BETLEMME (14)

Quello che sta accadendo in Palestina dal 1 di Ottobre e’ sotto gli occhi di tutti. Dal primo ottobre ad oggi, si contano circa 70 morti tra uomini e donne palestinesi, molti giovanissimi, e 9 israeliani.

13, 14, 15, 16 anni sono le età di molte delle vittime palestinesi. Studenti, giovani e giovanissimi sono indicati da tutti come i nuovi protagonisti di proteste e lotta contro gli israeliani che occupano e colonizzano la loro terra. Dall’altra parte, l’intensificarsi delle misure di contrasto (chiusura di quartieri, uso di lacrimogeni, aggressioni, uccisioni extragiudiziarie) stanno preoccupando molto la comunità internazionale che non riesce ad avere, almeno fino ad oggi, voce e peso nelle decisioni del governo israeliano. La società civile continua dal canto suo ad affermare che è necessario affrontare le vere cause della violenza: la negazione della libertà palestinese e l’occupazione.

Come ha scritto recentemente l’attivista palestinese Hanan Ashrawi, i palestinesi sono l’unico popolo sulla terra a cui è chiesto di garantire la sicurezza degli occupanti, mentre Israele è l’unico paese che esige di essere protetto dalle proprie vittime. Come possiamo rispondere?

Lavoriamo in Palestina da 28 anni, abbiamo tanti amici, collaboratori, associazioni di riferimento e abbiamo sentito l’esigenza di capire meglio quello che sta avvenendo. Così abbiamo deciso di sottoporre alcune domande a operatori, uomini e donne, di associazioni che operano sul territorio palestinese, alcuni giovani altri con parecchia esperienza sul campo, soprattutto sulla violazione dei diritti umani.

Ci hanno risposto volentieri e vogliamo condividere con voi quanto ci stanno raccontando.

 

26 ottobre 2015 

Intervista realizzata a Diab, un uomo palestinese di 41 anni della West Bank che lavora presso una ONG palestinese. Diab e’ stato un attivista durante la Prima Intifada. Gli israeliani hanno provato a ucciderlo, sparandogli e colpendolo 6 volte. A causa delle ferite riportate Diab ha problemi di deambulazione e ha perso l’uso del braccio sinistro.

 

Come descriverebbe l’attuale situazione sul territorio? Molti parlano di Terza Intifada, è così?

La situazione nel paese adesso e’ una situazione normale, finché avremo l’occupazione continueremo ad avere la resistenza. Non la vedo come una situazione strana ma normale. Riguardo la questione della Terza Intifada, personalmente penso che il termine Terza Intifada sia stato creato dalla stessa occupazione per minacciare i palestinesi perché gli israeliani stanno provando ad attaccare la resistenza. Nella Seconda Intifada l’attacco da parte degli israeliani e’ stato fatto con tutte le armi. Quando si dice Intifada la gente in Palestina pensa a quelle armi e si spaventa ma secondo me Intifada non e’ un progetto ma un processo di resistenza con testimoni che aumentano e diminuiscono in base alla situazione. Dall’inizio dell’occupazione nel ‘48 c’e’ l’Intifada, e’ un processo.

Perché le tensioni sono in aumento ora? Cosa ha portato a questa situazione?

L’occupazione e’ ancora li’, finche’ avremo l’occupazione avremo queste tensioni. La pratica dell’occupazione ha portato a questo, specialmente attaccando la moschea al-Aqsa e uccidendo palestinesi

Come descriverebbe la resistenza palestinese adesso?

E’ una nuova fase di resistenza. Si tratta di una generazione che tende a punire l’occupazione, non a vendicarsi. Dico questo perché  abbiamo una nuova generazione che hanno sentito parlare dei crimini commessi prima e vuole punire l’occupazione per questi crimini. Vogliono punire l’occupazione perché non ne hanno più paura. In alcuni scontri per esempio i ragazzi ballano oppure festeggiano compleanni ai check point. Ho visto un video di un ragazzo prendere un tear gas e ballare col tear gas in mano. Dal punto di vista mentale, questi ragazzi si sentono allo stesso livello dell’occupazione, in quanto esseri umani che hanno i loro diritti. Sicuramente non a livello pratico perche’ non hanno le stesse armi degli israeliani. A Tulkarem, in uno degli scontri, un ragazzo ha detto direttamente ad un soldato: “Ti ricordi quando siete stati sconfitti a Gaza?”. Questo significa che i giovani palestinesi non hanno più’ paura dell’occupazione.

