da Giovanni Vinti

 

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Haiti confina con la Repubblica Dominicana, nella stessa isola. (Dopo essere stata “scoperta” da Cristoforo Colombo venne infatti divisa, nel corso dei secoli, in due Stati, uno francese l’altro spagnolo..).

Per via dell’estrema precarietà e povertà, rispetto alla quale la Dominicana risulta molto più ricca, vi è un’inevitabile migrazione verso quella parte dell’isola. Migrazione contrastata negli ultimi anni col pugno di ferro dalla Dominicana, dove la stragrande maggioranza degli stranieri che la abitano è composta da haitiani. Stando alle stime ufficiali, se ne contano circa 800.000. La maggior parte varca il confine in maniera illegale e per lo più trova lavoro nei campi di zucchero, di caffè e di tabacco. In questo contesto, una sentenza emessa il 13 settembre 2013 dalla Corte costituzionale dominicana, ha introdotto un provvedimento radicale in materia di immigrazione [1].

Questa sentenza pose fine retroattivamente allo ius soli (secondo cui erano cittadini dominicani le persone nate in Repubblica Dominicana, ad eccezione degli stranieri “in transito”) che era rimasto in vigore fino al cambio della Costituzione Dominicana promossa dall’ex presidente Leonel Fernandez nel 2010, per sostituirlo con lo Ius Sanguinis (ovvero sono dominicani solo le persone che hanno almeno un genitore dominicano).

Va specificato che fino al 2004 si consideravano “in transito” tutte le persone che soggiornavano in Repubblica Dominicana per meno di 10 giorni, ma con l’entrata in vigore nel 2004 della nuova legge d’immigrazione, questa definizione fu estesa a tutte le persone con il permesso di residenza scaduto o senza documenti. La legge venne applicata retroattivamente [2].

In sostanza la sentenza del 2013 prevede la revoca della cittadinanza a tutti i discendenti di immigrati che al momento della nascita si trovavano nel paese in una condizione di irregolarità. La decisione, con effetto retroattivo al 1929, colpisce soprattutto i discendenti dei lavoratori migranti haitiani, circa 200.000 persone. La sentenza colpisce anche coloro che hanno ottenuto un regolare certificato di nascita e i cui familiari vivono da cittadini dominicani da alcune generazioni. Nonostante le persone colpite siano in prevalenza di origine haitiana, la maggior parte di loro non ha la cittadinanza neppure nel paese di origine e rimarrebbe di conseguenza apolide. La comunità internazionale ha criticato aspramente il provvedimento, la cui applicazione letterale da parte del governo potrebbe provocare una crisi umanitaria senza precedenti e rappresentare una seria minaccia per la stabilità dell’intera regione [1].

Il 17 giugno è scaduto il Piano di regolarizzazione per gli stranieri presenti sul territorio dominicano, e da allora migliaia di uomini, donne e bambini sono stati deportati ad Haiti, e altrettanti sono a rischio espulsione per il semplice fatto di “sembrare haitiani”. Questa decisione ha colpito in primo luogo i discendenti di migranti haitiani, rendendoli di fatto apolidi, privi di documenti e privandoli dei più elementari diritti civili. Oggi almeno 500 persone ogni settimana vengono espulsi e i loro diritti vengono violati. La conseguenza è che decine di migliaia di dominicani di origine haitiana si trovano attualmente in un limbo giuridico [3].

Nel mese di giugno di quest’anno l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha chiesto al governo della Repubblica Dominicana di garantire che tutte le persone che hanno perso la loro cittadinanza secondo tale sentenza, non vengano espulse dal Paese. “Le conseguenze della loro espulsione possono essere devastanti” secondo il portavoce dell’UNHCR Adrian Edwards [4].

Il Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), William Lacy, ha anche sollecitato le autorità dominicane a prorogare la scadenza fissata al 17 giugno 2015 del Piano di regolarizzazione per gli stranieri presenti sul territorio nazionale [4].

Nel frattempo una commissione dell’Organizzazione degli Stati Americani (Organisation des Etats Américains – OEA) si è recata il 10 luglio in Repubblica Dominicana, per raccogliere informazioni sulla situazione dei migranti nel Paese, e il 12 ad Haiti per completare la missione [5].

Personalmente ho potuto toccare con mano la situazione di questi nuovi profughi a metà luglio. In quei giorni infatti, insieme ai partner haitiani di SJM/SF (Service Jésuite aux Migrants/Solidarite Fwontalye), con cui col CISS stiamo portando avanti il progetto “Actions Partecipatives pour l’Eau et l’Assainissement dans la ville de Ouanaminthe”, abbiamo effettuato dei sopralluoghi in un centro abitato di frontiera (Anse-à-Pitres) per verificarne le condizioni igienico-sanitarie.

Nelle vicinanze, sempre in territorio haitiano, si trova quello che definirei un campo profughi improvvisato, dove da almeno un mese vivono molti di questi nuovi apolidi espulsi dalla Repubblica Dominicana. Come lascia intendere il nome, SJM si occupa anche (e soprattutto) di migranti. Ragion per cui era prevista una tappa per consegnare delle provviste alla gente del campo.

Quella che ho trovato è stata una situazione di degrado indescrivibile, un “non luogo” pieno di donne (anche incinta), bambini e anziani. In altre occasioni mi è capitato di dire che la gente ad Haiti appare bella e felice nonostante la povertà. In questo caso non vale. La gente è giustamente esasperata dalla condizione in cui si trova. Ad accompagnarci, per sicurezza, abbiamo avuto una volante della polizia delle Nazioni Unite.

Le parole non bastano a descrivere la situazione, ragion per cui lascerò spazio alle immagini e a questo video.

 

Questo è quello a cui può portare la miopia umana, quando a prevalere sono la disinformazione e le campagne basate sulla paura e l’odio nei confronti del “diverso” per squallidi fini politici, senza andare alle radici dei problemi. Arrivando a decidere se un essere umano (compresi donne, bimbi e anziani) abbia il diritto o meno di vivere meglio a causa di una semplice “nazionalità”.

Piuttosto, dovremmo chiederci come mai certi Paesi continuano ad essere poveri (o perlomeno continua ad esserlo la maggior parte della loro popolazione..). Che convenga ai (pochi) potenti, cioè lobby e gruppi politici ad esse collegati, del Nord del Mondo?

 

 

Fonti:

[1] http://www.treccani.it/geopolitico/paesi/repubblica-dominicana.html

[2] https://wearealldominicannyc.wordpress.com/resources/a-timeline-of-denationalization/

[3] http://www.thepostinternazionale.it/blog/nord-sud-ovest-est/abitanti-haiti-rischiano-espulsione-repubblica-dominicana

[4] Agenzia Fides, 23/06/2015

[5] http://lenouvelliste.com/lenouvelliste/article/147264/Le-president-Martelly-rencontre-la-mission-speciale-de-lOEA