Di  Margherita Maniscalco*

 

La presenza delle vittime di tratta in Sicilia è stata analizzata dalla nostra associazione – CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud – nell’ambito del progetto “ROOT – “Un progetto di ricerca e azione per lo sradicamento della tratta legata allo sfruttamento sessuale: il caso studio di Palermo” realizzato a Palermo ed in altre aree del territorio siciliano tra il 2013 ed il 2015. Durante il percorso di ricerca più volte ci siamo confrontati con la difficoltà di esperti ed operatori di distinguere il traffico dalla tratta e – nel caso della Tratta Nigeriana – abbiamo verificato come negli ultimi anni siamo di fronte ad una sovrapposizione dei due fenomeni.

 

E’ utile dare uno sguardo ad alcuni dati riferiti ai flussi migratori provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo che transitano attraverso le coste siciliane.

 

Non si tratta più soltanto di Lampedusa. Dai dati raccolti dalla Croce Rossa Italiana, nel 2015 gli sbarchi hanno interessato 8 porti siciliani (Augusta, Catania, Lampedusa, Messina, Palermo, Porto Empedocle, Pozzallo, Trapani) per un totale di 286 sbarchi e 92.957 migranti accolti. Il maggior numero di sbarchi si è registrato nelle cose meridionali della Sicilia (Augusta, Pozzallo e Lampedusa, in ordine di arrivi); nel porto di Palermo sono arrivati 20 sbarchi. Le nazionalità dichiarate al momento dello sbarco sono molteplici (Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, India, Kenia, Libia, Mali, Marocco, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Palestina, Senegal, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Yemen). Nel 2015, in 131 sbarchi su 286 si registra la presenza di uomini, donne o minori dichiaratisi di nazionalità nigeriana. Dai dati (resi disponibili dalla Croce Rossa) riferiti al periodo 1 gennaio / 28 febbraio 2016, emerge un totale di 32 sbarchi in Sicilia, un numero di arrivi pari a 8.289 con 849 donne (10% circa), di queste 54 incinta (più del 5%). In almeno 18 sbarchi su 32 vi sono stati migranti dichiaratisi di nazionalità nigeriana.

Rispetto ai Minori Stranieri Non Accompagnati, al  31 marzo 2016 si registra la presenza di 4.150 presenze di Minori Stranieri Non Accompagnati nella regione Sicilia (pari al 36,3% delle presenze registrate in Italia, dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). Nella città di Palermo si conta allo stato attuale (15 maggio 2016) la presenza di 480 MSNA presi in carico dal Comune di Palermo (Assessorato Cittadinanza Sociale); quasi tutti hanno tra 15 e 16 anni. Le ragazze eritree, somale e nigeriane sono sempre di più e molte hanno subito violenze sessuali in Libia. La procura di Palermo li ha affidati all’assessore in qualità di Tutore Legale. Come riportato dall’Assessore alla Cittadinanza Sociale Agnese Ciulla, tra loro c’è “Sabina”, figlia di Blessing nata l’11 maggio da una ragazza nigerina di 16 anni sbarcata a Palermo in gravidanza. A Palermo si sta lavorando per creare un elenco dei tutori volontari.

Rispetto alla presenza delle giovani donne e minori di origine nigeriana, il Team anti-tratta dell’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) tra aprile 2014 ed ottobre 2015, ha registrato un incremento esponenziale di presenze negli sbarchi in Italia e soprattutto in Sicilia. Se nel complesso erano 433 le nigeriane sbarcate nel 2013, nel 2015 sono state 4.357; un numero 10 volte più grande. Negli sbarchi in Sicilia l’OIM ha dato informativa a circa 3.000 potenziali vittime di tratta. Ne ha identificate circa 2.000 (ovvero presenza di uno degli indicatori di tratta), ne ha segnalate alla rete antitratta 52 e 15 ad altre forme di assistenza.

Gli arrivi dalla Nigeria sono cresciuti complessivamente e non soltanto per le donne. Secondo il team dell’OIM, la maggior parte delle donne sono destinate allo sfruttamento sessuale in Sicilia (nella città di Palermo, nella strada che collega Catania e Messina, nel Trapanese) in altre città italiane (Parma, Torino, Roma, Napoli, Bari) o in altri paesi europei (tra questi la Francia). Nel periodo di osservazione si è notato un incremento significativo della presenza delle minorenni (sono state notate in strada in Sicilia ragazze che si ipotizza potessero avere tra i 13 ed i 14 anni) ed una recrudescenza delle violenze subite; per molte di loro lo sfruttamento inizia in Libia nelle Connetion House. Le ragazze arrivano da sole o con presunti mariti, fidanzati, presunte sorelle o con le “Madame”. Tali dati confermano l’ipotesi che i network nigeriani che operano nella tratta hanno cambiato strategia: incontrando negli aeroporti di alcuni paesi maggiori controlli, ora scelgono la via del mare; e mentre in Italia prima una parte delle donne nigeriane sfruttate proveniva dalla Spagna – in transito dal Marocco – oggi arrivano direttamente in Sicilia e da li risalgono verso il centro e nord Italia o verso altri paesi europei. Dunque rafforzare la capacità delle reti territoriali di accoglienza di riconoscere le vittime della tratta nelle prime fasi del percorso è una sfida cruciale.