Quali sono le forme di resistenza che la popolazione palestinese sta attuando?

E’ una resistenza popolare, usando pietre, coltelli e cose simili.

Quali sono le reazioni di Israele alla resistenza popolare palestinese?

Israele sta reagendo uccidendo ed evacuando i palestinesi da Gerusalemme

Perché si accusa Israele di “punizione collettiva”?

Questo e’ parte della politica israeliana di attaccare il concetto di resistenza all’interno della coscienza palestinese. Hanno isolato al-Isawiyyah da Gerusalemme perche’ un ragazzo del posto ha fatto un attacco.

Qual è la percezione e la reazione della popolazione palestinese a queste forme di resistenza?

I palestinesi stanno supportando queste azioni di resistenza.  Per esempio, la settimana scorsa alcuni ristoranti di Ramallah hanno mandato dei pasti ai ragazzi che stavano manifestando al check point.

Come si stanno organizzando i giovani? C’è o riconoscono una leadership politica che li guidi in questa situazione?

No, i ragazzi sono organizzati autonomamente e la leadership politica e’ fuori dal contesto.

Come si inserisce quello che sta accadendo in Palestina con la situazione generale nell’area?

La Palestina e’ sensibile alla situazione nella zona, e’ influenzata da quello che sta succedendo intorno ma allo stesso tempo i palestinesi sanno di essere l’unico gruppo che puo’ liberare il suo paese.

Qual è a situazione del complesso della Moschea di Al-Aqsa? E questa situazione quanto incide sul movimento di resistenza attuale?

E’ una domanda difficile, per esempio io non sono credente ma per me al-Aqsa e’ un simbolo nazionale. Gli israeliani stanno cercando di usare al-Aqsa come strumento per promuovere la guerra di religione. Gli attacchi israeliani alla famiglia Dawabsha, le provocazioni ad Al-Aqsa, gli arresti, tutte queste cose insieme hanno aumentato il livello di resistenza.

Quale ruolo dovrebbe avere la comunità internazionale?

Dovrebbe essere un ruolo morale, fare pressione su Israele per portare a termine la sua immorale occupazione della Palestina.

C’è interesse da parte della comunità internazionale a fare qualcosa di concreto per risolvere la situazione?

Non penso perché niente e’ stato fatto fino ad ora, se non guardare.

 

27 Ottobre 2015 – Intervista realizzata ad una donna attivista.

Come descriverebbe l’attuale situazione sul territorio? Molti parlano di Terza Intifada, è così?

Quello che sta succedendo e’ un confronto molto forte tra la nostra gente e l’occupazione. C’e’ un alto livello di resistenza. E’ l’inizio di una nuova fase in Palestina.

Perché le tensioni sono in aumento ora? Cosa ha portato a questa situazione?

Questa situazione e’ piu’ di una tensione, e’ una nuova generazione di palestinesi che stanno riacquisendo i loro diritti nazionali dopo il fallimento del processo politico iniziato 22 anni o piu’ anni fa e guidato da USA. L’occupazione usa questo processo politico per trovare piu’ facts on the ground, costruendo il muro, isolando tutte le citta’ palestinesi, isolando Gerusalemme dalla West Bank e da Gaza, mantenendo il blocco contro Gaza, facendo guerre contro Gaza, controllando tutta la vita di tutta la nostra gente. La questione della liberazione della Palestina non e’ risolta. Questi giovani uomini e donne stanno lottando per i loro diritti nazionali nella loro terra e non accetteranno ancora l’occupazione o una nuova fase di un processo politico che dara’ piu’ tempo all’occupazione per andare avanti con le sue strategie on the groun

Questa situazione deriva dal fallimento del processo di pace e dall’aumento della pressione contro la nostra gente. Nel frattempo le Nazioni Unite e la comunita’ internazionale non hanno fatto niente per fermare questa operazione e i crimini contro la nostra gente. Questi giovani uomini e donne non hanno visto l’attuazione di nessuna risoluzione internazionale in difesa dei loro diritti nelle loro terre, quindi devono difendere i loro diritti attraverso la loro resistenza.

