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di Piero Alfano, Palma Audino, Gloria Cipolla, Salvo Ciulla, Nino Rocca, Maria Patrizia Salatiello

Negli ultimi quindici anni si assiste a Kinshasa, in Congo, ad un drammatico fenomeno definito come “i bambini stregone”, fenomeno che si sta espandendo a macchia d’olio in altri paesi d’Africa. Stiamo parlando di bambini accusati di essere degli stregoni malvagi e di essere di conseguenza la causa di ogni male che accade in seno alla famiglia, casi di follia, cancri, attacchi cardiaci dei loro parenti o dei loro genitori, la perdita del lavoro, la morte di uno o più membri della famiglia, le infezioni di AIDS, vissuta come una malattia misteriosa di cui non si comprende la genesi.

Spesso tutti questi sospetti e queste accusano portano a violenti conflitti in seno alla famiglia del bambino sospettato, che viene picchiato severamente e in casi estremi ucciso dai membri della famiglia o dai vicini.

Sebbene tali forme di estrema violenza non siano la regola, molti di questi bambini sono comunque disconosciuti e ripudiati. Rimossi, privati di tutto, ma temuti dai più, i presunti bambini stregone (chiamati sheta, tsor o tshor dal francese sorcier, stregone) finiscono nella strada. Il loro numero sarebbe fra 30.000 e 50.000 a Kinshasa. Il CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) è già da tempo impegnato in un progetto di recupero dei bambini di strada e s’è trovato di fronte anche questi piccoli.

Per una migliore prassi operativa, partendo dal presupposto che il recupero dell’infanzia richieda innanzitutto una piena comprensione dei fenomeni che sottendono le situazioni, il CISS ha costituito, ormai quasi due anni fa, un gruppo di ricerca che studi a fondo il fenomeno dei bambini stregone.

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di Pasqua De Candia – CISS

27 gennaio 2010

Lisanga Boboto, due parole che in Lingala significano libertà e pace, è il nome della ONG che gestisce un centro di accoglienza in un quartiere di Kinshasa, il quartiere N’SELE, uno dei quartieri periferici della megalopoli, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, in cui sono ormai stanziali un gran numero di rifugiati, inutile dire che il livello di povertà è altissimo.

Incontriamo Padre Blaise, che gestisce il centro e le sue attività e le donne, le mamme che nel centro lavorano e beneficiano delle attività del progetto..Parliamo, ci spiegano quello che fanno e come lo fanno.. facciamo un giro per il campo, ci dirigiamo al fiume..

Qui le donne vengono a lavare la roba, i bambini fanno il bagno e la mattina presto, prima che il fiume si popoli, sempre le donne vanno a prendersi l’acqua per bere, cucinare lavarsi, lavare i loro bambini..

Per scendere al fiume c’è una discesa di terra ripida e scivolosa.

Mentre scendevamo, cercando di mantenere con posizioni improbabili l’equilibrio, qualcuna delle donne che ci accompagnava è anche scivolata..

Guardavo questa scena, i ragazzi che ridevano e giocavano, facendosi scherzi con l’acqua, e guardavano i “mundele”.. questi strani ospiti bianchi; le donne lavavano roba e pentole.. il mio sguardo si è fermato su due donne che stavano arrivando dall’altro lato del fiume, madre e figlia, dietro di loro un bambino, portavano tutti fasci enormi di legna sulla testa..

Hanno attraversato il fiume, sono venute vicino a dove eravamo, si son tolte i fasci dalla testa, si son rinfrescate e si son fermate a parlare con le donne che ci accompagnavano…

Son rimasta lì a guardare soprattutto la donna giovane, che portava il fascio di legna più voluminoso e pesante… tre delle donne che ci accompagnavano l’hanno aiutata a rimettere il fascio sulla testa..

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di Antonella Di Salvo

Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.

Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.

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di Giovanna Messina – Servizio Volontariato Europeo (CONGO)

Presentazione attività Centro Don GuanellaLo scambio di buone pratiche a livello internazionale sta diventando per il CISS una norma.

La tematica che unisce paesi diversi è quella dell’infanzia e della sua protezione, le costanti sono gli strumenti e le metodologie, che nonostante i necessari adattamenti ai diversi contesti, possono essere trasformati in buone pratiche e replicati a livello internazionale. Dopo l’esperienza di scambio tra Marocco e Repubblica Democratica del Congo in Marocco e quella in Italia, a Napoli e a Palermo a cui hanno partecipato anche altri partner che si occupano di infanzia, provenienti da Brasile, Algeria e Egitto è stato il momento di ricambiare l’ospitalità marocchina e di effettuare lo scambio a Kinshasa dal 5 al 10 giugno 2009.

