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Da Giovanna Di Benedetto
Il 29 luglio ha preso avvio il Progetto “Sviluppo integrato del quartiere di Sidi Amor Abada, Kairouan, Tunisia”.
Il Progetto si svolge nella città di Kairouan, che si trova in una zona predesertica nella regione centro occidentale della Tunisia.
di Federica Infantino – Servizio Volontariato Europeo
Asilah, 20 Luglio-9 Agosto 2009
Dopo il mese di Giugno e Luglio trascorso con un gruppo di ragazze tra i 13 e 15 anni al Foyer di Bayti a Casablanca a fare degli incontri teatrali, siamo partiti con un gruppo di 52 ragazzi dai 5 ai 25 anni in colonie de vacance sull’oceano tra Asilah e Tangeri.
Il posto che ci ospita è uno di quei numerosissimi luoghi che facilmente si incontrano sulle autostrade e strade statali marocchine che sono stati costruiti per accogliere durante i loro viaggi di ritorno in Marocco gli emigranti o meglio come li definisce il governo, i Marocains Résidents à l’Etranger. Quello che ci ospita è stato costruito su una strada statale, ma da quando esiste l’uscita dell’autostrada di Asilah e i MRE prendono l’autostrada, non è più utilizzato e quindi dal 2001, per ordine del Re, è stato dato a Bayti.
Siamo a 600 m dall’oceano e da una spiaggia bellissima, lì però le correnti sono forti e pericolose quindi non si va al mare tutti i giorni. Io dormo in stanza con le tre cuoche e le loro figlie e nipoti che danno un pò una mano in cucina. Le tre super cuoche che si sono occupate per 24 giorni della colazione, del pranzo, della merenda e della cena per 70 persone (tra ragazzi e personale) mi hanno praticamente adottata e oltre a viziarmi da un punto di vista culinario, mi hanno fatto da insegnanti di arabo, di danze orientali, di canto e addirittura un giorno in cui hanno deciso di non fare entrare nessuno in cucina, l’unica a cui hanno dato l’autorizzazione sono stata io!!!! Le relazioni che ho instaurato sono state molto buone con tutti, dalle cuoche all’autista, dal guardiano all’economo passando per i ragazzi di tutte le età e per tutti gli educatori.
di Ylenia Marsigliano – Bari
Beh, che dire… è stata un’esperienza unica e indimenticabile che mi fa riflettere ogni volta che ricordo quei giorni.
Penso a quando se ne parlava soltanto e poi invece è passato tutto così in fretta. Prima di arrivare in Tunisia abbiamo trascorso 3 giorni a Palermo dove si è consolidato un gruppo favoloso protagonista di questa avventura.
…Ed ora, ecco la Tunisia, la nostra Tunisia, quella che non si può capire dai racconti ma bisogna viverla!
Per me è stata una scommessa vinta alla grande perchè mi sono resa conto di una realtà molto diversa dalla nostra, ma non per questo peggiore.
di Carolina Martin Tirand
“Metrocentro, Santa Tecla…” grida al passaggio, seguo la fila, 25 cents, piede sul primo scalino e mano sulla sbarra perchè non mi lasci per strada. Così inizia l’avventura del mio primo viaggio in autobus a San Salvador. “E’ pericoloso” dicono alcuni. Ma la mia impressione, oltre a quello che si potrebbe pensare essendo El Salvador uno dei paesi più violenti al mondo e così come in tutte le grandi città del mondo, il più grande pericolo non sono le maras, nè i gruppi criminali, ma la velocità che raggiungono questi minibus e la loro capacità di infilarsi negli spazi lasciati dall’intenso traffico in città.
Ben afferrata alla sbarra, gioco all’equilibrista per non cadere sopra la signora seduta accanto a me e sua figlia. Le scolaresche con l’uniforme ridono della mia incapacità di mantenere la posizione verticale ogni volta che il minibus riparte. In realtà più che per me io ho paura per l’impiegato che, con la metà del corpo fuori della porta aperta, va gridando le destinazioni e, con un fischio o un colpo sul veicolo, avvisa l’autista che può ripartire. E così, fra accellerate e fermate inaspettate, inizio a scoprire questa città, molto simile, per quanto dicono, a tante città americane a Nord del Canale di Panama.