Come descriverebbe la resistenza palestinese adesso?

Penso che sia una resistenza popolare con leadership della generazione di giovani sul campo. Sta diventando piu’ ampia giorno per giorno ed e’ una resistenza forte perche’ la nostra gente sta insistendo per rivendicare i suoi diritti.

Quali sono le forme di resistenza che la popolazione palestinese sta attuando?

La principale forma di questa resistenza e’ la manifestazione in diverse aree. Naturalmente con l’aumento del boicottaggio dei prodotti israeliani. Il boicottaggio e le manifestazioni sono le forme principali.

Quali sono le reazioni di Israele alla resistenza popolare palestinese?

Non si tratta di una reazione. Israele usa strumenti molto duri e crudeli per punire la resistenza popolare palestinese, a partire da gas lacrimogeni e proiettili e hanno diversi strumenti contro gli attivisti palestinesi come gli arresti usando diverse scuse, la chiusura di strade, citta’ e aree. La maggior parte degli strumenti usati dall’occupazione israeliana sono vietati dalla legge internazionale e dalla legge internazionale sui diritti umani e alcuni sono considerati crimini o crimini contro l’umanita’. Israele sta continuando ad usare queste punizioni mentre i governi occidentali e le loro coalizioni supportano Israele, specialmente gli USA quando parlano del diritto di Israele a difendersi.

Perché si accusa Israele di “punizione collettiva”?

Perche’ Israele fa punizioni collettive contro i palestinesi come arresti di alcuni familiari delle persone che sono gia’ in prigione, la distruzione delle case di coloro che conducono la resistenza, la completa chiusura di alcune citta’ o villaggi; sparano gas o acqua sporca sulle persone, in alcune zone impediscono agli abitanti di alcuni villaggi di spostarsi. Questi sono diversi tipi di punizioni collettive che Israele pratica sempre.

Qual è la percezione e la reazione della popolazione palestinese a queste forme di resistenza?

La maggior parte dei palestinesi supporta le attuali forme di resistenza. I palestinesi le considerano forme legali di autodifesa. Penso che la resistenza stia andando avanti proprio perche’ e’ supportata dai palestinesi.

Come si stanno organizzando i giovani? C’è o riconoscono una leadership politica che li guidi in questa situazione?

Ovviamente hanno il modo per organizzarsi e la loro leadership politica forse non e’ molto ufficiale ma hanno come riferimento i diritti dei palestinesi.

Come si inserisce quello che sta accadendo in Palestina con la situazione generale nell’area?

Anche se alcune potenze provano a trascurare la causa palestinese, la lotta contro il colonialismo israeliano in Palestina e’ la lotta centrale nell’area. Penso che il potere imperiale abbia creato diverse lotte nell’area in modo da poter controllare i paesi arabi promuovendo il ruolo di Israele nel mondo arabo.  Il potere imperiale pensa che questo piano condurra’ alla fine della causa palestinese ma fallira’ perche’ la nostra lotta e’ giusta e legale e si basa sul nostro diritto storico in Palestina. Noi abbiamo come sostenitori la maggior parte degli arabi e tutti coloro che nel mondo lottano per la liberta’. Quindi anche se c’e’ una situazione difficile nella regione araba, crediamo che la Palestina sia la questione piu’ importante di tutto il mondo arabo.

Qual è a situazione del complesso della Moschea di Al-Aqsa? E questa situazione quanto incide sul movimento di resistenza attuale?

