di Maria Giovanna Mulè – Servizio Volontariato Europeo

Era un sabato caldo di marzo come tanti, accompagnato dal suono assordante dei lavori che si susseguivano. Una finestra da cui guardare la creazione di buchi e briciole che si dissolvevano di una struttura antica: ecco il secondo palazzo antico abbattuto accanto a casa, in meno di due mesi.

L’oroscopo di Repubblica delle Donne ci aveva appena promesso grandi successi e sviluppi nuovi delle nostre vite.  Il motore di ricerca di google continua a girare per noi, accompagnando con la sua ricerca le nostre dissertazioni sul mondo.

Ad un certo punto, mi volto verso Valeria e leggendo articoli sul 17 aprile 2010, le chiedo quale fosse la sua opinione su un incontro ipotetico con e per gli abitanti delle aree rurali, proprio nel giorno in cui si commemora la giornata internazionale della lotta contadina.

Valeria ammicca e accoglie il mio pensiero “rivoluzionario”.

Il click dei tasti, clump clump, si sussegue e con qualche e-mail ecco trovati due partner adeguati: “CAMPO VALE” e il “SINDICATO DOS TRABALHADORES”.

Lo staff di tre donne (Io, Marcilene e Rosa) così composto comincia a riunirsi e a lavorare: dietro le quinte altre due donne per consigliare e appoggiare, Valeria Bigliazzi – CISS”(già presente dall’inizio della vicenda) e Claudia Rodrigues Lopes – ASCOPI. Si crea anche un contatto con il delegato della Polizia Civile, Vitor Amaro, con cui si chiacchiera infinitamente sui differenti modi di operare i cambiamenti nella società civile e con cui si concorda un workshop sulla questione di genere dentro il nostro incontro.

Per la prima volta si creerà un evento in cui i contadini saranno ascoltati da un’autorità pubblica!!!!

Giorno 17 aprile 2010:

La macchina organizzativa si mette in moto già alle 7 del mattino.

Alle 8 le persone arrivano.

ASCOPI e il CISS hanno offerto un piccolo banchetto con caffè, guaranà, torte di ananas e pao de queijo. Si chiacchiera col caffè caldo in mano. Intanto si finiscono gli ultimi ritocchi alla sala e io proietto in un angolino di una parete un omaggio creato a Minas Novas e all’uomo del campo, composto da foto da me scattate: circa 80 selezionate in cui mostrare aspetti differenti, dalle barraginhas, ai semi, ai volti, alla festa tradizionale di San Benedetto.

La gente le guarda, gioca a riconoscere posti e volti: qualcuno si riconosce e ride.

Ecco la programmazione: presentazioni iniziali di tutti i partecipanti (eravamo circa in 30, rappresentanti di associazioni e leader comunitari); un canto dell’uomo del campo intonato con la chitarra; un padre nostro recitato tutti insieme e invocato da padre Fernando.

Ognuna di noi presenta le proprie associazioni e poi si passa agli invitati: Ze Walter, parlerà della lotta per l’acqua; Maciano, quilombolas, parlerà della lotta alla terra; Rosa parlerà della lotta delle donne nel campo; per ultimo Vitor Amaro.

Il delegato della Polizia Civile mi fa credere che davvero un altro mondo sia possibile. Sembra il personaggio di un film, un super-eroe dai tratti somatici italiani (i nonni erano di Bologna), che con le sue parole e le sue azioni ti dimostra come le cose possano cambiare e cambiano.

Comincia invitando i contadini a parlargli come se fosse un loro amico, interrompendolo e dialogando. Racconta del caso accaduto in un’area rurale di una donna che era tenuta prigioniera da suo marito, legata nella stanza matrimoniale. Nella porta, in basso, era stato creato uno spazio da cui lo sposo le passava cibo e acqua. Se lui aveva bisogno di avere rapporti sessuali o di qualcuno che gli facesse le pulizie, le apriva la porta e legata la conduceva a svolgere i “servizi desiderati”.

Il delegato continua spiegando la “ratio lei” della legge Maria da Penha, il ruolo della polizia civile e di come lui stesso abbia mobilitato nei movimenti sociali studenteschi e abbia redatto la sua tesi di laurea sulla “funzione sociale della proprietà rurale”. Argomenta il potere che i cittadini hanno di rivendicare diritti e lancia l’appello di non abbandonare la propria terra e lottare per ciò che si desidera o ci spetta, ma nel modo giusto.

