento che, essendo lui un collezionista di cravatte ed avendone di tutti i colori (purtroppo!) ogni mattina, per non fare torto a nessuno, ne prende una di un colore diverso da quella del giorni prima e la indossa sperando che nessuno lo scambi per un sostenitore di questo o quel partito.

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Da Giuseppe Cammarata

Arrivo a Beirut alle 4 del pomeriggio di una caldissima domenica di maggio.

Come al solito, la folla che aspetta i parenti in arrivo mi sommerge all’uscita degli arrivi internazionali. E’ una folla piu’ folla del solito, dal momento che svariati aerei sono in arrivo quasi alla stessa ora.

In quello su cui ho viaggiato io, ad esempio, pur partendo da Roma, la stragrande maggioranza dei passeggeri era di origine libanese.

Dico libanesi di origine perche’ durante il check-in a Roma ho avuto modo di occhiare i diversi passaporti in mano ai miei futuri compagni di viaggio: Venezuela, Canada, Brasile, Danimarca, Francia…. Pochissimi di loro avevano un passaporto libanese, pur parlando arabo. La diaspora libanese e’ altrettanto vasta e disseminata di quella palestinese (e siciliana….).

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di Giorgia Baldi – cooperante CISS in Libano

PICT7416Il sessantunesimo anniversario della Nakba (la diaspora palestinese) ha uno strano sapore qua in Libano, dove i profughi vivono ormai questa tragedia da tre generazioni nella speranza di poter tornare un giorno nella loro terra. 

A Beddawi, campo profughi a nord del Libano dove l’anno scorso si riversarono anche i profughi del vicino Nahr el Bared, il CISS, in collaborazione con il Comitato per il Diritto al Ritorno, formato da 22 organizzazioni presenti nel campo, ha organizzato una giornata di folklore palestinese. 

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di Valentina Venditti

 

Sharek Youth Forum è un’organizzazione che lavora per l’empowerment giovanile.
dscn85741Ho voluto iniziare così il mio report perchè, dopo 4 mesi che sono con loro, posso affermare che sia non solo la migliore descrizione possibile per la mia organizzazione ospitante, ma anche la più veritiera.
Il mio periodo di servizio volontario è stato suddiviso in varie fasi che vanno dalla conoscenza del posto, dello staff, della filosofia di base dell’organizzazione allo studio dei programmi e dei progetti implementati o in corso alla partecipazione effettiva nelle attività. Mi hanno lasciato libera fin dall’inizio di decidere in quale campo collaborare e di trovare, sulla base dei miei studi e delle mie conoscenze, il settore nel quale potessi dare (in quanto volontaria europea e quindi portatrice di esperienze “altre”) e ricevere (nel senso di acquisire nuove capacità) di più.

Devo dire, ad essere sincera, che tutta questa libertà inizialmente mi ha disorientato. Non essendo un’esperta di cooperazione è stato difficile per me capire cosa fare, quale contributo poter dare ma, a distanza di tempo, mi sono resa conto che anche quel disorientamento che in principio mi ha inquietato, rappresenta una parte importante della mia formazione.

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Testimonianza fotografica sulle condizioni di vita attuali nella striscia di Gaza da Sergio Cipolla, attualmente in missione in Palestina per la definizione di un progetto di emergenza nel settore idrico.

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di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia

Con riferimento alle precedenti comunicazioni (cf. Conflitti nella Konso Special Woreda) e “36 killed in tribal clashes in southern Ethiopia” (Thursday 15 May 2008 in http://www.sudantribune.com/spip.php?article27148) si comunica che la situazione a Konso è notevolmente peggiorata a dicembre 2008 e non accenna a migliorare.

img011Il conflitto è ora sulla strada che collega Arba Minch a Konso, a una trentina di Km da Karat, dove il progetto CISS ha il suo ufficio. La limitrofa Woreda di Durashe si trova già in conflitto con Konso a proposito della appartenenza dei villaggi di lingua Gawadda, posti all’ovest dei rispettivi territori (scontri armati all’inizio del 2008), inoltre Durashe avrebbe voluto che la strada per Konso che passa sul suo territorio, si inerpicasse sulle montagne e passasse per il capoluogo; il rifiuto della Road Authority ha surriscaldato gli animi della gente che si sente tagliata fuori dallo sviluppo. Ne è risultato a dicembre uno scontro che non ha cessato di inasprirsi.

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da Valeria Moro – Rappresentante CISS in Palestina

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) ieri ha dichiarato che nella Striscia di Gaza non esiste nè posto sicuro, nè rifugio sicuro in cui proteggere i civili dagli attacchi israeliani.
Martedì scorso a Jabaliya, un attacco israeliano aveva colpito una scuola dell’UNRWA (agenzia delle Nazioni Unite che eroga servizi negli ambiti dell’educazione, della sanità e aiuti urgenti ai profughi palestinesi) causando l’uccisione di circa 40 profughi; si erano rifugiati in questa scuola per sfuggire agli scontri di Beit Lahiya. L’UNRWA aveva dato alle forze israeliane le coordinate satellitari di tutte le scuole adibite all’accoglienza dei rifugiati, affinchè non fossero colpite.

Ma la strage di civili è avvenuta.

Mercoledì 7 gennaio, Israele annunciava che avrebbe iniziato un cessate il fuoco di tre ore, tra le 13.00 e le 16.00 (ora locale), tutti i giorni, per permettere l’apertura di un corridoio umanitario nella Striscia di Gaza.

Ma gli attacchi israeliani continuano sempre e comunque, anche in questa fascia oraria.

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