Al-Aqsa occupa un posto molto grande nella vita quotidiana e nelle menti degli arabi ed e’ molto importante per i palestinesi e per gli arabi. E’ un punto centrale per i palestinesi. La strategia israeliana contro la Palestina si concentra su al-Aqsa provando a far diventare questa lotta religiosa. Rifiutando qualsiasi tipo di aggressione su al-Aqsa lottiamo contro tutte le aggressioni israeliane.

Quale ruolo dovrebbe avere la comunità internazionale?

Quando parliamo di comunita’ internazionale, soprattutto quella uffiale, le chiediamo solo di impegnarsi di fronte alla legge internazionale sui diritti umani e di fronte alla sua responsabilita’ storica nei confronti della Palestina e questo significa che ci sono decine di risoluzioni sui nostri diritti ma nulla e’ stato fatto. Se parliamo della comunita’ internazionale popolare, crediamo che la maggior parte delle persone nel mondo supporti i nostri diritti e che queste persone abbiano il potere di organizzare sempre piu’ campagne in solidarieta’ con il nostro popolo. Le persone hanno il potere di accusare Israele per i suoi crimini contro il nostro popolo.

C’è interesse da parte della comunità internazionale a fare qualcosa di concreto per risolvere la situazione?

Si’, crediamo che l’unico strumento efficace per fare qualcosa di concreto sulla base dei nostri diritti sia una reale conferenza di pace internazionale con piena autorizzazione a rendere effettivi i nostri diritti che sono i diritti inalienabili del popolo palestinese: il diritto all’autoderminazione, il diritto al ritorno dei nostri rifugiati e il diritto ad uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme come capitale.

 

26 ottobre 2015 –  Intervista fatta ad una ragazza palestinese di 22 anni, di Nazaret ma che vive in West Bank e lavora presso una ONG palestinese.

 Come descriveresti l’attuale situazione sul territorio? Molti parlano di Terza Intifada, è così?

Non credo che si possa ancora parlare di Terza Intifada ma forse dell’inizio di un intifada.

Alcuni partiti politici non stanno partecipando fino ad ora quindi finche’ non parteciperanno forse non si potra’ parlare di Terza Intifada.

C’e’ una grande reazione in WB ma non nel ‘48 e anche per questo non si puo’ ancora parlare di Intifada.

Abbiamo bisogno di qualcosa di piu’, quello che sta succendendo e’ perfetto come inizio di una Intifada ma serve qualcosa di piu’ rispetto alle manifestazioni. Per questo abbiamo bisogno di piu’ da parte dei partiti politici, che partecipino di piu’.
Perché le tensioni sono in aumento ora? Cosa ha portato a questa situazione?

Le tensioni sono iniziate 3 anni fa dopo l’attacco a Gaza del 2012, da allora e soprattutto dopo il bruciamento di Muhammad Abu Khader le tensioni con i coloni sono aumentate. Da allora la gente, soprattutto di Gerusalemme, si e’ interessata di piu’ alla situazione politica. Ai palestinesi di Gerusalemme gli israeliani hanno sempre detto che sono arabi di Gerusalemme, gli israeliani hanno fatto in modo che i palestinesi di Gerusaemme pensassero di non essere palestinesi ma dopo il bruciamento di Muhammad questo “piano” non ha funzionato.

Ora i coloni non hanno piu’ paura dei palestinesi come l’avevano una volta ma hanno la protezione dei soldati e della polizia. Per esempio, vicino Bir Zeit i coloni vanno a correre per strada con le armi addosso.

Come descriveresti la resistenza palestinese adesso?

Penso che sia molto simile alla Prima Intifada perche’ la gente sta partecipando senza i partiti politici. I partiti non stanno controllando la situazione. La resistenza non e’ organizzata dai paritti ma e’ “popolare”.

La differenza con la Prima Intifada e’ che non c’e’ connessione tra i palestinesi. I palestinesi non sono coordinati ma ci sono manifestazioni nelle diverse aree.

Nel ‘48 a parte qualche manifestazione qualche settimana fa ad esempio a Nazaret, adesso non c’e’ niente. Per questo non possiamo parlare di intifada.

