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di Pasqua De Candia – CISS

27 gennaio 2010

Lisanga Boboto, due parole che in Lingala significano libertà e pace, è il nome della ONG che gestisce un centro di accoglienza in un quartiere di Kinshasa, il quartiere N’SELE, uno dei quartieri periferici della megalopoli, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, in cui sono ormai stanziali un gran numero di rifugiati, inutile dire che il livello di povertà è altissimo.

Incontriamo Padre Blaise, che gestisce il centro e le sue attività e le donne, le mamme che nel centro lavorano e beneficiano delle attività del progetto..Parliamo, ci spiegano quello che fanno e come lo fanno.. facciamo un giro per il campo, ci dirigiamo al fiume..

Qui le donne vengono a lavare la roba, i bambini fanno il bagno e la mattina presto, prima che il fiume si popoli, sempre le donne vanno a prendersi l’acqua per bere, cucinare lavarsi, lavare i loro bambini..

Per scendere al fiume c’è una discesa di terra ripida e scivolosa.

Mentre scendevamo, cercando di mantenere con posizioni improbabili l’equilibrio, qualcuna delle donne che ci accompagnava è anche scivolata..

Guardavo questa scena, i ragazzi che ridevano e giocavano, facendosi scherzi con l’acqua, e guardavano i “mundele”.. questi strani ospiti bianchi; le donne lavavano roba e pentole.. il mio sguardo si è fermato su due donne che stavano arrivando dall’altro lato del fiume, madre e figlia, dietro di loro un bambino, portavano tutti fasci enormi di legna sulla testa..

Hanno attraversato il fiume, sono venute vicino a dove eravamo, si son tolte i fasci dalla testa, si son rinfrescate e si son fermate a parlare con le donne che ci accompagnavano…

Son rimasta lì a guardare soprattutto la donna giovane, che portava il fascio di legna più voluminoso e pesante… tre delle donne che ci accompagnavano l’hanno aiutata a rimettere il fascio sulla testa..

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di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

Atto I: “O Mestre dos Magos”

“O Mestre dos Magos” custodiva gelosamente un segreto prezioso dentro di sé . Ogni giorno per 3 anni compiva lo stesso identico rituale: si guardava intorno per identificare i frammenti dispersi che avrebbero dato vita al cavallo alato meccanico, che la notte aleggiava libero nei suoi sogni.

Quella sarebbe stata la grande magia, che lo avrebbe reso per sempre, in tutti i libri di magia, l’immortale e autentico “Mestre dos Magos”.

Ad un certo punto, i pezzi erano tutti lì, nelle sue mani e bastò solo pronunziare la frase “você sumiu e agora reapareceu”(eri scomparso e ora sei riapparso), per poter veder nascere l’unione di ogni pezzo, che spontaneamente s’incastrava generando armonia.

“O Mestre dos Magos”, dopo avere lanciato in aria le monetine, decise che il cavallo alato doveva essere di colore rosso, perché così volevano gli oracoli: la sua creatura era finalmente pronta. Si distaccò da terra con un balzo e regalò un sogno reale a quel mago.

Arrivarono fino alla fine di “Brasil – Puffolandia” e fecero una sosta al rifornimento di benzina: era pur sempre un cavallo alato meccanico!!!

Tornati a casa, con addosso vibranti emozioni e risoluti nel proposito di volare solo la Domenica e per poco tempo, non fecero in tempo a socchiudere la porta, che giunsero con passi decisi i “guardiani del bene”. Poche parole spese, ma un monito che non lasciava intravedere speranze: il cavallo alato meccanico suscita nel pubblico anche sogni di potere, sentimenti meschini che sfuggono ai più potenti incantesimi.

“O Mestre dos Magos” ebbe l’impressione che il vento stesse cambiando.

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Diario di bordo da Minas Novas di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

Quasi quattro mesi passati, vestendo il nuovo ruolo di volontaria “EVS”, osservando e vivendo una nuova realtà, ma le parole si bloccavano dietro una paresi generata da ricerca delle parole.

Gli imput all’improvviso giunti, s’intrecciavano con notizie provenienti dal luogo lasciato.

Una nuova ferita aperta nella mia città, l’associazione clown della quale sono “parte” che fa servizi anche con gli sfollati con notevoli sforzi, l’associazione in cui avrei dovuto fare il programma EVS a Lisbona, la mia seconda casa, sede di un atto incendiario: tutte trame di fili da ricostruire, che s’intrecciano, componendo un nuovo scenario, a cui io assisto da un luogo nuovo, chiamato Minas Novas, per i più sconosciuto, in cui decisamente manca il bar immaginato da tutti, in cui ballare la samba.

