Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile - marzo 2013

Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile – marzo 2013

Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile per la costruzione di un futuro migliore.

di Brando Amantonico e Roberta D’Ambrosio – CISS Bari

Che cos’è l’impronta ecologica? E lo sviluppo sostenibile? Come possiamo perseguirlo nella nostra quotidianità?

A queste e ad altre domande abbiamo cercato di rispondere assieme ai ragazzi che hanno partecipato al Laboratorio “Menti Attive” di quest’anno, realizzato all’interno del progetto “Non uno di meno”, dagli operatori del CISS di Bari.

I protagonisti sono stati i ragazzi delle III A e della III D della scuola secondaria di primo grado “T. Fiore” e della I IL e II CL del Liceo Linguistico “M. Polo” di Bari. In tutto un centinaio di ragazzi che, per sei incontri, si sono messi in gioco e hanno provato ad essere promotori di cambiamento, in un clima di confronto e progettazione partecipata.

Ripercorriamo la nostra avventura: per conoscerci abbiamo usato delle “speciali” carte di identità e, prima di entrare nel vivo degli argomenti, abbiamo stilato e firmato un “contratto condiviso”, nel quale abbiamo racchiuso alcune semplici regole per vivere al meglio il nostro laboratorio.

Negli incontri successivi abbiamo ripercorso il ciclo di vita di alcuni prodotti che consumiamo e utilizziamo abitualmente (ovetto di cioccolato, cellulare, T-shirt, scarpe e hamburger) attraverso un gioco a tappe: estrazione, produzione, distribuzione, consumo e smaltimento. Ad ogni tappa/fase del ciclo di vita del prodotto, i nostri prodotti si spostavano sulla carta di Peters, mostrando come in realtà questi ultimi costano molto più di quanto li abbiamo pagati, non solo in termini di denaro, ma in termini di lavoro e, molto spesso, di sofferenza. La carta di Peters, inoltre, ci ha stimolato a rivedere la nostra prospettiva, che troppo spesso mette l’Europa e i suoi bisogni al centro del mondo, e ad adottare una visione più equa e giusta.

Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile - marzo 2013

Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile – marzo 2013

Ci siamo messi nuovamente in discussione cercando la definizione di “impronta ecologica” e provando a misurare la nostra. Il risultato non è stato molto positivo. Abbiamo scoperto che consumiamo risorse senza dare il tempo al nostro pianeta di rigenerarsi e che abbiamo bisogno di cambiare il nostro modello di sviluppo, ovvero dobbiamo perseguire uno sviluppo sostenibile.

Un video dell’UNDP (Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite) ci ha aiutato a capire che cos’è concretamente lo sviluppo sostenibile ed insieme abbiamo riflettuto su come alcune semplici pratiche quotidiane possono contribuire a realizzarlo. Per esempio, seguire la “teoria delle R” di Latouche (riduzione, riuso, riciclo, recupero, risparmio). Per farlo, però, abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, noi in primis. Dopotutto, come diceva Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.

Per questo abbiamo deciso di ideare e realizzare, al termine del nostro percorso, qualcosa di concreto che mettesse in pratica e raccontasse agli altri ciò che abbiamo imparato durante il laboratorio e, dopo tante proposte, discussioni, ricerche, riprese ecc. la III D ha realizzato uno spot contro lo spreco della carta; la III A ha girato un telegiornale sui temi del laboratorio; la I IL ha realizzato un video contro lo sfruttamento del lavoro minorile e la II CL ha pensato di realizzare un flash mob per distribuire alle classi del biennio un manifesto di semplici promemoria per perseguire lo sviluppo sostenibile nella propria quotidianità.

Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile - marzo 2013

Un laboratorio di educazione allo sviluppo sostenibile – marzo 2013

In quest’ultima fase del laboratorio, i ragazzi hanno avuto la possibilità di mettersi in gioco in prima persona, ognuno secondo le proprie attitudini e competenze.

È stato un laboratorio che ci ha entusiasmato e divertito, ma anche indignato e fatto sentire impotenti. Che cosa fare davanti alle immagini di un bambino schiavizzato nelle piantagioni di cacao o nelle miniere di coltan? Come comportarsi dopo aver letto che un operaio cinese viene pagato meno di un dollaro l’ora e lavora 12 ore al giorno senza pausa per fabbricare a mano il nostro cellulare? Qualcosa possiamo fare. In qualità di consumatori, abbiamo il dovere di informarci e il potere di scegliere cosa e dove acquistare, di riciclare e riutilizzare i prodotti che consumiamo, di ridurre gli sprechi e l’inquinamento.

I ragazzi di “Menti attive” si sono creati uno spazio e un’occasione per far sentire la loro voce e dire a tutti che, con l’impegno di ciascuno, un futuro migliore è possibile.

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