da Carolina Martin- Tirand

tewvigh-078bFatimetou è una bella ragazza. Le piace vestirsi di colori brillanti e circondare il suo viso di una bella melefa. Fatimetou è una ragazza intelligente. Dato che è una buona studentessa i suoi genitori le hanno permesso di continuare a studiare, contrariamente a sua sorella Aminata, che ha lasciato la scuola a 10 anni perché doveva occuparsi dei suoi fratelli piccoli. Fatimetou sa però che quando compirà 16 non potrà proseguire gli studi, perché nel suo villaggio non c’è la scuola per i grandi e i suoi genitori non possono pagarle la permanenza fuori casa. I suoi genitori stanno risparmiando per far studiare nella capitale della provincia suo fratello piccolo.

Fatimetou studia con altri quaranta bambini e bambine di diverse età. Parla un pò francese, anche se non ha mai conosciuto un vero francese. E’ brava in geografia però il suo punto forte è la matematica. A Fatimetou piacerebbe fare la professoressa.

Fatimetou guarda la donna straniera con ammirazione. Pensa che è molto bella. Invidia la sua pelle bianca che si brucia al sole, i suoi occhi verdi e i suoi capelli ondulati e sciolti, senza trecce né parrucche. Invidia il suo orologio, i suoi orecchini e la sua macchina fotografica. La donna bianca l’ha guardata e sorride. Fatimetou è timida, però mantiene lo sguardo e si fa molto seria quando la donna bianca le fa una foto. In fondo si sente orgogliosa che abbia scelto lei fra tutte le altre ragazze del villaggio. A Fatimetou non piacciono molto i pantaloni della donna bianca: sono cose da uomini, non sono per le donne. Però sa che le nazrani (cristiane) sono diverse. Vanno in lussuose macchine e hanno tante cose. Sono ricche e possono andare dove vogliono. E’ per quello che Fatimetou la invidia mentre commenta con le amiche quanto è bella, anche se la trova un po’ svergognata: la donna bianca viaggia da sola con due uomini che non sono né suo marito né suo padre.

In Europa Fatimetou avrebbe un cellulare, tanti vestiti e andrebbe con le amiche a fare spese e al cinema. Litigherebbe con i suoi genitori perché non vorrebbe continuare a studiare e inizierebbe a flirtare con i ragazzi. E’ molto bella e da grande vorrebbe fare la modella o l’attrice.

Ma Fatimetou vive in un piccolo vilaggio nel Sud della Mauritania. Si alza tutti i giorni alle sei per cercare l’acqua. Prima di andare a scuola prepara il té per la sua famiglia e mangia un po’ di riso rimasto dalla sera prima. Quando torna, aiuta sua madre a mungere le capre e studia un po’. Si occupa del fratellino di 3 anni: lo fa mangiare, bere, lo lava. Gli vuole tanto bene, ma le manca l’epoca in cui lui non era ancora nato e aveva tempo per giocare con le amiche. Al tramonto, prepara la cena con sua madre e sua sorella.

Fra due o tre anni, quando finirà la scuola, i suoi genitori la sposeranno con un lontano cugino che vive nel vilaggio accanto. Sarà circa 15 anni più grande di lei e lavorerà in campagna occupandosi delle terre e del bestiame. Nella stagione secca lui partirà per la città a lavorare come muratore alla giornata, fino alle prime pioggie. Fatimetou resterà a casa, andrà a cercare l’acqua, pulirà e sistemerà la casa, curerà l’anziana suocera. Aiuterà il marito con il raccolto e gli animali.

Sofrirà molto nella prima relazione sessuale, e non saprà mai cos’è un orgasmo. A Fatimetou hanno operato il sesso quando era piccola e non ha più il clitoride. Lei lo ricorda appena, soltanto certe notti ha degli incubi in cui una signora anziana si avvicina a lei con una lama in mano e sente delle grida, ma non capisce che sono le sue. E comunque suo marito non si preoccuperà del suo piacere. In un anno rimarrà incinta e passerà alla condizione sociale di madre. Vedrà la sua famiglia un paio di volte all’anno e farà con sua figlia esatamente la stessa cosa che hanno fatto con lei. E non saprà mai se è felice perché nessuno le ha spiegato mai cos’è la felicità.

E quando rivedrà la donna bianca proverà a dirgli che ha bisogno di materiali agricoli per il suo orto, che è stanca e che il suo figlio più piccolo è malato. E non sentirà più invidia perché ha dimenticato i suoi sogni.

Fatimetou è un nome inventato, così come i suoi pensieri, ma la sua vita non è molto diversa da quella di migliaia di ragazze che vivono nei piccoli villaggi della Mauritania.

Fatimetou è pure uno dei motivi per i quali il mio lavoro mi risulta così interessante. Non perché io abbia la presunzione di pensare che il mio lavoro cambierà radicalmente la sua vita (magari fosse così), ma perché poter arrivare fino a lei, guardarla in faccia, conoscere la sua quotidianità, mi fa sentire privilegiata: testimone della sua esistenza. Voglio pensare che con la mia presenza posso farle immaginare che esistono altri mondi ed altri modi di vita per una ragazza. Sperare che un giorno una come lei possa scegliere cosa fare della sua vita. Anche se mi si spezza il cuore quando devo andare e lasciarla là, col suo destino.

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