di Chiara, studentessa della Scuola Secondaria di I grado “A. Gramsci” di Palermo, che ha partecipato alla mostra interattiva “Rotte Migranti. Un viaggio diverso dagli altri”, realizzata nell’ambito del progetto Comunità Urbane Solidali, allestita presso il Piccolo Teatro Patafisico di Palermo e parte integrante del programma “La Scuola Non Tratta’ del progetto ROOT del CISS, CESIE e Il Pellegrino della Terra.

Carissimo CISS, ti scrivo questa lettera per ringraziarti di avermi fatto “vivere” questa esperienza, che mi rendeva felice, ma che nello stesso tempo mi suscitava tristezza, perchè ho capito la vera difficoltà di queste persone che fanno di tutto per aiutare la loro famiglia a sopravvivere. Questa esperienza mi ha fatto cambiare il mio modo di pensare. Ho capito che non bisogna sottovalutare le persone solo perché hanno un colore diverso della pelle, che parlano un’altra lingua e che in questo caso migrano in Italia per cercare un po’ di fortuna, noi ci crediamo forti e coraggiosi, ma la verità è che loro lo sono, hanno la forza di andare avanti per realizzare il loro sogno. Il nostro coraggio in confronto a quello loro, non è un bel niente, noi la tragedia non la conosciamo e ci lamentiamo perché i nostri genitori non ci regalano un telefono nuovo, mentre loro piangono se non riescono a guadagnare quel giusto profitto per sfamarsi e vivere. Le emozioni che ho provato quel giorno sono indescrivibili, non pensavo che fossero obbligati a stare con la testa bassa per tutto il viaggio, in un posto minuscolo, insieme a tanta altra gente che parlavano lingue diverse, che gli scafisti ti offendevano e spingevano come se ognuno fosse un sacco pieno di carbone. In quel momento mi sono messa nei panni di un migrante, di nome Sladijola che aveva i genitori disoccupati e un figlio di un anno, costretta a lavorare prima come barista, poi grazie a un signore che si chiamava Endrit, come una badante. Tutto questo fu solo una truffa e Sladijola è stata presa da una donna che l’ha istruita a prostituirsi. Per fortuna la sua vita migliorò e riuscì a vivere con la sua famiglia e con suo figlio.

Bisogna capire e mettersi nei panni di persone che stanno peggio di noi, solo così potremo maturare nella vita.

Quando vediamo una donna che vuole l’elemosina, prima di dire la solita bugia “No, non ho soldi, mi dispiace” bisogna pensare a tutto quello che ha vissuto ed ha subito per venire qui.

Vi ringrazio ancora per questa esperienza. Palermo, 23/10/14