Qui di seguito riportiamo la testimonianza della nostra volontaria di SVE Irene. Il cosiddetto “primo impatto” dopo il suo arrivo a Lisbona non è stato certo dei più rosei a causa dei problemi intercorsi tra l’ente di coordinamento e quello di accoglienza entrambi portoghesi, di cui sia noi come ente di invio sia i volontari prima della partenza non ne sapevamo nulla. Ovviamente i problemi sono all’ordine del giorno e non sempre va tutto liscio, ci sembra quindi possa essere utile per chi ci legge portare alla luce anche esperienze meno brillanti ma in ogni caso formative. Quella di Irene ci sembra anche una lezione utile nel trovare il giusto compromesso fra la realizzazione delle proprie aspettative e il non rinunciare alla propria prestazione di volontariato. Per noi che le stiamo stati vicini è una grande soddisfazione sapere che seppur con un certo ritardo, oggi il suo SVE è quanto mai vicino all’idea che insieme avevamo inseguito. Forza Irene!
Difficile cominciare a parlare della mia esperienza…
di Irene Sanguineti – Volontaria Servizio Volontario Europeo
Difficile cominciare a parlare della mia esperienza EVS in modo lineare, perché il percorso che ha portato me e Federica, l’altra volontaria con cui ho condiviso quest’esperienza, a lavorare con GAIA – Grupo de Acçao e Intervençao Ambiental – è piuttosto lungo, ma anche molto semplice. In realtà in queste due (che diventeranno 100) righe volevo raccontare dell’esperienza di condivisione con gli altri volontari, ma senza informazioni preliminari è difficile..quindi vediamo cosa ne esce.
UNA BREVE PREMESSA.
L’educazione allo sviluppo, alla cittadinanza attiva, all’intercultura e ai diritti umani è l’educazione civica del futuro. Essa crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela in Italia come nel resto del mondo.
Sensibilizzare, informare, conoscere i temi e i problemi legati allo sviluppo e ai modelli della nostra società sono punti cardine dell’educare allo sviluppo.
Coinvolgere i giovani in un’esperienza simile in maniera attiva è di primaria importanza, quando si pensa, come noi pensiamo, che i giovani non siano semplicemente una “categoria” cui rivolgersi, ma rappresentano in se stessi la chiave dell’attivarsi di un cambiamento, di una cultura diversa che attraverso loro si possa diffondere. Lavorare con i giovani significa lavorare con il futuro della società civile e agire per fornire loro gli strumenti per leggere la realtà in maniera critica, acquisire competenze, conoscenze e capacità affinché diventino essi stessi moltiplicatori di idee, informazioni, progetti, cambiamento, appunto. Tra tutte le attività possibili, diffondere e seminare i valori dell’interrelazione, dell’interculturalità, del volontariato, della solidarietà, favorire gli scambi e le esperienze dirette in diversi contesti sono tra gli obiettivi primi da perseguire, legati a un processo formativo non individuale, ma di gruppo, cosa di assoluto valore.
L’esperienza di viaggio, messa in atto attraverso il progetto di educazione allo sviluppo “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” promosso da 4 Ong Italiane CISS, RC, COSPE, COOPI e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, e il percorso di educazione allo sviluppo in “Volontariato giovanile e cooperazione Internazionale” attivato presso l’Istituto Tecnico Commerciale e linguistico “Marco Polo” di Bari, parte da tutto questo e lo attualizza; risultato: un’esperienza bellissima in cui ragazzi, di età compresa fra i 17 e i 22 anni, provenienti da Bari, Roma e Genova hanno potuto unire la teoria con la pratica dell’educare allo sviluppo, partecipando prima a un convegno internazionale a Palermo sulla desertificazione e visitando, poi, in Tunisia progetti di cooperazione internazionale.
Il viaggio, infatti, ha avuto inizio in Sicilia, con la partecipazione al Convegno Internazionale a Palermo, dal titolo “Desertificazione: Un futuro di sabbia?”, nell’ambito del progetto “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” quale primo momento di condivisione e conoscenza, per poi proseguire con il viaggio in Tunisia dal 20 al 29 giugno 2009, passando da Tabarka a Bulla Regia, a El KEf, Kairouan, Tunisi e infine Sidi Bou Said. Gli input e le emozioni sono state tantissime e di ritorno da Kairouan, da Tabarka dai progetti e dalla popolazione locale, Tunisi ha rappresentato una dimensione completamente diversa per i ragazzi. Nonostante la visita a zone di particolare interesse storico e artistico come il Museo del Bardo nella stessa Tunisi e Sidi Bou Said, piccolo borgo arabo poco distante da Tunisi, i pensieri andavano costantemente al vissuto dei giorni precedenti, alle persone, ai ragazzi incontrati e alla possibilità di fare qualcosa per quei progetti o per fare sì che percorsi e viaggi di studio come questo potessero essere replicati.
Il viaggio è stata un’opportunità, per i ragazzi coinvolti, di confronto, scambio, reciproca conoscenza, ma soprattutto di molto altro, che forse i loro racconti, nella loro semplicità, possono trasmettervi; eccoli, buona lettura!
