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da Marco Mondino

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Baqa’a è il più grande campo profughi palestinese della Giordania e si trova a venti chilometri da Amman. Creato nel 1968 per accogliere gli sfollati Palestinesi che lasciarono la West bank e la striscia di Gaza dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, oggi conta 90,953 rifugiati registrati.
Camminiamo per le strade di Baqa’a insieme a Mohannad, un amico di origini palestinesi, che ha trascorso gran parte della sua infanzia qui, a casa del nonno paterno originario di Hebron.

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La stazione degli autobus di Ramallah è sempre piena di gente, i pullman gialli sono posteggiati uno accanto all’altro, quando arrivi, qualcuno ti chiede subito dove devi andare e ti indica la vettura da prendere, quando tutti i posti sono occupati, si parte.

Questa mattina vado verso Hebron, c’ero già stato due anni fa, con altri tre volontari italiani del Ciss per un progetto di animazione giovanile, adesso vado a ritrovare alcuni ragazzi palestinesi con cui ho lavorato.

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da Marco Mondino

Mentre a Gerusalemme Est nel quartiere di Siliwan si continua a protestare contro la demolizione di 88 case, l’esercito israeliano ha da qualche settimana emesso nuovi ordini di demolizioni ad Aqraba, un piccolo comune vicino Nablus.

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da Marco Mondino

 

Una persona ferma a un checkpoint è un essere sospeso, la sua giornata può andare avanti o tornare indietro, tutto dipende da tanti fattori senza nessuna logica, sono variabili come una giornata d’autunno
Muin Masri

Sono le otto del mattino e da Ramallah sta per partire il piccolo pullman che porta a Gerusalemme, il prezzo del biglietto è sei shekel, poco più di un euro. All’interno ci sono 20 posti, e prima di partire quasi tutti devono essere occupati. Nonostante il tratto sia breve, circa 15 Km, per raggiungere Gerusalemme a volte sono necessarie anche più di due ore a causa del checkpoint di Qalandia.

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da Marco Mondino

A Sharif Attoun è arrivato l’ordine di demolizione, la municipalità di Gerusalemme ha deciso che la sua casa, nella quale vive da 13 anni, deve essere abbattuta. Non potendosi permettere il costo della demolizione che è molto alto se fatto dagli Israeliani, Attoun si è rivolto a un suo amico palestinese, in questo modo pagherà una somma minima. Ziad Dabash è la terza volta in sedici anni che si trova in questa situazione, e che con il suo buldozer demolisce la casa di un amico palestinese.

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da Marco Mondino

C’è un’Amman che ama l’arte, che si riunisce, che discute, che sperimenta nuovi linguaggi e che si fa sentire.

La conosci per caso questa Amman, a volte basta una chiacchierata con una persona, una visita a una galleria, l’invito a una festa; la scopri lentamente, giorno dopo giorno, incontro dopo incontro, e ne resti affascinato.

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Testimonianza fotografica sulle condizioni di vita attuali nella striscia di Gaza da Sergio Cipolla, attualmente in missione in Palestina per la definizione di un progetto di emergenza nel settore idrico.

Guarda la galleria e clicca su ogni immagine per approfondire
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da Valeria Moro – Rappresentante CISS in Palestina

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) ieri ha dichiarato che nella Striscia di Gaza non esiste nè posto sicuro, nè rifugio sicuro in cui proteggere i civili dagli attacchi israeliani.
Martedì scorso a Jabaliya, un attacco israeliano aveva colpito una scuola dell’UNRWA (agenzia delle Nazioni Unite che eroga servizi negli ambiti dell’educazione, della sanità e aiuti urgenti ai profughi palestinesi) causando l’uccisione di circa 40 profughi; si erano rifugiati in questa scuola per sfuggire agli scontri di Beit Lahiya. L’UNRWA aveva dato alle forze israeliane le coordinate satellitari di tutte le scuole adibite all’accoglienza dei rifugiati, affinchè non fossero colpite.

Ma la strage di civili è avvenuta.

Mercoledì 7 gennaio, Israele annunciava che avrebbe iniziato un cessate il fuoco di tre ore, tra le 13.00 e le 16.00 (ora locale), tutti i giorni, per permettere l’apertura di un corridoio umanitario nella Striscia di Gaza.

Ma gli attacchi israeliani continuano sempre e comunque, anche in questa fascia oraria.

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da Valeria Moro – Rappresentante CISS in Palestina

L’attacco israeliano a Gaza viene sferrato sabato 27 dicembre 2008, raid aerei sganciano bombe sull’intera Striscia.
Una settimana dopo, sabato 3 gennaio, inizia l’invasione via terra. Entrano con blindati.

Inizialmente i militari occupano posizioni periferiche, ma ora stanno avanzando in direzione dei centri abitati. La scorsa notte un largo contingente israeliano ha circondato Gaza City. Sembra che si stiano disponendo in modo tale da dividere la Striscia in due aree, perpendicolari al mare.

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Striscia di Gaza, parte dei Territori Palestinesi occupati da Israele nel 1967.

Una carneficina in atto.

La popolazione della Striscia ammonta ad almeno 1.500.000 persone, distribuite in un’area lunga circa 40 Km e larga da 6 a 14 Km, praticamente una delle aree con la più alta concentrazione demografica del pianeta. Oltre l’80% della popolazione vive in aree urbane sovrappopolate.

La situazione di questi giorni e’ davvero allarmante.

Nel solo primo giorno di attacco israeliano 60 aerei militari hanno sganciano oltre 100 bombe.
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