L’operazione “Mummy” condotta il 18 Marzo 2016 dalla Questura di Catania ha dimostrato la capacità del network nigeriano di intercettare le vittime anche se inserite nei percorsi di accoglienza; 6 persone sono state arrestate accusate di avere commesso il reato di tratta per dei fatti avvenuti  a partire da agosto 2015, quando circa 8 giovani donne nigeriane, e tra queste una minorenne, sono state fatte arrivare in un gommone dalla Libia per raggiungere la Sicilia, dopo essersi fermati in Libia per settimane, controllate da forze armate. All’arrivo in Italia la minore è stata collocata in una comunità in nord Italia, lì è stata intercettata da connazionali che l’hanno riportata in Sicilia e dopo una settimana l’hanno costretta a prostituirsi in strada nella statale che collega Gela a Catania. La ragazza era stata istruita per negare la minore età.

A Palermo, per garantire una maggiore qualità del lavoro di diversi operatori al momento dello sbarco, dal 2014 opera l’Unità per la gestione delle competenze comunali relative alle emergenze migranti (UGEM) – una cabina di regia con il compito di coordinare, supportare e adottare tutte le direttive per l’unitaria gestione delle competenze comunali relative alle emergenze migranti. Agli sbarchi intervengono l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP), la Questura, la Prefettura, le organizzazioni internazionali Croce Rossa Italiana, OIM, UNHCR i volontari della Caritas. Agli sbarchi sono presenti anche i delegati del Pool di magistrati della Procura di Palermo che si occupa dei reati relativi al traffico ed alla tratta di esseri umani. Il team è coordinato da un procuratore aggiunto (Maurizio Scalia) ed è costituito da 6 sostituti procuratori (Alessia Sinatra, Renza Cescon, Calogero Ferrara, Claudio Camilleri, Maurizio Agnello e Roberto Tartaglia). A Palermo esistono due unità di strada che tentano di offrire supporto alle ragazze nigeriane e di altre nazionalità che sono in strada (Europa dell’est, soprattutto Romania). Alcuni membri di queste unità hanno partecipato anche alle operazioni di sbarco a Palermo ed hanno notato la presenza di ragazze nigeriane (probabilmente minorenni) in strada dopo qualche settimana o addirittura giorno dall’arrivo. Quando arrivano hanno già un numero di telefono a cui chiamare.

Concetta Restuccia, responsabile dell’associazione Penelope, ha più volte denunciato la condizione delle vittime della tratta ospitate presso il CARA – Centro Accoglienza e Richiedenti Asilo di Mineo (Catania); lì sono accolte le donne che si prostituiscono nella strada che collega Gela a Catania o che facendo le pendolari arrivano a Messina. Molte lo fanno all’interno del Cara. La violazione della dignità umana è vasta se si pensa che il Centro è il luogo di attesa più grande di Europa, con una popolazione di circa 5mila persone. Mineo è una delle strutture coinvolte nell’inchiesta “Mafia Capitale“.

Quando si parla di Tratta e Migrazioni in Sicilia è difatti necessario aggiungere un’altre parola: Mafia e Mafie.

Nell’ambito della nostra ricerca abbiamo intervistato circa 100 operatori di diversi settori chiedendo loro se credevano ci fosse un legame tra mafia locale e mafie straniere nello sfruttamento della tratta. Gli operatori delle unità di strada conoscono le dinamiche del Pizzo – “Joint” il marciapiede – che le madame o le loro delegate pagano ai potenti del quartiere locali. Nella città di Palermo difficilmente un business redditizio può muoversi senza un accordo a monte (si può fare riferimento al concetto di “Signoria Territoriale” definito dal ricercatore esperto Umberto Santino, Direttore del Centro di Documentazione Impastato).

Un articolo di una testata giornalistica nazionale (Il Fatto Quotidiano) pubblicato ad ottobre 2015 riporta il titolo “A Palermo prima inchiesta su Cosa Nera – Mafia Nigeriana  – il patto con Cosa Nostra”. Dove prima governavano i Boss mafiosi Riina e Provenzano nel centro storico di Palermo – il quartiere Ballarò – oggi predomina l’organizzazione nigeriana Black Axe. I magistrati di Palermo hanno contestato l’aggravante mafioso ai boss nigeriani, accusati di un tentato omicidio legato a conflitti interni a diverse fazioni e l’immagazzinamento di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, probabilmente per conto della mafia locale.

