Comunicato – 20 aprile 2015

Ancora una volta. Abbiamo scritto di un’altra strage e protestato solo qualche giorno fa, l’ultima – in senso ovviamente relativo – strage nel Mediterraneo, e poi nella notte del 19 aprile, ancora altre vite spezzate e consegnate al nostro mare reso confine e tomba.

700, 900, FORSE 1.000, a prescindere dai numeri stiamo parlando di P E R S O N E, di esseri umani. UOMINI E DONNE CON UNA GRANDE VOGLIA DI VIVERE.

QUALSIASI INTERESSE O DISINTERESSE POLITICO NON PUÓ VALERE COSI TANTE VITE UMANE.

GLI STRUMENTI, I MEZZI MESSI IN CAMPO NON SONO ADEGUATI.

L’EUROPA SI DEVE MUOVERE, l’Europa tutta.

Se la vita umana vale ancora qualcosa, l’accesso effettivo al diritto d’asilo è l’assoluta priorità da garantire. E lo si può fare solamente attraverso l’APERTURA DI CANALI UMANITARI GARANTITI, che permettano alle persone di raggiungere in sicurezza l’Europa e di richiedere protezione internazionale, senza alcuna forma di esternalizzazione delle procedure nei paesi di origine e di transito, in mano a regimi dittatoriali sanguinari o dilaniati dalle guerre.

Queste morti non vanno dimenticate! Devono farci riflettere per non sprecare ancora una volta l’opportunità che abbiamo di costruire la politica sul rispetto dei diritti umani!

Uomini, donne e bambini hanno consegnato i loro sogni a un “tappeto” di 20 metri che galleggia sull’acqua. Oggi, ieri, l’altro ieri, la settimana scorsa, il mese scorso, altri hanno affrontato quel viaggio, altre PERSONE. Quello che manca ormai, tra i vari sentimenti, rabbia dolore sbigottimento, è la sorpresa.

Non si può prevedere? Non lo sappiamo quello che sta succedendo intorno a noi? Vogliamo continuare a fare finta di nulla? Vogliamo continuare a non considerarci pezzi di questo sistema? Chi e quando ha stabilito la sua inevitabilità? Chi e quando ha stabilito che quegli uomini e quelle donne e tanti altri possono pagare anche con la vita il tentativo di assicurarsi livelli anche minimi di sussistenza e vita? Chi stabilisce le differenze?

Si racconta che sia stata la gran voglia di salire su quel mercantile che, a seguito dell’allarme lanciato, è arrivato in loro soccorso a capovolgere quel “tappeto”.

Diciamo che forse è stata la voglia di consegnare la disperazione e il sogno a un tappeto galleggiante più resistente di quello in cui si era.

Quanti siano stati il 19 aprile 2015 sui quei 20 metri di “tappeto” non si sa, non lo sa nessuno. Unico dato certo al momento 24 corpi recuperati, 28 persone sopravvissute e secondo le prime testimonianze a bordo c’erano 40/50 bambini e circa 200 donne.

Dicono “Non abbiamo alcuna colpa di essere nati dalla parte “sbagliata”. Ci vuole fortuna nella vita. E voi non avete alcun merito di essere nati dalla parte “giusta”. Se devo scegliere tra la probabilità di morire, dove sto, nella parte “sbagliata” e la morte certa, io CI PROVO. Ci provo per me, per mio figlio, per la mia famiglia, per quello che sono e per quello che vorrei provare a essere. Non sono pazzo. Non sono un suicida. Sono disperato. E se tu, che ti vanti e sfrutti e proteggi il tuo essere nato nella parte “giusta”, ti fermassi un attimo e ti immedesimassi, lo capiresti. Lo sapresti che non c’è alternativa. Lo vedresti che c’è poco da parlare di alternative ad essere me.

Chi sei tu per decidere che i miei sogni, la mia vita, la mia possibilità di vivere non valgono quanto i tuoi?”

Firmato: uno o una qualunque di qualsiasi età e provenienza, che in questi anni ha provato a dare una chance alla propria vita attraversando il Mediterraneo o qualsiasi altra frontiera. SEMPLICEMENTE UN ESSERE UMANO.

Siamo tutti esseri umani con la stessa dignità e lo stesso diritto di vivere!