Quali sono le forme di resistenza che la popolazione palestinese sta attuando?

Adesso e’ la resistenza popolare.

Quali sono le reazioni di Israele alla resistenza popolare palestinese?

Gli israeliani temono che queste reazioni continuino di piu’.

A Hebron stanno tentando di rendere responsabile l’ANP in modo che fermi le reazioni dei palestinesi e questo e’ quello che probabilmente succedera’. Prima trovavamo l’ANP che fermava i manifestanti prima dei soldati israeliani ma ora l’ANP non lo sta facendo.  Sta cercando di riprendere i negoziati con gli israeliani e presto gli israeliani iniziarenno le negoziazioni con l’ANP. In questo caso la polizia palestinese sara’ nelle strade a fermare la gente quindi questa resistenza si fermera’.

Perché si accusa Israele di “punizione collettiva”?

Stanno cercando di rendere la gente impaurita nei confronti di qualsiasi forma di resistenza. Tu sai che se partecipi alla resistenza, gli israeliani arresteranno anche membri della tua famiglia e i tuoi amici. Infatti stanno anche facendo foto durante gli scontri anche dall’alto.

Qual è la percezione e la reazione della popolazione palestinese a queste forme di resistenza?

Penso che la maggior parte dei palestinesi pensi che sia la strada giusta, che bisogna fare la Terza Intifada. Troverai anche qualcuno che pensa che la resistenza non cambia le cose.

Come si stanno organizzando i giovani? C’è o riconoscono una leadership politica che li guidi in questa situazione?

E’ diverso tra una persona e l’altra. Alcuni fanno parte di partiti politici altri no. I partiti politici non stanno partecipando. C’e’ una differenza tra l’impatto dei partiti politici e della gente: qualche settimana fa alcuni partiti politici hanno organizzato una manifestazione a cui ha partecipato forse solo un centinaio di persone ma se invece vai e Beit El trovi molte persone che partecipano alle manifestazioni non organizzate da partiti politici.

Come si inserisce quello che sta accadendo in Palestina con la situazione generale nell’area?Penso che fino ad ora la situazione della Palestina non sia inclusa in quella dell’area e che non stia attualmente avendo un impatto nell’area ma se ci sara’ la Terza Intifada forse avra’ un impatto nei paesi vicini. La causa della Palestina dovrebbe essere quella di tutti i paesi arabi ma questo e’ quello che manca.

Tutte le persone oppresse nel mondo dovrebbero essere unite contro gli oppressori, ci dovrebbe essere un “movimento internazionale degli oppressi”.

Qual è a situazione del complesso della Moschea di Al-Aqsa? E questa situazione quanto incide sul movimento di resistenza attuale?

Al-Aqsa non e’ un simbolo della resistenza. Se diciamo che lottiamo per Al-Aqsa allora e’ come se accettassimo l’idea che questo “conflitto” sia di natura religiosa. Al-Aqsa e’ come qualsiasi altra terra confiscata, non la vedo come un caso speciale.

Quale ruolo dovrebbe avere la comunità internazionale?

Tutti pensano che questo sia un conflitto e non un’occupazione e tutte le idee sulla Palestina si basano su questo. Anche la maggior parte delle ONG internazionali pensano che questo sia un conflitto e non un’occupazione. Per questo tendono ad aiutare invece di lavorare con i palestinesi. Le ONG internazionali sono parte della politica europea e americana. Dovrebbero cambiare le loro idee e automaticamente cambieranno le loro azioni.

La comunita’ internazionale dovrebbe smettere di supportare Israele e provare a trovare una reale soluzione.

C’è interesse da parte della comunità internazionale a fare qualcosa di concreto per risolvere la situazione?

I governi non sono interessati a interrompere l’occupazione, le comunita’ sono piu’ consapevoli della situazione. In Europa molte persone sono consapevoli della situazione della Palestina anche se non in tutti i paesi, non in USA. Le uniche persone consapevoli in USA sono i neri americani perche’ si rendono conto dell’oppressione.