di Alessandro Allotta – volontario CISS

foto“Contrastare le reti della criminalità organizzata, sviluppare efficienti politiche anti-tratta e riempire i gap legislativi del nostro ordinamento in materia”. Sono questi gli interventi suggeriti dalla dott.ssa Letizia Palumbo, ricercatrice dell’Università degli Studi di Palermo e ospite dell’incontro (in)formativo “La tratta di esseri umani in Italia e in Europa. Identificazione di una problematica sul territorio” organizzato dall’associazione CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud di Palermo. L’obiettivo del workshop è quello di informare per formare, spiegando l’altra faccia del fenomeno migratorio in Italia e in Europa; quella fatta di storie di violenza, minacce e schiavitù.

Lo schema è semplice: criminalità organizzata intercontinentale e “datori di lavoro” senza scrupoli, sfruttano i migranti per compiere lavori disumani in condizioni altrettanto disumane, forzano le donne alla prostituzione, ne minacciano le famiglie e le isolano dal resto della società.

Donne costrette a rapporti sessuali con i “datori di lavoro”, donne condotte alla prostituzione, donne che non possono ribellarsi perché minacciate e picchiate.
Questo è il quadro descritto dalla dott.ssa Palumbo, nel tentativo di spiegare il fenomeno della tratta delle donne e i suoi legami con una criminalità organizzata che opera tra le sponde del Mediterraneo.

In passato la maggior parte delle vittime erano donne provenienti dai paesi africani, ma da qualche anno il fenomeno si è orientato anche verso l’est Europa, coinvolgendo donne rumene e polacche, spesso preferite perché non necessitano di permesso di soggiorno.

La dott.ssa Angela Puccio dell’Ufficio Nomadi Immigrati del comune di Palermo, raccontando di giovani ragazzi sfruttati nelle campagne dell’interno Sicilia, di donne forzate alla prostituzione per ripagare debiti mai contratti e bambini costretti a lavorare per sopravvivere, mette in luce un’ulteriore questione; queste storie diverse tra loro condividono uno stesso elemento: la sfiducia nelle istituzioni e la paura delle autorità. Molte delle vittime non hanno permesso di soggiorno, altre non posseggono i propri documenti d’identità perché sequestrati da chi li controlla, tutti hanno maturato esperienze negative con le autorità e le istituzioni nel paese di provenienza; questo, racconta la dotto.ssa Rosaria Maida della Sezione Reati contro i minori e sessuali, Squadra Mobile-Questura di Palermo, rende più difficile la denuncia di tali eventi e dunque se ne limitano le possibilità di intervento. Qui entrano in gioco le associazioni e i volontari che, attraverso un approccio più umano, riescono ad avvicinare le vittime, aiutandole e orientandole verso una via d’uscita che passa dalla denuncia e dalla legalità.
Il lavoro delle associazioni è fondamentale, stabiliscono i primi contatti, supportano le vittime, materialmente e psicologicamente, dando la possibilità di un’alternativa che molti non credevano nemmeno possibile. In questa prospettiva l’associazione “Pellegrino della Terra”, attraverso un duro lavoro di mediazione culturale, è riuscita a istituire tirocini formativi e corsi di lingua italiana, fornendo assistenza psicologica e legale alle vittime di tratta.

Il seminario ricostruisce la mappa geografica e legale del fenomeno, le istituzioni raccontano dei loro programmi di intervento e le associazioni spiegano le modalità d’approccio e di contatto. Si rimettono assieme i pezzi del puzzle e si comparano i diversi piani di contrasto al fenomeno messi in atto nei paesi europei, attraverso le parole di Rafaela Hilario Pascoal dell’associazione CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud di Palermo.

Per concludere, il seminario ha insegnato l’importanza del fare rete tra le associazioni e associazioni e istituzioni, la necessità di strumenti legali di intervento e il dovere di accrescere la coscienza del fenomeno nella società civile. La lezione più grande? C’è ancora tanto da fare!