di Marco R., studente della Scuola Secondaria di I grado “A. Gramsci” di Palermo, che ha partecipato alla mostra interattiva “Rotte Migranti. Un viaggio diverso dagli altri”, realizzata nell’ambito del progetto Comunità Urbane Solidali, allestita presso il Piccolo Teatro Patafisico di Palermo e parte integrante del programma “La Scuola Non Tratta’ del progetto ROOT del CISS, CESIE e Il Pellegrino della Terra.

Cara Rossella,
scrivo questa lettera perché volevo ringraziare te, e gli altri membri dell’associazione “C.I.S.S.”, per avermi fatto vivere quest’esperienza e per avermi fatto capire l’importanza della vita e dei diritti dell’uomo. Questo progetto è stato molto utile a noi ragazzi perché può riuscire a farci vedere le cose da un’altra prospettiva; a vedere questi bisognosi come tali, non come dei perditempo che ci disturbano, magari potremmo anche aiutarli invece di cacciarli via. E’ riuscito a far capire: il disagio, la paura, lo sgomento che può esserci dentro l’anima di una persona immigrata, la tristezza che provano lasciando la propria famiglia e i propri cari con la speranza di rivederli un giorno. Loro arrivano qui, in Italia, in condizioni disumane, con barconi, tutti ammassati in un piccolo spazio senza provviste di cibo e acqua; molto spesso muoiono in mare perché vengono lasciati da soli, in balìa delle onde. Vengono sfruttati e pagati poco, obbligati alla prostituzione e a vivere in mezzo alla strada.
Voi avete cercato di farci vivere le sensazioni che provano queste persone durante il loro viaggio, ma ovviamente per provare lo stato d’animo che hanno loro in quei momenti l’esperienza bisogna viverla per davvero. Io personalmente non conosco gente proveniente da altri paesi, ma sono sempre persone come noi quindi devono avere accesso ai loro diritti: avere un lavoro, una casa, ma soprattutto una famiglia.