Minas Novas, mi piace immaginarla e descriverla, come una sorta di luogo magico, in cui ciò che si ritiene fuori scena, all’improvviso appare come un jolly, lasciando i volti stupiti. Decisamente il senso comune viene ribaltato, generando una strana commistione tra privato e pubblico.

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da Giovanna Di Benedetto

Eccoci a poco più di 3 mesi dall’inizio del nostro lavoro a Kairouan.

I lavori continuano dentro e fuori il nostro ufficio. Abbiamo incontrato il Comitato di quartiere, costituito da volontari, abitanti del quartiere che si fanno carico delle esigenze di tutti. Abbiamo discusso insieme a loro delle problematiche che affliggono le famiglie della zona. Giorno dopo giorno il Comitato prende vita, diviene propositivo, si incontra periodicamente, cerca soluzioni alle problematiche e le condivide con noi. I membri del comitato si sono incaricati in prima persona di sondare le esigenze porta a porta e di sensibilizzare alle soluzioni trovate.

Pian pianino la città comincia a conoscerci.

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di Enrico Castelli – cooperante CISS in Etiopia

Soltanto adesso, a fine ottobre 2009, piove qui a Konso dopo quasi nove mesi di siccità.

I campi sono deserti, brulli, neanche l’erba per gli animali. La gente è abituata alla siccità, la distribuzione di cibo funziona bene, ma la vita dei più deboli (vecchi, bambini e donne incinte) è a rischio.

In questo scenario a tinte scure risaltano alcune novità: l’approvazione della nuova legge sulle ONG (gennaio 2009) ha portato cambiamenti nel panorama della agenzie presenti sul territorio. Mentre immutate sono le agenzie internazionali, che dovrebbero aver riconfermato il permesso di lavoro nel paese, le ONG locali sono state colpite in pieno dalla riforma, che, come avevamo già intuito l’anno scorso, erano il vero obiettivo della legge.

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Da Giovanna Di Benedetto

Kairouan1 (WinCE)

Il 29 luglio ha preso avvio il Progetto “Sviluppo integrato del quartiere di Sidi Amor Abada, Kairouan, Tunisia”.

Il Progetto si svolge nella città di Kairouan, che si trova in una zona predesertica nella regione centro occidentale della Tunisia.

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di Ylenia Marsigliano – Bari

Beh, che dire… è stata un’esperienza unica e indimenticabile che mi fa riflettere ogni volta che ricordo quei giorni.

Penso a quando se ne parlava soltanto e poi invece è passato tutto così in fretta. Prima di arrivare in Tunisia abbiamo trascorso 3 giorni a Palermo dove si è consolidato un gruppo favoloso protagonista di questa avventura.

…Ed ora, ecco la Tunisia, la nostra Tunisia, quella che non si può capire dai racconti ma bisogna viverla!

Per me è stata una scommessa vinta alla grande perchè mi sono resa conto di una realtà molto diversa dalla nostra, ma non per questo peggiore.

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di Carolina Martin Tirand

“Metrocentro, Santa Tecla…” grida al passaggio, seguo la fila, 25 cents, piede sul primo scalino e mano sulla sbarra perchè non mi lasci per strada. Così inizia l’avventura del mio primo viaggio in autobus a San Salvador. “E’ pericoloso” dicono alcuni. Ma la mia impressione, oltre a quello che si potrebbe pensare essendo El Salvador uno dei paesi più violenti al mondo e così come in tutte le grandi città del mondo, il più grande pericolo non sono le maras, nè i gruppi criminali, ma la velocità che raggiungono questi minibus e la loro capacità di infilarsi negli spazi lasciati dall’intenso traffico in città.

Ben afferrata alla sbarra, gioco all’equilibrista per non cadere sopra la signora seduta accanto a me e sua figlia. Le scolaresche con l’uniforme ridono della mia incapacità di mantenere la posizione verticale ogni volta che il minibus riparte. In realtà più che per me io ho paura per l’impiegato che, con la metà del corpo fuori della porta aperta, va gridando le destinazioni e, con un fischio o un colpo sul veicolo, avvisa l’autista che può ripartire. E così, fra accellerate e fermate inaspettate, inizio a scoprire questa città, molto simile, per quanto dicono, a tante città americane a Nord del Canale di Panama.

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Qui di seguito riportiamo la testimonianza della nostra volontaria di SVE Irene. Il cosiddetto “primo impatto” dopo il suo arrivo a Lisbona non è stato certo dei più rosei a causa dei problemi intercorsi tra l’ente di coordinamento e quello di accoglienza entrambi portoghesi, di cui sia noi come ente di invio sia i volontari prima della partenza non ne sapevamo nulla. Ovviamente i problemi sono all’ordine del giorno e non sempre va tutto liscio, ci sembra quindi possa essere utile per chi ci legge portare alla luce anche esperienze meno brillanti ma in ogni caso formative. Quella di Irene ci sembra anche una lezione utile nel trovare il giusto compromesso fra la realizzazione delle proprie aspettative e il non rinunciare alla propria prestazione di volontariato. Per noi che le stiamo stati vicini è una grande soddisfazione sapere che seppur con un certo ritardo, oggi il suo SVE è quanto mai vicino all’idea che insieme avevamo inseguito. Forza Irene!

