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Dopo il grande successo a Napoli e a Bari
CISS vi invita
da martedì 8 a domenica 13 maggio 2012
a vivere la mostra
“ROTTE MIGRANTI. Un viaggio diverso dagli altri”
presso il Centro Salesiano Santa Chiara
P.zza Santa Chiara 11 – Palermo
Martedì 8 maggio alle ore 11.00 si terrà la conferenza stampa di apertura presso il Centro Salesiano Santa Chiara.
“ROTTE MIGRANTI” è una mostra interattiva.
Una ricostruzione che permetterà ai visitatori di vivere in prima persona il viaggio di tre cittadini migranti: un cittadino etiope richiedente asilo, una minorenne non accompagnata proveniente dall’Albania e un cittadino pakistano immigrato per ragioni economiche. Si viaggerà, pertanto, tra Albania, Etiopia, Pakistan e Italia affrontando il viaggio e situazioni ignote al momento della partenza, sperimentando i tanti modi in cui i diritti umani vengono calpestati, ma scoprendo anche l’esistenza di soluzioni possibili. Leggi il seguito di questo post »
di Salvio Di Lorenzo – volontario CISS
Ho fatto un viaggio, ancora una volta con il CISS ma, questa volta, senza quasi muovermi da casa mia. Questa volta più che viaggiatore sono stato Caronte, traghettatore verso i gironi infernali della migrazione. Io ed altre 10 persone siamo stati gli animatori di “Rotte Migranti”, una mostra interattiva che il CISS ha tenuto alla “Città della scienza” di Bagnoli, Napoli in collaborazione con il COCIS (Coordinamento delle Organizzazioni non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo), il CIES (Centro per l’Informazione e l’Educazione allo Sviluppo) di Roma e il GUS/Gruppo Umana Solidarietà G. Puletti.
Comincio questa testimonianza con i ringraziamenti al CISS, che mi ha dato l’occasione di vivere un’altra significativa esperienza e alle due fantastiche formatrici del CIES, Valentina Di Odoardo e Irene Fisco, capaci in poco tempo di trasformarci in compagnia teatrale e di sconfiggere (lo devo ammettere) il mio scetticismo iniziale sul successo che avremmo potuto avere. Sono stato dentro questo progetto dall’inizio alla fine, nel senso che, oltre ad animare la mostra, mi è toccato anche allestire e smantellare (e qui ringrazio il Caronte materiale della mostra, Pino Giordani del CIES); ho potuto quindi vedere prendere forma mano a mano questa esperienza e non vi nascondo che mi ha fatto un certo effetto dover dismettere quella che per 10 giorni si è trasformata da set a seconda casa, perché letteralmente, ci abbiamo vissuto dentro.
di Kateryna Khasanova, partecipante al laboratorio teatrale “Anime Migranti” del progetto ‘Il labirinto’
Esiste lo stereotipo che le donne dell’Europa dell’Est vengono in Italia solo per lavorare con anziani, per guadagnare un pò di soldi e dopo tornare a casa. Non hanno nessun interesse e pensano solo al lavoro. Non è sempre così.
Mi chiamo Kateryna Khasanova. Ho 28 anni. Vengo dall’Ucraina. Sono venuta in Italia perché volevo cambiare qualcosa nella mia vita. Sono laureata in sociologia ed in archeologia. Abitavo nella capitale dell’Ucraina, Kiev – una città grandissima. Avevo una vita molto interessante. Ma non mi trovavo tanto bene lì. Quando sono arrivata a Palermo per la prima volta (ero accompagnatrice-interprete di bambini) ho avuto una sensazione molto particolare. Quando sono tornata a casa, sentivo la mancanza della Sicilia. E dopo un anno sono venuta qua di nuovo ed ho deciso di non tornare più. Ora mi sento come se fossi a casa mia.
Siccome in Ucraina sono abituata a studiare: all’università, in corsi di lingue, all’Istituto d’Archeologia, e sono abituata ad avere tanti impegni, quando sono arrivata in Italia ho cercato di non abbandonare le mie abitudini. Per passare il tempo in maniera interessante, prima ho frequentato un corso di lingua italiana per gli stranieri. Dopo mi sono iscritta ad un corso di formazione per Mediatore socio-culturale e ad un corso universitario di scrittura accademica per gli stranieri. Ed un giorno la mia insegnante di lingua italiana, Tindara, mi ha invitato a partecipare al Laboratorio Teatrale “Anime migranti” offerto dal CISS – Cooperazione Internazionale Sud Sud. Per me era una cosa nuova. Prima avevo dubbi perché ho paura del palcoscenico, ma mi hanno assicurato che questo laboratorio sarebbe stata una nuova esperienza, molto interessante.
di Ivan Lupo
Racconto di un viaggio che dimostra come la deriva securitaria internazionale, e più in generale i confini statali, non siano di ostacolo solo alla piena realizzazione degli esseri umani e della vita di milioni di persone, ma anche alla piena e degna fruizione di servizi acquistati in contanti con tanto di ricevuta fiscale.
Sabato 18 settembre 2010, il giorno più lungo della mia vita: durata 32h.
Partenza dall’aeroporto di Punta Raisi (Palermo) h. 6.50, da casa mia h. 4.00.
Arrivo all’aeroporto La Aurora (Guatemala ciudad) h. 18.30.
Tempo di viaggio 22,5h (tutti gli orari sono segnati in ora locale).