La delegazione marocchina era composta da un rappresentante del CISS Marocco e da due rappresentanti di Tanmia, ONG partner del CISS, che offre sostegno alle ONG locali nell’ambito della sensibilizzazione attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie e di una piattaforma telematica che ha come obiettivo la messa in rete del materiale prodotto sulla tematica della protezione dell’infanzia. A Kinshasa sono stati coinvolti il responsabile di REEJER (Réseau des Educateurs des Enfants et Jeunes de la Rue), la rete di ONG che si occupano di protezione dell’infanzia e partner del CISS a Kinshasa, il suo responsabile della formazione e quello della sensibilizzazione e per il CISS RDC il responsabile del progetto protezione infanzia finanziato MAE e io, che mi trovo qui grazie al programma dell’Unione Europea SVE e svolgo il mio volontariato all’interno di REEJER.

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di Antonio Mangia, Salvo Maraventano e Giovanna Messina

“Mettiti In Gioco” è il progetto di formazione e animazione sociale che arriva in Congo dopo le attività proposte lo scorso anno in Palestina.  Il team quest’anno ha visto la conferma di Salvo e Giovanna e la new entry del logista Antonio.

Kinshasa è caotica e disorganizzata, da l’impressione di essere un’enorme periferia e anche il centro sembra una periferia. In questo periodo dell’anno il sole resta nascosto dietro le nuvole e la temperatura è mite, assomiglia alla nostra primavera. Le strade sono piene di gente che vende qualsiasi cosa, dal fufù preparato con farina di manioca che viene considerato il piatto nazionale, a piccoli spiedini di carne, passando per sigarette e magliette cinesi, senza dimenticare gli immancabili cambisti, pieni di Dollari e Franchi. Il sistema stradale è praticamente inesistente o in stato di abbandono. Il traffico è un buon modello di anarchia e ai bordi delle strade la gente corre trainando carriole arrugginite e stracariche di ogni cosa.

In piena città ci sono campi coltivati e fumanti: concimano il terreno bruciandoci sopra la spazzatura! Questo rende l’aria ancora più pesante, un misto di polvere e plastica bruciata e nero scarico di camion, veramente irrespirabile.

Per uscire dalla città, ci vogliono un paio d’ore di traffico. Il paesaggio cambia: non più tetti di eternit o palazzi fatiscenti e brulichio di gente e di auto, ma foresta e villaggi in cui si respira subito un atmosfera diversa, più vivibile, fatta di piccole cose che riacquistano il proprio valore; anche la vita procede in modo più rilassato.

Le nostre attività si svolgono in due Centri di accoglienza per bambini di strada che fanno parte della rete di “REEJER”, una ONG locale che mette in relazione e coordina il lavoro dei vari centri della città.

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per le strade di Kinshasa

per le strade di Kinshasa

di Nino Rocca

Parte prima
Premessa al problema dei bambini di strada accusati di stregoneria

Sono state organizzate diverse missioni a Kinshasa per il progetto dei bambini di strada accusati di stregoneria. Le difficoltà per la realizzazione e per il proseguo del progetto non sono mancate.
Innanzitutto per la complessità e la problematicità, sia:

1) della città, la terza in ordine di grandezza dell’Africa,
2) per il tema, unico nel suo genere, la stregoneria di cui sono accusati i bambini e le bambine di strada.

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giovedì 28 dicembre 2006

NEL CONTINENTE VERO

4 PAESI:


COSTA D’AVORIO, EGITTO, CONGO, MAROCCO


4 CITTA’:

BASSAM, IL CAIRO, KINSHASA, CASABLANCA


4 PROGETTI


PER STUDIARE, GIOCARE, CRESCERE

ANCHE IN AFRICA.


1 CONCERTO PER RACCOGLIERE I FONDI


Parte a Natale 2006, con un concerto dei 24grana a Palermo (il 28 dicembre ai Candelai) la campagna di sensibilizzazione ed autofinanziamento del CISS “NEL CONTINENTE VERO – STUDIARE, GIOCARE, CRESCERE”, incentrata su quattro progetti a favore dell’infanzia in quattro diversi Paesi africani (Congo, Costa d’Avorio, Egitto, Marocco).

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