Difficile cominciare a parlare della mia esperienza…

di Irene Sanguineti – Volontaria Servizio Volontario Europeo

Difficile cominciare a parlare della mia esperienza EVS in modo lineare, perché il percorso che ha portato me e Federica, l’altra volontaria con cui ho condiviso quest’esperienza, a lavorare con GAIA – Grupo de Acçao e Intervençao Ambiental – è piuttosto lungo, ma anche molto semplice. In realtà in queste due (che diventeranno 100) righe volevo raccontare dell’esperienza di condivisione con gli altri volontari, ma senza informazioni preliminari è difficile..quindi vediamo cosa ne esce.

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UNA BREVE PREMESSA.

L’educazione allo sviluppo, alla cittadinanza attiva, all’intercultura e ai diritti umani è l’educazione civica del futuro. Essa crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela in Italia come nel resto del mondo.

Sensibilizzare, informare, conoscere i temi e i problemi legati allo sviluppo e ai modelli della nostra società sono punti cardine dell’educare allo sviluppo.

DSC02168Coinvolgere i giovani in un’esperienza simile in maniera attiva è di primaria importanza, quando si pensa, come noi pensiamo, che i giovani non siano semplicemente una “categoria” cui rivolgersi, ma rappresentano in se stessi la chiave dell’attivarsi di un cambiamento, di una cultura diversa che attraverso loro si possa diffondere. Lavorare con i giovani significa lavorare con il futuro della società civile e agire per fornire loro gli strumenti per leggere la realtà in maniera critica, acquisire competenze, conoscenze e capacità affinché diventino essi stessi moltiplicatori di idee, informazioni, progetti, cambiamento, appunto. Tra tutte le attività possibili, diffondere e seminare i valori dell’interrelazione, dell’interculturalità, del volontariato, della solidarietà, favorire gli scambi e le esperienze dirette in diversi contesti sono tra gli obiettivi primi da perseguire, legati a un processo formativo non individuale, ma di gruppo, cosa di assoluto valore.

DSC01445L’esperienza di viaggio, messa in atto attraverso il progetto di educazione allo sviluppo “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” promosso da 4 Ong Italiane CISS, RC, COSPE, COOPI e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, e il percorso di educazione allo sviluppo in “Volontariato giovanile e cooperazione Internazionale” attivato presso l’Istituto Tecnico Commerciale e linguistico “Marco Polo” di Bari, parte da tutto questo e lo attualizza; risultato: un’esperienza bellissima in cui ragazzi, di età compresa fra i 17 e i 22 anni, provenienti da Bari, Roma e Genova hanno potuto unire la teoria con la pratica dell’educare allo sviluppo, partecipando prima a un convegno internazionale a Palermo sulla desertificazione e visitando, poi, in Tunisia progetti di cooperazione internazionale.

P1160010Il viaggio, infatti, ha avuto inizio in Sicilia, con la partecipazione al Convegno Internazionale a Palermo, dal titolo “Desertificazione: Un futuro di sabbia?”, nell’ambito del progetto “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” quale primo momento di condivisione e conoscenza, per poi proseguire con il viaggio in Tunisia dal 20 al 29 giugno 2009, passando da Tabarka a Bulla Regia, a El KEf, Kairouan, Tunisi e infine Sidi Bou Said. Gli input e le emozioni sono state tantissime e di ritorno da Kairouan, da Tabarka dai progetti e dalla popolazione locale, Tunisi ha rappresentato una dimensione completamente diversa per i ragazzi. Nonostante la visita a zone di particolare interesse storico e artistico come il Museo del Bardo nella stessa Tunisi e Sidi Bou Said, piccolo borgo arabo poco distante da Tunisi, i pensieri andavano costantemente al vissuto dei giorni precedenti, alle persone, ai ragazzi incontrati e alla possibilità di fare qualcosa per quei progetti o per fare sì che percorsi e viaggi di studio come questo potessero essere replicati.

Il viaggio è stata un’opportunità, per i ragazzi coinvolti, di confronto, scambio, reciproca conoscenza, ma soprattutto di molto altro, che forse i loro racconti, nella loro semplicità, possono trasmettervi; eccoli, buona lettura!

Pasqua de Candia

CISS- sede territoriale Puglia

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