Ad aprile, proprio nel quartiere di Ballarò, è stato effettuato un arresto a seguito della scoperta di una casa chiusa dove si prostituivano sei ragazze nigeriane, gestita da un connazionale già accusato di avere assunto il ruolo di scafista nel 2012.

 

Il sostituto procuratore Claudio Camilleri del Pool anti tratta/traffico di Palermo durante un suo intervento in un seminario piega bene la differenza tra la mafia locale e le mafie straniere che operano nella tratta così come nel traffico di migranti illegali. Mentre l’intimidazione mafiosa è il tratto saliente delle organizzazioni criminali italiane, le reti che operano in questo traffico non ricorrono all’intimidazione; certamente in diverse fasi la minaccia diventa strumento di assoggettamento o costrizione (come avviene tra le famiglie di Benin City o di Asmara) ma nel complesso le vittime di queste organizzazioni considerano i trafficanti comunque come una risorsa in grado di dare aiuto per fuggire da una situazione di disperazione: l’organizzazione criminale diventa un’ancora di salvezza per scappare dai paesi di provenienza; purtroppo però così facendo piuttosto che la salvezza incontrano la peggiore forma di sfruttamento. La crudeltà di questi trafficanti può essere più o meno dibattuta ma per certi versi emerge chiaramente come dato processuale: i migranti rinchiusi in un container che viene aperto soltanto quando ricevono le tranche di pagamento, le percosse, gli stupri che vengono operati quando i parenti non pagano in tempo, o l’assassinio nel caso in cui il pagamento non arriva. Dunque un elemento essenziale per il funzionamento di tali gruppi è lo sfruttamento della disperazione.

 

Nel corso della nostra ricerca a Palermo abbiamo raccolto la storia di 14 donne Nigeriane che da tempo sono uscite dalla strada o che ancora sono in strada. Sono giunte a Palermo dal Nord Italia, anni addietro, o via mare. Sono state ingannate da sorelle, madri o dai propri mariti. Avevano debiti ingenti, 40, 50, 60mila euro. Hanno cresciuto figli soli, hanno visto le proprie amiche uccise in strada. Alcune sono ancora oggi in strada. Tra il 2012 ed il 2015 molte volte siamo scesi in piazza con le donne nigeriane per manifestare contro lo sfruttamento e contro la violenza, anche operata dai clienti.

 

L’amministrazione comunale di Palermo è forse la prima città che ha riconosciuto la Cittadinanza Onoraria ad una ex vittima di tratta (Isoke Aikipitanyi, cerimonia 18 ottobre 2014). Palermo è la città complice della morte di 3 donne nigeriane

Nike Favour aveva 20 anni, uccisa e trovata carbonizzata in una campagna vicino Palermo nel dicembre del 2011,di Benin City, era arrivata a Palermo pensando di dovere lavorare come baby sitter. Loveth Edward, aveva 22 anni. Il suo corpo venne trovato il 6 febbraio 2012nel centro di Palermo, accanto ai cassonetti della spazzatura. Bose Uwadia, è stata trovata morta il 24 dicembre di due anni fa a Custonaci, nel trapanese, dove faceva la pendolare da Palermo. Era uscita dalla tratta ma poi era tornata in strada.

 

A Palermo nel 2012 la nostra associazione ha contribuito insieme a molte altre a creare il Coordinamento anti tratta per sensibilizzare i media, le istituzioni, gli studenti ed insegnanti, la cittadinanza.

Durante le nostre attività di sensibilizzazione e formazione ricordiamo sempre le vittime della tratta, giunte in Sicilia via terra o attraversando il Mare come tanti altri migranti che mettono a rischio la propria vita, come i ragazzini poco più che bambini giunti sbarcati a Palermo il 13 maggio, tutti provenienti dall’Egitto. Molto di loro sono poi sfruttati nei mercati alle periferie di Roma o alla stazione termini, per attività di spaccio e sfruttamento sessuale. Come le ragazze eritree, anch’esse nel giro della prostituzione. Come i ragazzi somali, segregati nelle campagne del catanese da connazionali che ricattavano le loro famiglie per liberarli con la promessa di portarli in nord Europa. Come tanti giovani uomini provenienti dall’Africa Sub-Sahariana o dal Nord africa che cercano la speranza di una nuova vita e trovano soltanto un vasto e sistematico sfruttamento nelle campagne di Castelvetrano (come braccianti impiegati nella raccolta stagionale delle olive) o nel catanese (sfruttati per la raccolta di agrumi).

 

Tratta e Traffico in Sicilia sono due fenomeni sempre più spesso interconnessi e sovrapposti. Non si tratta soltanto di una sovrapposizione di rotte e mezzi; molto spesso coincide il fine – la mercificazione – o meramente il risultato – la violazione delle libertà fondamentali e della libertà umana.

 

Foto dell’evento

*Referente CISS sulla Tratta di esseri umani