Racconta di come lui lavori e dorma ultimamente solo 4 ore al giorno tra spari a Turmalina, viaggi per Belo Horizonte per procurare risorse per le aree rurali e di come lui ami fare la “polizia comunitaria”, ovvero fare workshop sulle questioni sociali, malgrado spesso gli venga detto che questo non è lavoro di polizia e quindi farebbe bene a starsene a casa.

Si rivolgerà ai leader comunitari dicendo più volte “marcar e me chiamar”. Loro rispondono richiedendo immediatamente workshop sulle questioni di genere.

Alcune leaders comunitarie narreranno di episodi inerenti a sparatorie avvenute nelle aree rurali e di come giovani adolescenti, una volta ubriachi, comincino a tirare pietre, distruggendo case.

Il delegato incoraggerà più volte all’uso delle denuncia anche ricorrendo all’anonimato. Parlerà anche del traffico incontrollato di Minas Novas: il rumore, i senza casco, ecc.. Tanti i temi trattati da questo giovane poliziotto coraggioso e con tanta voglia di risolvere i problemi delle donne di Minas Novas.

Due particolari importanti:

• parla apertamente in pubblico del problema culturale, inerente al credere che la donna debba mantenere relazioni sessuali solo e quando l’uomo vuole, per il fatto di essere sposati;

• se una donna denuncia un uomo per violenza, lui si è assunto la responsabilità che non in nessun caso possa essere stralciato l’atto. Prima, invece, i precedenti delegati accettavano il ritiro della denunzia per averne meno da seguire: purtroppo la maggior parte delle donne il giorno dopo tenta di ritirare l’atto sottoscritto, solo perché ha subito minacce dallo sposo/convivente e questo fenomeno è conosciuto da tutti.

Molti gli interventi: anche Padre Fernando aggiunge domande.

Tra la folla c’è una rivelazione inaspettata..

Alla fine si alza e prende la parola la presidentesssa di un’associazione per le carceri (APAC), presente già nel Minas Gerais e adesso anche a Minas Novas, e lancia la seguente proposta: che a partire da ora in città si formi un’equipe di lavoro, che possa lavorare su temi quali la violenza delle donne, la vita nel campo, ecc.. attraverso la sensibilizzazione e che sia capace già dalla prossima settimana di riunirsi e di cominciare a creare un’agenda ad hoc. La professoressa Maria das Dores farà quattro nomi di donne presenti sul territorio per la formazione dell’equipe: tra questi suona il mio, Maria Giovanna Mulè.

Tutte accettiamo. Da lunedì si comincerà a lavorare anche per questo!!!

Vedremo come questa nuova sfida si articolerà…e intanto i leaders, dopo, mi chiedevano di rimanere anche dopo agosto…. “que pena que vai embora”!!!

Le suggestioni sarebbero tante, ma scherzando vi lascio dicendo che è sabato, che l’incontro è finito quasi alle 12 e dopo già 30 minuti avevo preparato uno zainetto per recarmi ad Araçuai e fare delle interviste sull’immigrazione, armata di pc e videocamera. Lì mi aspettavano due rappresentanti, rispettivamente della Commissione Pastorale della Terra (CPT) e dell’Immigrazione (CPM). Ho lavorato con loro sia sabato che domenica.

La metodologia da me utilizzata è stata quella di conversazioni previe libere e in seguito individuazione dei temi rilevanti da trattare, con la creazione di una scaletta condivisa dell’intervistato, e (ultimo passo) registrazione video.

Al di là dell’interviste, con questa collaborazione appena creata, per il progetto “Renascimento das fontes” vi è l’opportunità di avere a disposizione uno/due formatori per l’organizzazione di un workshop sui temi ambientali e le questioni legate alla terra. Inoltre, sono stata invitata a vari seminari futuri, nonché a tornare per visitare alcuni progetti situati in quest’area, di cui avevo già sentito parlare perché sono esemplari e sono nati da donne e giovani, come soluzioni dei problemi relativi all’immigrazione. Documentarli in futuro con un semplice report scritto, sarebbe un’ottima occasione, in particolare, perché si potrebbero riproporre riadattandoli per l’area di Minas Novas, attraverso la scrittura di progetti.

Non mi fermo, ma ahimè, non avendo potuto fino ad oggi leggere l’Oroscopo di Repubblica delle Donne, non vi posso dare certezze su cosa mi riserverà la prossima puntata del mio personale “TRUMAN SHOW”.

Anche se in ritardo, auguro a tutti coloro che leggeranno questo racconto un: “Bom dia internacional da luta camponesa”!!!!

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