Pasqua de Candia
CISS- sede territoriale Puglia
di Antonella Di Salvo
Partenza 8 luglio da Palermo…lungo viaggio da sola dove qualche simpatico incontro e i pensieri su ciò che avrei trovato mi hanno fatto compagnia.
Tante emozioni contrastanti: grande entusiasmo, qualche dubbio, un po’di incertezze ma soprattutto tante aspettative…Tante persone raccontano la propria esperienza nella grande Mamma Africa, con i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, i suoi sorrisi ma anche le sue paure e i suoi dolori, e tutto alimenta un vortice nella testa che è già piena di pensieri senza ancora esserci veramente.
di Federica Infantino – Servizio Volontariato Europeo
Venerdì 8 maggio 2009, sono andata come d’abitudine al Sas Rue a Casablanca per fare il laboratorio di teatro. Arrivo piena di entusiasmo e piena di voglia di incominciare a lavorare sulla creazione della messa in scena che ci siamo proposti di realizzare per gli inizi di giugno, sempre se riusciamo a mantenere lo stesso gruppo di ragazzi. Tutto il mio entusiasmo viene smorzato nel momento in cui saluto Jaafar che mi dice che i ragazzi non ci sono e che ha dimenticato di chiamarmi per avvisarmi.
All’inizio pensavo scherzasse e invece incomincia a spiegarmi il motivo di questa assenza; giovedì sera la polizia ha fatto una retata alla Gare Routière (stazione dei pullman) dove la stragrande maggioranza dei ragazzi squatta. Fortunatamente nessuno è stato preso e portato nei centri di detenzione, ma hanno passato una notte abbastanza agitata quindi sono rimasti tutta la giornata alla Gare (stazione) e non sono stati portati al Sas Rue per fare le attività. Quando ho chiesto a Jaafar se, in questi casi, gli educatori di Bayti parlano con la polizia, lui mi ha risposto: “Noi facciamo il nostro lavoro e loro il loro”.
di Pasqua De Candia, CISS Puglia, e Mario Abbattista, socio CISS.
Nell’ambito dei progetti finanziati dalla L.reg. 20/2003 della Regione Puglia, “Supporting Municipality of Hebron: capacity building and actions for women’s empowerment”, che intende contribuire al miglioramento della condizione economica e alla riduzione del livello di discriminazione nei confronti della popolazione femminile della Municipalità di Hebron, dal 15 al 22 maggio 2009 il CISS ha avuto il piacere di ospitare a Bari una delegazione composta da:
Mr. Kamal Dweik, vice Sindaco della Municipalità di Hebron con delega ai rapporti multilaterali, Mr. Raed Sharabati, membro del Consiglio della Municipalità di Hebron, con delega ai rapporti multilaterali e Direttore Amministrativo, Mr. Abd Al-Aziz Nofal, Coordinatore dell’Ufficio stampa, Mr. Nidal Tamimi, Segretario della Municipalità e Direttore dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, Miss Rehab Sharabati, operatrice dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, accompagnati dalla project manager del CISS, Rania Arnaout.
Sono stati inseriti, nella fitta agenda della delegazione, una serie di incontri istituzionali, conferenze stampa, workshop tematici, incontri pubblici e presso l’Università degli Studi di Bari, incontri con soggetti operanti nel terzo settore e altri con associazioni locali. Inoltre si è colta l’occasione, nei momenti liberi, per brevi escursioni “turistiche” in provincia di Bari e in Valle d’Itria.
A conclusione di tutto, possiamo dare di quest’esperienza un bilancio assolutamente positivo: positivo per le istituzioni locali pugliesi che, nonostante il momento critico e fitto di impegni per l’imminente momento elettorale, hanno dimostrato, accanto alla proverbiale accoglienza, un’insospettata capacità comunicativa e un potenziale interesse ad arricchire di altre piccole azioni il progetto e i partner palestinesi.
È stata un’esperienza positiva per i nostri amici palestinesi, per coloro che sono tornati per la seconda volta e per quelli che erano al loro primo viaggio in Puglia: tutti sono riusciti ad assimilare numerose e nuove informazioni e conoscenze, nonché spunti per le proprie attività e competenze.
Baqa’a è il più grande campo profughi palestinese della Giordania e si trova a venti chilometri da Amman. Creato nel 1968 per accogliere gli sfollati Palestinesi che lasciarono la West bank e la striscia di Gaza dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, oggi conta 90,953 rifugiati registrati.
Camminiamo per le strade di Baqa’a insieme a Mohannad, un amico di origini palestinesi, che ha trascorso gran parte della sua infanzia qui, a casa del nonno paterno originario di Hebron.






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