di Serena Caputo – volontaria CISS

Dicembre 1999. Un terribile incendio doloso avvenuto nel Centro di Permanenza Temporanea di Trapani spezza la vita di sei giovani tunisini. Le vittime erano giunte nel nostro territorio con la speranza dei cercatori di sogni contemporanei che, a bordo di imbarcazioni di carta, attraversano il Mediterraneo aggrappandosi a un futuro che spesso non c’è.

In occasione dIMG_4670ella serata organizzata lo scorso 17 ottobre per la ricostruzione di Khan Younis dalla rete palermitana Con la Palestina nel Cuore, l’autore Martino Lo Cascio torna a quella notte e lo fa ricorrendo al racconto.

Attraverso le sue parole, le immagini che si susseguono sullo schermo e la musica dei Cinema Noir, lo scrittore rievoca il drammatico episodio avvolto dalla fuliggine delle tragedie dimenticate e quindi mai avvenute: le parole, le immagini e la musica insieme per riportarci a quell’umanità perduta; le parole, le immagini e la musica insieme per ricordarci della nostra umanità, consumata da esistenze frenetiche che ci trascinano in avanti e cancellano la memoria.
Martino Lo Cascio narra e, man mano che le pagine lette scivolano sul pavimento e lì si adagiano, il ricordo si materializza, diviene reale, si muove per la sala, rivive tra i presenti.
E certo, ciò non resusciterà quei corpi straziati, né sarà sufficiente ad esprimere in modo adeguato quello che è stato ma, con l’animo consapevole dell’incomunicabilità di certe tragedie umane, la voce dello scrittore continua inesorabile, mossa dal bisogno profondo di dare forma al dolore.

La carne consumata dalle fiamme, il puzzo delle membra tumefatte, gli ultimi attimi di coloro che nell’inferno di quella stanza avranno trovato conforto al pensiero dell’immensità del loro Dio. Allah Akbar, Allah Akbar, ripetutamente. Allah Akbar, vieni a salvarci. Allah Akbar, Dio come brucio. Allah Ak.. poi, il silenzio.

Lo sguardo rivolto a una tragedia di ieri per riflettere sulle innumerevoli tragedie contemporanee che si consumano silenziosamente nel mare di mezzo, cimitero ricoperto dalle acque.
Lo sguardo rivolto a una tragedia di ieri per ricordare che sulla sponda est del Mediterraneo l’inerme popolo palestinese viene massacrato da più di sessant’anni con la sorda complicità della comunità internazionale.
Lo sguardo rivolto a una tragedia di ieri perché non si guarda mai abbastanza alle tragedie di ieri per scongiurare quelle a venire.