Inizio questo viaggio cercando di nascondere la paura che mi attanaglia, ci riesco, sono abituato a celare le emozioni, ma io la sento ed è sufficiente a farmi camminare come se un lupo mi stesse sbranando cominciando da stomaco e intestino. È la prima volta che parto per più di diecimila chilometri, è la prima volta che parto per due mesi, è la prima volta che vado in America latina, è la prima volta che faccio un’esperienza di cooperazione.
Fatto il check-in per Palermo-Roma e Roma-Miami, e salutati mio padre e mio fratello, che si sono svegliati in piena notte per accompagnarmi all’aeroporto, imbocco il serpente di nastri per i primi controlli della giornata: passaporto, biglietto, nastro per il controllo del bagaglio a mano e metal detector. La normale routine per viaggiare su ali.
Non appena l’aeroplano prende la pista di decollo cado in un sonno profondo, e mi risveglio giusto per i biscottini. All’aeroporto di Roma ho il tempo di prendere la monorotaia che porta da un Terminal all’altro, di sgranchirmi un pò le gambe, e di arrivare al gate.
da Gabriella Iannuzzi (Genova)
Arrivo a Tunisi.
Mi accoglie una una ventata di aria calda e afosa. Da Tunisi partiamo subito per Tabarka, il nostro viaggio dura circa quattro ore.
di Ylenia Marsigliano – Bari
Beh, che dire… è stata un’esperienza unica e indimenticabile che mi fa riflettere ogni volta che ricordo quei giorni.
Penso a quando se ne parlava soltanto e poi invece è passato tutto così in fretta. Prima di arrivare in Tunisia abbiamo trascorso 3 giorni a Palermo dove si è consolidato un gruppo favoloso protagonista di questa avventura.
…Ed ora, ecco la Tunisia, la nostra Tunisia, quella che non si può capire dai racconti ma bisogna viverla!
Per me è stata una scommessa vinta alla grande perchè mi sono resa conto di una realtà molto diversa dalla nostra, ma non per questo peggiore.
UNA BREVE PREMESSA.
L’educazione allo sviluppo, alla cittadinanza attiva, all’intercultura e ai diritti umani è l’educazione civica del futuro. Essa crea le basi per la formazione di cittadini responsabili, consapevoli dei diritti e dei doveri di ciascuno e impegnati per la loro tutela in Italia come nel resto del mondo.
Sensibilizzare, informare, conoscere i temi e i problemi legati allo sviluppo e ai modelli della nostra società sono punti cardine dell’educare allo sviluppo.
Coinvolgere i giovani in un’esperienza simile in maniera attiva è di primaria importanza, quando si pensa, come noi pensiamo, che i giovani non siano semplicemente una “categoria” cui rivolgersi, ma rappresentano in se stessi la chiave dell’attivarsi di un cambiamento, di una cultura diversa che attraverso loro si possa diffondere. Lavorare con i giovani significa lavorare con il futuro della società civile e agire per fornire loro gli strumenti per leggere la realtà in maniera critica, acquisire competenze, conoscenze e capacità affinché diventino essi stessi moltiplicatori di idee, informazioni, progetti, cambiamento, appunto. Tra tutte le attività possibili, diffondere e seminare i valori dell’interrelazione, dell’interculturalità, del volontariato, della solidarietà, favorire gli scambi e le esperienze dirette in diversi contesti sono tra gli obiettivi primi da perseguire, legati a un processo formativo non individuale, ma di gruppo, cosa di assoluto valore.
L’esperienza di viaggio, messa in atto attraverso il progetto di educazione allo sviluppo “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” promosso da 4 Ong Italiane CISS, RC, COSPE, COOPI e sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, e il percorso di educazione allo sviluppo in “Volontariato giovanile e cooperazione Internazionale” attivato presso l’Istituto Tecnico Commerciale e linguistico “Marco Polo” di Bari, parte da tutto questo e lo attualizza; risultato: un’esperienza bellissima in cui ragazzi, di età compresa fra i 17 e i 22 anni, provenienti da Bari, Roma e Genova hanno potuto unire la teoria con la pratica dell’educare allo sviluppo, partecipando prima a un convegno internazionale a Palermo sulla desertificazione e visitando, poi, in Tunisia progetti di cooperazione internazionale.
Il viaggio, infatti, ha avuto inizio in Sicilia, con la partecipazione al Convegno Internazionale a Palermo, dal titolo “Desertificazione: Un futuro di sabbia?”, nell’ambito del progetto “Deserti: le ONG e la sfida alla desertificazione” quale primo momento di condivisione e conoscenza, per poi proseguire con il viaggio in Tunisia dal 20 al 29 giugno 2009, passando da Tabarka a Bulla Regia, a El KEf, Kairouan, Tunisi e infine Sidi Bou Said. Gli input e le emozioni sono state tantissime e di ritorno da Kairouan, da Tabarka dai progetti e dalla popolazione locale, Tunisi ha rappresentato una dimensione completamente diversa per i ragazzi. Nonostante la visita a zone di particolare interesse storico e artistico come il Museo del Bardo nella stessa Tunisi e Sidi Bou Said, piccolo borgo arabo poco distante da Tunisi, i pensieri andavano costantemente al vissuto dei giorni precedenti, alle persone, ai ragazzi incontrati e alla possibilità di fare qualcosa per quei progetti o per fare sì che percorsi e viaggi di studio come questo potessero essere replicati.
Il viaggio è stata un’opportunità, per i ragazzi coinvolti, di confronto, scambio, reciproca conoscenza, ma soprattutto di molto altro, che forse i loro racconti, nella loro semplicità, possono trasmettervi; eccoli, buona lettura!
Pasqua de Candia
CISS- sede territoriale Puglia





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